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Iran, a morte chi protesta

La Nazionale sta con Mousavi

Iran, a morte chi protesta

È il giorno delle minacce in Iran: da un lato i pasdaran, la milizia fedele al presidente Ahmadinejad, che hanno lanciato un monito contro tutti quelli che utilizzano internet per diffondere al di fuori dei confini quanto sta accadendo per le strade di Teheran e in tutto il Paese; dall'altro il procuratore della Repubblica di Isfahan, nell'Iran centrale, che annuncia la possibile pena capitale per le persone arrestate per i disordini in corso nel Paese. Il magistrato, Mohammad Reza Habibi, ha detto all'agenzia Fars che "il codice penale islamico prevede la pena di morte per coloro che creano danneggiamenti e incendi, considerandoli Mohareb". Un termine legale in arabo che significa 'Nemici di Dio'. Habibi ha aggiunto che i promotori dei disordini sono "legati a gruppi anti-rivoluzionari e ai nemici stranieri". Intanto oggil'Iran scende di nuovo in strada per manifestare contro Ahmadinejad e i brogli elettorali: i seguaci del candidato moderato Mir Hossein Mussavi hanno programmato una nuova manifestazione oggi pomeriggio alle 17 in piazza Haft-e-Tir, nel centro della capitale. E lo stesso Mousavi ha chiamato a raccolta per una marcia pacifica i suoi sostenitori: giovedì saranno ricordate le vittime degli scontri dei giorni scorsi. Tra i sostenitori del leadre moderato c'è anche la Nazionale dicalcio iraniana che, impegnata in Sud Corea, è scesa in campo con un bracciale pro-Mousavi al polso. Sugli spalti i supporters della Nazionale hanno emulato i loro beniamini, indossando la fascia verde pro-Mouusavi al braccio (vedi foto).

Intanto si fa sempre più dura la censura nei confronti della stampa dei mezzi di informazione. "Coloro che fanno propaganda per provocare disordini, per diffondere dicerie e minacciare la gente – si legge in un comunicato dei pasdaran citato dall'agenzia Fars - devono sapere che il 'centro cibernetico’ dei pasdaran prenderà misure legali molto pesanti nei loro confronti”. Nello stesso documento si legge che molti siti sono “tecnicamente e finanziariamente sostenuti dagli Usa e dal Canada”. Sono stati cancellati gli accrediti degli inviati stranieri ed è stato proibito agli organi d'informazione esteri di seguire le manifestazioni. Inoltre il ministero degli Esteri ha dichiarato che i giornali stranieri sono “i portavoce di chi fomenta scontri” e che “a questi nemici sarà dato scacco matto”. In mattinata sono stati fermati il professore di sociologia all'Università di Teheran, Hamid Reza Jalaipur, noto esponente del movimento, e il direttore del giornale economico ‘Sarmayeh’Said Laylaz (fermato in aeroporto), spesso critico con il presidente Ahmadinejad.

L'appello degli artisti in esilio - Ma intanto gli appelli per un Iran libero da Ahmadinejab si susseguono. Nelle scorse ore su Youtube è stato postato un video degli artisti iraniani in esilio, una “lettera aperta al mondo”, ospitato anche sulla pagina di Facebook dedicata proprio ad attori, registri e scrittori costretti ad abbandonare il Paese.
Ecco alcuni passaggi del documento:
“Questa settimana gli iraniani si sono ritrovati in migliaia, un numero di dimostranti mai visto da quando è cominciata la rivoluzione (1979, ndr) per chiedere al loro attuale presidente Mahmood Ahmadinejad di andarsene (…). Sono stanchi di un presidente sempre più deludente che ha gettato la loro nazione in tumulto economico e ha fatto in modo che l’Iran venga visto come un’entità conflittuale nel Medio Oriente (…).
Ma oggi lo stesso regime iraniano che ha negato un dialogo con il mondo, i diritti umani, la democrazia, l’Olocausto, sta apertamente negando la volontà della sua gente commettendo frodi elettorali per rieleggere Mahmood Ahmadinejad, e arrestando giornalisti e i leader dell’opposizione (…).
Mentre leggete queste parole, la gente dell’Iran è scesa per le strade in tutta la nazione (…). Mentre la polizia antisommossa bastona le ossa dei dimostranti che stanno semplicemente manifestando contro le frodi elettorale, gli iraniani stanno urlando al mondo: Noi denunciamo Mahmood Ahmadinejad.
Il popolo iraniano ora chiede il vostro aiuto!”.

Da parte sua, Ahmadinejad ha difeso per l’ennesima volta il risultato delle urne. Un risultato che conferma anche “la fiducia del popolo”. “Il risultato delle elezioni - ha sottolineato - conferma il lavoro del nono governo, un governo basato sull'onestà e al servizio del popolo. Venticinque milioni di persone hanno confermato che questo è il modo di gestire il Paese”.

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