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Caos calmo

Yanukovich sotto mandato d'arresto con l'accusa di strage

Dalla fuga di Yanukovich all'elezione di Turcinov a capo di stato ad interim, dal cambio della lingua ufficiale alla scarcerazione Yulia Tymoshenko. Adesso ci penserà la magistratura ad occuparsi dell'ex presidente della Repubblica

Yanukovich sotto mandato d'arresto con l'accusa di strage

Un occhio fisso verso il futuro, che osserva i larghi orizonti democratici, e uno verso il passato, concentrato a non dimenticarsi da dove si parte e chi è stato il responsabile di quei 100 morti e 500 feriti della settimana scorsa. Giorno dopo giorno si cercano di rimettere insieme i pezzi di un paese tornato all'anno zero. Dopo tre giorni ricchi di colpi di scena come la fuga di Viktor Yanukovich dalla capitale, l'elezione di Oleksandr Turcinov a capo di stato ad interim, il cambio della lingua ufficiale (dal russo all'ucraino) e la scarcerazione Yulia Tymoshenko, adesso ci penserà la magistratura ad occuparsi dell'ex presidente della Repubblica. Il parlamento ha emesso un mandato d'arresto per Yanukovich e i suoi fedelissimi, dalla serata del 23 febbraio, dichiarati latitanti e ricercati con l'accusa di strage, per l'uccisione di massa di civili ucraini.

Il latitante -
L’ex presidente è stato visto per l’ultima volta a nel porto di Sebastianopoli, in Crimea, base della Flotta del Mar Nero della Marina russa. Il deputato dell'opposizione Volodym Kurennoy ha scritto su Facebook di avere informazioni non confermate secondo cui Yanukovich sarebbe stato arrestato in Crimea, mentre, secondo il sito ucraino Liga.net, i cittadini di Sebastopoli lo avrebbero visto in compagnia di soldati russi.

Il nuovo governo -
Se la collocazione di Yanukovich non è  chiara è invece chiaro che entro martedì verrà completata dal parlamento ucraino la formazione di un nuovo esecutivo di unità nazionale. Il nuovo presidente dell’organo legislativo, Oleksandr Turchynov, nonchè capo di Stato ad interim, dovrà reggere l’istituzione fino alla nascita del nuovo governo e tenere il Paese unito fino alle elezioni del 25 maggio. A quel giorno si potrebbe verificare il tanto richiesto, a parere di molti ucraini, passaggio di staffetta da Turchynov, bracio destro della Tymoshenko, alla stessa  leader della rivoluzione arancione, che proprio domenica 23 febbraio ha annunciato di non voler fare il premier ad interim fino ad allora.

Il popolo - Nel frattempo piazza Maidan, simbolo delle rivolte, non è stata mai così coesa e decisa a chiedere il passo europeista più volte annunciato ma mai compiuto. Tuttavia rimango le divisioni e il bilancio degli ultimi tre mesi di manifestazioni a Kiev a favore dell'adesione all'Unione Europea, è tutt'altro che positivo. Il Paese è straziato della contrapposizione tra governo e oppositori e ora il rischio prossimo e quello di una scissione con la parte russofona, in minoranza, che sarebbe disposta a staccarsi. L'Europa, ancora una volta, ha mostrato tutta la sua impotenza nel prevenire un massacro di stampo dittatoriale ampiamente annunciato.

Le posizioni internazionali - Ancora una volta sembrano aprirsi scenari da guerra fredda. La Russia segue con olta attenzione gli sviluppi delle vicende ucraine e ha deciso domenica 23 febbraio di richiamare il proprio ambasciatore a Kiev e congelare i 15 miliardi di aiuti promessi. Di risposta, Stati Uniti e Gran Bretagna, hanno chiesto al presidente Vladimir Putin di non considerare l'uso della forza per riconquistare il potere nei confronti del paese.

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