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Cina, uighuri ancora in piazza

Rischio di nuovi disordini

Cina, uighuri ancora in piazza
 La tensione in Cina resta alta: le manifestazioni di protesta degli uighuri, minoranza musulmana che popola il nordovest della Cina, sono proseguite ieri e stamani dopo il massacro di domenica sera, nel corso del quale 156 persone sono state uccise ad Urumqi, capitale della regione dello Xinjiang, in seguito a una vera e propria guerriglia urbana. Stamattina centinaia di persone hanno protestato contro le retate effettuate dalla polizia cinese e hanno chiesto notizie dei loro congiunti di cui hanno perso le tracce in seguito ad arresti di massa. L'agenzia d'informazione Nuova Cina ha scritto che 1.434 persone sono arrestate e che la polizia "ha cominciato a interrogarle". Ieri il presidente italiano Napolitano ha redarguito il presidente della Repubblica Popolare Cinese Hu Jintao, in visita a Roma, ricordandogli di affrontare la questione dei diritti umani.

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  • Shift

    07 Luglio 2009 - 10:10

    Normalmente sarei favorevole a qualsiasi rivolta in Cina che metta in discussione il Partito comunista cinese. In questo caso particolare della rivolta degli uighuri musulmani, ben venga quanlunque tipo di repressione. In pratica è la lotta tra un fanatismo e un altro, uno "religioso" e l'altro ideologico. L'unica differenzaè che gli islamici disconoscono il popolo da cui provengono, se non ha la sua stessa "religione". E' bene che gli islamici, di qualunque popolo facciano parte vengano messi al loro posto. La loro "religione" gli da un fanatismo pericoloso per chiunque. L'unica cosa che capiscono è distruggere e conquistare gli altri, allora tanto vale che i comunisti facciano strame di costoro, perchè il comunismo può cadere o evolversi, il fanatismo islamico rimarrà sempre lo stesso, in ogni nazione dove va e dove impera. Dispiace solo che in occidente siamo bloccati dalla nostra civiltà, democrazia ed eccessiva pietà per usare metodi duri, se non quando non vediamo le brutte e forse troppo tardi anche per reagire.

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