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Iran, vergini stuprate

prima dell'esecuzione

Iran, vergini stuprate
 I ‘matrimoni’ erano legali, peccato che fossero violenze sessuali. In un’intervista rilasciata dal quotidiano Jerusalem Post, riportata dal Secolo XIX, un membro della milizia iraniana dei Basiji racconta come nelle carceri iraniane ci sia l’uso di violentare le vergine prima di mandarle sul patibolo. Un’abitudine che deriva dalla legge islamica, che vieta di giustiziare le vergini. Dopo Abu Ghraib e Guantanamo, una nuova storia di violenze carcerarie.  

La testimonianza - L’uomo ha rievocato il suo passato di guardia carceraria, compito nel quale, a suo dire, si era talmente distinto da meritarsi l’ «onore», all’età di 18 anni, di sposare temporaneamente delle giovani prima della loro esecuzione. «La notte prima dell’esecuzione - ha spiegato - si tiene un matrimonio: la giovane donna è costretta ad avere un rapporto sessuale con una guardia: in effetti è vittima di stupro da parte del `marito´». «Di ciò mi rammarico, anche se i matrimoni erano legali» ha detto la guardia. «La maggior parte delle ragazze avevano più paura della loro `notte matrimoniale´ che dell’esecuzione che le attendeva la mattina dopo. Poiché facevano sempre resistenza, dovevamo mettere un sonnifero nel loro cibo. La mattina dopo le ragazze avevano uno sguardo vuoto, come se fossero pronte o volessero morire». Continua la guardia: «Ricordo come piangevano e gridavano dopo lo stupro. Non mi scorderò mai una giovane che dopo si era graffiata il volto e il collo con le sue unghia. Era piena di graffi profondi».

Il film - Il regista iraniano Babak Payami presentò al festival di Venezia, nel 2003, un film che raccontava proprio la drammatica vicenda di una donna condannata a morte da un Consiglio degli anziani ma costretta a sposare il suo boia per rispettare il divieto di giustiziare una vergine. La pellicola, intitolata `Il silenzio fra due pensieri´, non è mai uscita in Iran.

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Commenti all'articolo

  • thjuss

    20 Luglio 2009 - 15:03

    Scusate ma nel mio commento di prima ho parlato di Alia e non di Aisha... ovvio che fu la seconda la moglie bambina di Maometto, mentre la prima era la sorella di Paul Muad'dib, protagonista del romanzo Dune di Frank Herbert... quando si pensa alla Jihad, talvolta, i ricordi letterari si sovrappongono.

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  • 2009SP

    20 Luglio 2009 - 12:12

    Coraggio femministe di sinistra, andate a fare una manifestazione di protesta in Iran.

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  • piero1939

    20 Luglio 2009 - 12:12

    la teocrazia fa questo ed altro. il clero di ogni fede dovrebbe essere messo alla berlina ogni volta che si erge a capo di un qualsiasi movimento. minimo dietro i loro paraventi ci sono stupri e violenze sessuali. sono dei pervertiti da qualsiasi parte provengano. stiano buoni e bravi dietro le loro ipocrisie e non bisogna lasciarli andare oltre. hitler, stalin, ed i piu' grandi massacratori nei confronti delle pene inflitte dai teocrati sono solo piccolezze.le donne dovrebbero avere piu determinazione e sentirsi meno deboli. le conquiste sociali vanno ottenute con la lotta fisica e non solo a letto.ci sono e sono state delle martiri ma per fare una rivoluzione ci vuole altro.

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  • thjuss

    20 Luglio 2009 - 12:12

    Questa è una ripugnante storia di ipocrisia legata all'interpretazione integralista della Shari'a! Tralasciando che secondo l'interpretazione ortodossa dell'Islam la donna è pronta al matrimonio con il "primo sangue", usanza cha permise a Maometto di sposare Alia all'età di 9 anni di quest'ultima, la pesunta superiorità della cultura islamica si sgretola di fronte a storie come questa... non solo le condanne a morte sono elargite con generosità e, spesso, con crudeltà ma in caso di giovani donne si procede anche al loro annichilimento come persone, violandone l'intimità prima dell'ultimo supplizio! Non è che, forse, erano più umani i domenicani dell'Inquisizione spagnola nel 1600 (N.B. questa è solo una provocazione)?

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