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I berlinesi eleggono Obama

Ma fanno i conti senza l'oste

I berlinesi eleggono Obama
Sorride a trentadue denti con la Colonna della Vittoria che svetta alle sue spalle. Un bagno di folla lo acclama e lui rende il favore: “Questa città come molte altre conosce il sogno della Libertà”. Non è nemmeno (almeno per ora) il candidato ufficiale dei Democratici alle elezioni di novembre, ma Barack Obama si sene già presidente degli Stati Uniti. La memoria non può che tornare al 1963 quando Kennedy pronunciò la fatidica frase: “Ich bin ein berliner”. Lui si limita ad un “I love Berlin”. Quel tanto che basta perché la gente lo acclami: “Presidente! Presidente!”. E’ la cronaca del viaggio nella capitale tedesca dell’uomo che ha coniato lo slogan “Yes we can”, tanto caro a Walter Veltroni. Che sarà già in trepidazione dopo che Obama ha confidato ai microfoni di Sky Tg 24 che in Italia ci verrà appena possibile. Fosse ancora sindaco di Roma, c’è da scommetterci che il segretario del Pd organizzerebbe una notte bianca da favola per il suo idolo. L'uomo nero che volle farsi presidente.
E’ una scena già vista, però. Quattro anni fa, quando era John Kerry a sfidare Gorge W. Bush alle elezioni presidenziali, i media europei si scatenarono e pubblicarono una serie di sondaggi sulle preferenze dei cittadini del vecchio continente. Che sentenziarono con un plebiscito che loro avrebbero votato per Kerry. Peccato solo che non fossero cittadini americani. Un particolare non insignificante. Oggi la storia si ripete. Il sito del giornale inglese The Guardian ha dedicato pure un live coverage all’arrivo di Obama a Berlino. E’ lo stesso quotidiano che, sempre quattro anni, invitò i suoi affezionati lettori liberal a sollecitare gli statunitensi a trombare il repubblicano amico di petrolieri e produttori di armi Bush, colpevole della guerra in Iraq e di aver isolato il proprio Paese nella guerra al terrorismo. Alla fine il malvagio guerrafondaio risultò essere il presidente degli Stati Uniti più votato nella storia dello stato a stelle e strisce.
“Nuovi ponti tra Usa e Europa, ma ci restano altri muri da abbattere”, indica dal palco il senatore dell’Illinois. “Non assomiglio agli americani che hanno parlato qui prima di me, la mia storia è diversa, una storia americana”. Già, lui non è un americano qualunque, ma la sua vita incarna l’American dream. Roba da sguazzarci per mesi per i giornali e le televisioni d’Europa.  Poi chissà, magari l’anno prossimo i berlinesi vedranno il candidato repubblicano McCain giungere nella loro città per salutare, in qualità di presidente degli Stati Uniti, il cancelliere Angela Merkel. Intanto loro hanno già svelato per chi voterebbero. Peccato soltanto che abbiano fatto i conti senza l’oste. Altro particolare da non trascurare.

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