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Missioni, governo diviso

Lega: polemiche strumentali

Missioni, governo diviso
Dell’Afghanistan, e delle missioni all’estero si parla molto dopo gli attacchi subiti negli ultimi giorni dalle truppe italiane. Mentre dal paese asiatico arriva la notizia che si è raggiunto un accordo per un cessate il fuoco tra i talebani e le autorità nella remota provincia di Badghis, in Italia fanno discutere le parole di Umberto Bossi, ministro per le Riforme: il leader leghista ha infatti detto che riporterebbe volentieri tutti i soldati italiani a casa. Una presa di poszione addolcitasi, anche in seguito alle immediate reazioni della maggiornaza di governo, ieri a Cremona: "Abbiamo un sacco di missioni all'estero dei nostri militari che ci costano troppo – ha specificato Bossi - e i morti non piacciono a nessuno. Faccio parte di una coalizione di governo e non posso decidere da solo. Ma dobbiamo incominciare a parlarne, a ragionarci sopra". Alle parole di Bossi ha risposto oggi il ministro degli Esteri Franco Frattini: "Lavoriamo in Afghanistan per la sicurezza anche dell'Italia, quindi anche di Calderoli". Frattini, interpellato dai giornalisti a Bruxelles sulle ultime dichiarazioni del ministro leghista che, in un'intervista al quotidiano La Repubblica, oltre a rivedere la missione in Afghanistan, chiede un ritiro anche dai Balcani e dal Libano."Sono tutte opinioni rispettabili - ha detto ancora il titolare della Farnesina - ma sono opinioni personali il governo ha una visione che è già stata approfondita, le missioni internazionali sono un biglietto da visita dell'Italia nel mondo". Frattini ha sottolineato inoltre la consapevolezza "che i nemici della democrazia cercheranno di colpire maggiormente durante il periodo di preparazione del voto. Tuttavia, è chiaro che resteremo in Afghanistan". D'accordo con Frattini è il segretario del Pd Dario Franceschini, il quale ritiene necessario che i nostri soldati restino in Afghanistan. Non la pensa così il numero uno dell'Italia dei Valori, Antonio Di Pietro: "Le buone intenzioni si sono infrante, ormai in Afghanistan è guerra; l'Idv è sempre stata contraria alla guerra, lo abbiamo già detto per l'Iraq, e lo ribadiamo: noi non dobbiamo partecipare alle guerre e quei soldi vanno investiti per la solidarietà internazionale". Per Di Pietro, ormai, si è passati "dalla fase della difesa delle popolazioni a quella di guerra guerreggiata. Proprio per questo- sottolinea- stasera riuniremo i gruppi parlamentari di Camera e Senato per arrivare a una posizione univoca su questo tema".
La pressione che si è venuta a creare intorno alle missioni dei nostri militari all'estero è alla fine stemperata dalla stessa Lega Nord, che chiede uno stop a quelle che definisce "polemiche strumentali. La Lega - affermano in una nota congiunta i capigruppo parlamenateri Federico Bricolo e Roberto Cota - ha sempre mantenuto gli impegni assunti dal governo e lo farà anche in questo caso. Dunque non c`è alcun contrasto a livello di maggioranza. Bossi ha aperto una riflessione giusta peraltro in corso in molti paesi impegnati in Afghanistan. Lo stesso Presidente Obama ha fatto una riflessione sulla presenza degli Stati Uniti parlando di exit strategy. Proprio nella zona dove si trovano i nostri militari è stata raggiunta una tregua che dovrebbe permettere il regolare svolgimento delle elezioni. L`auspicio è che questo accordo sia il primo di una lunga serie. Dopo le elezioni presidenziali in Afghanistan ci sarà l'occasione per riflettere".


Missione irrinunciabile - "La missione in Afghanistan è irrinunciabile", ha ribadito il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, spiegando che "ci sarebbe un problema solo se la Lega votasse contro. Faccio un appello a non usare questi argomenti per avere visibilità. Questo dibattito se c'è, e non c'è, lo dobbiamo fare prima in Consiglio dei ministri. Non ho mai sentito in Consiglio dei ministri e in Parlamento gli amici della Lega in difformità dalle posizioni del governo italiano". La Russa rispondendo alle parole di Bossi e di Calderoli ricorda che "ci siamo assunti degli obblighi per quanto riguarda le missioni internazionali. Se ci sono delle novità si usino le sedi opportune. Io leggo le parole di Calderoli come una garbata precisazione e rettifica alle frasi di Bossi tanto che parla di Kosovo e Libano dove, non è una novità, il governo intende ridurre la presenza".
Quello espresso dal leader della Lega, Umberto Bossi, è stato "un pensiero con il cuore" ha detto il viceministro delle Infrastrutture, Roberto Castelli, che, commentando il desiderio di Bossi di riportare a casa i militari in missione, ha chiarito come il leader del Carroccio "sia sempre molto spontaneo". Nella realtà, per Castelli "si tratta di capire che cosa fare a livello di interesse del Paese". Il viceministro ha comunque sottolineato di condividere il "moto dell'animo" del capo del partito. Nel dettaglio della missione in Afghanistan, Castelli ha detto che "si sapeva che ci sarebbe stata un'escalation. Deciderà il Consiglio dei Ministri cosa fare. Ma - ha concluso - non c'è nessuna polemica tra La Russa e Bossi".  "Non è il momento di far rientrare i ragazzi italiani dall'Afghanistan: è il momento di completare quel lavoro" ha detto il segretario del Pd Dario Franceschini, oggi a Udine. "Penso che i ragazzi italiani, che sono là perché lo Stato li ha mandati, hanno il diritto di non vedere ministri che litigano fra di loro con interviste sui giornali semplicemente per raccogliere qualche consenso o qualche voto in più". "Hanno il diritto - ha concluso Franceschini - di avere un governo e un Parlamento che compattamente stanno alle loro spalle".

La situazione in Afghanistan –L’accordo raggiunto con i taliban è il primo questo genere mai raggiunto nel Paese. Lo ha annunciato oggi un portavoce della presidenza a Kabul. La tregua è stata raggiunta ieri in una provincia dell'Afghanistan nord-occidentale, al confine col Turkmenistan. Punta a garantire un regolare svolgimento delle elezioni presidenziali del 20 agosto, tappa decisiva per il futuro del Paese. Nelle ultime settimane i talebani hanno intensificato le operazioni militari proprio allo scopo di impedire la consultazione. “Il governo - ha specificato il portavoce - intende stipulare simili accordi in altre province. "Finché la tregua tiene le forze governative non attaccheranno i talebani nella provincia. Ai talebani sarà anche permesso di prendere parte alle elezioni", ha detto il portavoce. I talebani d'altra parte si sono impegnati a non commettere attentati contro i candidati alle elezioni ed a consentire loro di fare una normale campagna. Le operazioni militari, sia delle forze internazionali sia degli insorti islamici, sono meno frequenti in Badghis rispetto alle zone del paese che rappresentano la roccaforte della guerriglia come Helmand e tutte le aree dell'Afghanistan sud-orietnale. Anche a Ovest comunque l'insicurezza cresce come dimostrano gli attacchi degli ultimi giorni alle truppe italiane. La tregua è stata negoziata grazie all'intervento dei leader tribali e di altre influenti figure della provincia, ha detto la fonte.

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Commenti all'articolo

  • mrjeckyll

    28 Luglio 2009 - 10:10

    Basta dire NO ALLA GUERRA !!! La pace deve essere voluta da entrambe le parti, perchè sia guerra è sufficiente che una sola delle due la voglia. O credete che nella storia (specialmente nel II conflitto mondiale) la guerra sia scoppiata perchè anche gli alleati fremevano per combattere? Non era forse meglio intervenire prima? Ma no, no alla guerra, no war ... poi, quand'è tardi ci si rende conto; disse il portavoce del Furher in America: LA DEMOCRAZIA NON E' UN'IDIOLOGIA PER CUI LA GENTE SIA DISPOSTA A MORIRE. Per i figli di Allah infatti non è così. Ma si, mandiamo i missionari pacifisti a spiegare a milioni invasati primitivi che l'unica cosa che hanno, La Sottomissione (Islam), è una merdata, vedrete che facile è convincerli. Ritiriamo tutta la forza multinazionale dall'Afganistan, ma anche da tutto il medioriente così tra 10 anni saremo costretti a lanciare un paio di Polaris, altro che disarmo del nucleare.

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  • ercole.bravi

    28 Luglio 2009 - 09:09

    considero la libertà di opinione forse la più grande, che ci sia consentita; dato a Cesare quel che è di Cesare, i sembra comunque che dire che quei ragazzi siano da riportare a casa. Non si tratta di avere problemi intestinali, scusa ma faccio fatica a seguire certi vocaboli, ma di dare un senso alle presenze MILITARI italiane in giro per il mondo. Avere il senso pieno della presenza di ragazzi che partono per soldi (inutile stare a fare filosofia, basta vedere i concorsi militari per capire che entrano a frotte nell'esercito perchè non c'è lavoro, ed un posto statale non lo si butta mai, quando prima avrebbero pagato per non farlo), aiuterebbe moltissimo. Non sono contro le forze armate, ma permeare di patriottismo una missione, per non dire varie missioni, che costano una enormità, quando non si capisce realmente perchè si stia li, è dura da capire. Con un po di buon senso dare una sterzata, senza barricarsi dietro frasi fatte (leggasi Frattini che incazzatissimo come se gli avessero messo le corna, o La Russa, che appena sente odore di affievolimento del suo potere di rappresentanza, e da buon siculo ferito nell'onore si inalberano) si potrebbe valutare con calma e serenità il tutto. Che poi le armi siano italiane, ex DDR, cubane, del Mali, dell'Oman o di persiceto, me ne frego altamente. Non sono cosi ottuso da pensare che l'industria delle armi ci paga anche pezzi di strade e altre fesserie, perchè a guardare il bilancio delle varie industrie, è una delle più fiorenti; non sono un antimilitarista a prescindere, ma penso che parlare e pensare siano due doti che molte volte si dovrebbero sfruttare sino in fondo, soprattutto la seconda. Saluti alla famiglia (piccola ed unica patria).

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  • giovannib

    28 Luglio 2009 - 02:02

    possibile che ogni volta che parte qualche colpo i nostri politicanti si cagano addosso e si che quei ragazzi che sono tornati feriti l'hanno detto a chiare lettere "NOI FACCIAMO IL NOSTRO DOVERE" senza bisogno di piagnistei e lo fanno anche bene alla faccia di quei comunisti travestiti da nazionalisti che invocano il dovere di noi militari di rendere onore ad un patto internazionale si vergognino questi TRADITORI che nulla hanno a che fare con chi porta ONOREVOLMENTE le stellette e rispetta fino all'estremo sacrificio il GIURAMENTO fatto. e per rispondere ad ALPE "AK47/" e PRG sono armi dei nostri ex nemici della guerra fredda VIVA le Forze Armate

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  • forzadoria

    27 Luglio 2009 - 15:03

    Secondo Calderoli, l'ultima sparata di Bossi, "Io riporterei a casa tutti i soldati", è condivisa dalla stragrande maggioranza degli italiani. Ci tengo a dire che faccio parte dell'infima minoranza che non la pensa così: abbiamo preso un impegno internazionale e dobbiamo mantenerlo. Concordo invece con Calderoli (dev'essere la prima volta) quando dice che senza le armi occidentali, anche italiane aggiungo io, quei popoli non sarebbero in guerra. Che cosa succede a Calderoli, colpo di sole o crisi di coscienza?

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