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Bill torna in patria da eroe

dopo il successo coreano

Bill torna in patria da eroe
Sono tornate a casa le due giornaliste di Current Tv imprigionate dal regime nordcoreano di Kim Jong-Il, accompagnate dal loro salvatore: l’ex presidente degli Stati Uniti Bill Clinton. Giusto per confermare la teoria che gli ex inquilini della Casa Bianca, una volta scaduto il loro mandato, danno il meglio assumendo i compiti di “ambasciatore” per districare i nodi internazionali, come quello della Corea del Nord.
Hillary oscurata - A Washington, nei corridoi degli ambienti politici, i commenti si susseguono e quelli più maligni avanzano l’idea che Bill abbia, di fatto, scavalcato la consorte, Hillary, Segretario di Stato nel gabinetto guidato da Barack Obama. Ma è anche vero che la missione di Bill Clinton ha avuto inizio proprio per la volontà della nuova amministrazione democratica di non solo liberare le due reporter, ma di stabilire un serio contatto con il potere di Pyongyang.
Uno scambio tangibile - Dan Senor, membro dello staff di George Bush che ora lavora per il Council on Foreign Relations, è infatti perplesso di fronte all’ipotesi che il viaggio di Clinton si sia limitato alla liberazione delle due ragazze: “Sarebbe impensabile che il dittatore Kim Jong-Il abbia concordato di perdonare le giornaliste senza ricevere in cambio qualcosa di tangibile. Qualcosa che potrebbe rendere nervose alcune persone, soprattutto tra i nostri alleati nella regione”.
Quella volta con Carter - Un’affermazione che porta gli Stati Uniti indietro nel tempo, alla primavera del 1994, quando alla Casa Bianca  era da poco arrivato proprio Clinton. La Corea del Nord decise di inaugurare i rapporti con il nuovo comandante in capo dell’esercito statunitense sospendendo le ispezioni internazionali e avviando il programma di costruzione di una testata nucleare. Per tutta risposta, Clinton ordinò un rafforzamento delle misure militari contro il regime comunista. Peccato che nelle stesse ore l’ex presidente Jimmy Carter fosse volato – privatamente – a Pyongyang. La Casa Bianca non diede alcun avvallo alla missione diplomatica, ma nemmeno la impedì. Così, mentre Clinton raggiungeva l’accordo con lo stato maggiore sulla strategia militare da adottare, arrivò la notizia che Carter aveva strappato un accordo perché la Corea bloccasse il programma nucleare.
La partita di Obama - Questa volta le cose sono andate diversamente: dietro alla missione di Clinton c’era il beneplacito del presidente e del suo Segretario di Stato, ma è davvero difficile credere che, nel corso del meeting di ieri, il marito di Hillary non abbia speso qualche parola sui test portati avanti da Kim Jong-Il nelle scorse settimane.
Sul fronte interno, la partita più importante se la sta comunque giocando Barack Obama. Il successo della spedizione sembra, almeno per il momento, aver dissolto lo scetticismo che ancora esiste in molti gruppi legati al nuovo presidente, ancora memori dei colpi ad altezza uomo che i due clan si tirarono vicendevolmente durante le primarie democratiche del 2008. A ciò si aggiunge il fatto che, a quanto pare, siano stati proprio i famigliari delle due giornaliste a chiedere l’intervento di Bill.
Il tempo dirà chi ha tratto maggior guadagno dagli eventi degli ultimi giorni. E se effettivamente Clinton e Kim Jong-Il abbiano affrontato il tema che scotta: la bomba atomica.

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