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"Niente buonuscita? Inquino la Senna"

La nuova frontiera della lotta operaia

"Niente buonuscita? Inquino la Senna"
Come una pallina lasciata andare in cima a un declivio. Le proteste operaie del nuovo millennio sono partite e c’è il serio rischio che non si concluderanno tanto presto. Sempre più in basso, sempre più velocemente. ''Lanciamo questa minaccia, versare 8.000 litri di prodotti tossici - ha spiegato Jean-Pierre Villemin uno dei rappresentanti degli operai - perché abbiamo di fronte gente sorda e cieca''. Già perché è questo il punto a cui siamo arrivati: l’azienda sta per chiudere e non mi riconosce la buona uscita che chiedo? E io minaccio un disastro ambientale. È quello che è successo in Francia, paese che ha aperto la nuova stagione delle proteste operaie da choc con i sequestri dei manager. Una sessantina di dipendenti della Serta, azienda di trasporti vicina a un affluente della Senna e prossima alla chiusura, hanno chiesto oltre alla normale liquidazione 15mila euro a testa. Il padrone dello stabilimento ha inizialmente rifiutato e loro hanno replicato “intossichiamo la Senna”. È un modo di fare che stupisce fino a un certo punto: la pallina continua a correre, sembra inutile pensare che si possa fermare. La Francia ha fornito gli esempi più eclatanti, ma tutti li hanno seguiti con entusiasmo, specialmente le sinistre vuote e salottiere come quella italiana che finalmente può ‘dire qualcosa di sinistra’ sull’attualità con buona pace di Nanni Moretti.

Da noi quattro cristiani salgono su una gru e diventano degli eroi. Tempo una settimana e un altro gruppo di ‘lavoratori in protesta’ si appollaia sul Colosseo a rivendicare dall’alto di un pezzo di storia del Paese. Lezione appresa e sequel che può partire: Eroi due, l’Impero colpisce ancora. (Chissà la terza: eroi tre, il ritorno del sindacalista-jedi). Per ora del resto Oltralpe è andata peggio: siamo a rischio licenziamento? E io sequestro il capo il tempo necessario a fargli prendere le responsabilità delle perdite. È semplice, basta chiuderlo nel suo ufficio e il gioco è fatto. Il problema è che la palla messa in movimento continua a rotolare verso il basso: subito dopo il sequestro dei manager si sono inventati il “o mi dai quello che chiedo o ti faccio saltare in aria lo stabilimento. L’idea è stata dei lavoratori della Jlg-France, fabbrica di veicoli speciali con sede a Tonneins, nel sud-ovest del Paese: i 53 dipendenti minacciati di licenziamento avevano ottenuto rapidamente i 15.000 euro di indennizzi che chiedevano con la minaccia di far esplodere tutto. Ormai c’è anche una cifra stabilita: 15mila euro vanno bene come rivendicazione, il primo punto della nuova bibbia dei lavoratori incazzati che fanno la guerra ai padroni. La pallina continua a correre, ma c’è da chiedersi con che occhi la guadino tutti quelli che (ad esempio) abitano intorno alla senna. O quelli che hanno percorso chilometri per vedere il Colosseo e ci ritrovano su i ‘lavoratori in protesta’.

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