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Waterboarding e finte esecuzioni

Così la Cia interrogava a Guantanamo

Waterboarding e finte esecuzioni

Un lungo rapporto dell’ispettore generale della Cia che sarà pubblicato la prossima settimana rivela le tecniche di interrogatorio usate dopo l’11 settembre. Tra cui anche le finte esecuzioni. Tecniche non autorizzate dal Dipartimento di giustizia Usa. Il rapporto, dicono fonti anonime a Newsweek, descrive come un detenuto, Abd al-Rahim al-Nashiri, sia stato spaventato con una pistola carica durante un interrogatorio della Cia. L’agente che cercava di ottenere informazioni da Nashiri gli ha detto che lo avrebbe ucciso, se non avesse parlato. Insomma, proprio quel che si vede nei film. Il fine era ovviamente quello di spaventare il prigioniero, facendogli credere che fosse quasi giunta la sua ora. Per rendere più credibile la minacciata esecuzione, un agente nella stanza a fianco ha fatto fuoco per davvero. Il rumore dello sparo doveva servire a far credere a Nashiri che un altro prigioniero –evidentemente silente- era stato ammazzato. L’agente che ha steso il raporto fa intuire che le finte esecuzioni fossero una tecnica di rutine.

Prima di andarsene, gli agenti dell’amministrazione Bush avevano confermato che Nashiri era uno dei tre detenuti della Cia soggetto a waterboarding, cioè la tortura dell’acqua in bocca fin quasi all’affogamento. Avevano anche fatto sapere che gli interrogatori di Nashiri e di un altro detenuto di Al Qaeda erano stati ripresi con la videocamera. Ma i nastri non si trovano: si pensa che siano stati distrutti dal National Clandestine Service.

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