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Svelò l'identità di una blogger

Google ora le deve 15 milioni

Svelò l'identità di una blogger
Nuove grane per Google: la società rischia infatti di sborsare 15 milioni di dollari dopo aver rivelato l’identità della blogger Rosemary Port (nella foto) sul cui sito la modella Liskula Cohen era stata definita “skank”, sgualdrina. La richiesta di danni arriva dalla stessa Port, 29enne studentessa di moda, che si è sfogata con il tabloid americano New York Daily News.
Questione privacy - La ragazza venne identificata come l’autrice del sito ospitato sulla piattaforma Blogger.com, legata a Google, e accusata di aver postato in forma anonima alcuni insulti nei confronti della modella, apparsa anche sulle copertine di Vogue. “I miei diritti alla privacy sono stati violati”, ha accusato la Port.
“Mentre venivo difesa dai miei avvocati, pensavo che il mio diritto sarebbe stato protetto. Ma senza alcun preavviso, sono stata servita su un piatto d’argento alla stampa che ha cominciato ad attaccarmi”, ha continuato a raccontare la blogger.
La senteza della Corte suprema di New York - La vicenda aveva avuto inizio una settimana fa, quando una sentenza della Corte suprema newyorkese aveva chiesto a Google di rivelare il nome dell’autrice del blog incriminato, in seguito alle accuse avanzate dalla Cohen. A quel punto la società americana si era difesa dicendo che, qualora rientrassero nelle richieste di una corte di giustizia, le operazioni di rivelazioni dell’identità di un blogger potevano essere avviate. Una sentenza destinata a fare storia e ad accendere le polemiche.
L’avvocato della ragazza, Salvatore Strazzullo, ha detto che Google ha infranto il patto di fiducia per proteggere l’anonimato della sua cliente: “Sono pronto ad impugnare la sentenza in ogni modo di fronte alla Corte suprema”, ha dichiarato alla stampa.

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Commenti all'articolo

  • Shift

    25 Agosto 2009 - 08:08

    Di solito non apprezzo chi offende sui siti sapendo di non dover pagare pegno, oltre al fatto che trovo disdicevole l'offesa in sè e per sè, ma quella blogger ha pienamente ragione. Google NON DOVEVA PER ALCUN MOTIVO RIVELARNE L'IDENTITA'. Tutta internet si basa su un rapporto di fiducia con i motori che li gestiscono. Se dovesse cadere ciò cade la sicurezza e l'indipendenza di dire in piena libertà qualsiasi cosa, cioè ciò che internet permette di fare. Sono contento che quella ragazza abbia denunciato google, si meritano ampiamente la condanna per aver trasgredito la prima regola che permette l'esistenza stessa di internet. E' proprio perchè sfugge a qualsiasi controllo e da piena libertà d'espressione che internet esiste, senza di ciò diventa pure burocrazia legata al potere.

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