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Afghanistan, italiani nel mirino

Elettori rapiti dai talebani

Afghanistan, italiani nel mirino
Due attentati, a poche ore di distanza l'uno dall'altro, sono stati sferrati contro i soldati italiani in missione in Afghanistan. Il primo è avvenuto intorno alla mezzanotte ora locale, il secondo in tarda mattinata. Illesi i militari.
Il bilancio del primo attacco è stato di un Lince danneggiato e tanta paura. Secondo quanto riferito dal maggiore Marco Amoriello, portavoce del contingente italiano a Herat, un ordigno è esploso al passaggio di un mezzo militare italiano nella zona di Farah, nell'occidente del Paese. L'ordigno improvvisato (Ied) è esploso mentre i parà del 187esimo reggimento Folgore e i bersaglieri del primo reggimento, erano impegnati in un'attività di pattuglia insieme ai militari afghani. Il Lince, ha sottolineato il maggiore Amoriello, “ha retto come in molte altre occasioni, dimostrandosi un mezzo più che effice”.
Anche il secondo attacco è stato sferrato nella provincia di Farah: una pattuglia di paracadutisti, che stava svolgendo un'operazione insieme a soldati afgani, è caduta in un'imboscata a Shiwan, nel distretto di Bala Baluk. Nessuno è rimasto ferito. Prima un mezzo dell'esercito afgano è saltato su una mina (nessun danno alle persone), poi gli insorti hanno sparato con armi leggere e Rpg. Gli italiani hanno risposto al fuoco, "neutralizzando la minaccia", ha detto il comandante delle forze multinazionali nell'ovest, il generale della Folgore Rosario Castellano.


Video: rapiti elettori - Gente rapita perché andava a votare. E per questo tacciata di avere le "stesse posizioni dei sionisti". Alle minacce verbali sono dunque seguiti i fatti, documentati in un video trasmesso dagli stessi talebani all'emittente satellitare araba al Jazira. Il filmato, mandato in onda sul sito in inglese della tv del Qatar, mostra i guerriglieri talebani armati di fucili, mitragliatrici e lanciagranate che circolano in motocicletta e allestiscono posti di blocco, fermando automobili e autobus lungo la strada che collega Kabul con Kandahar, nel sud. Alle persone fermate viene chiesto di mostrare le mani per controllare se l'indice sia stato macchiato di nero in un seggio elettorale: un segno di riconoscimento, questo, adottato per evitare che un elettore voti due volte. Sono ripresi alcuni automobilisti che mostrano le mani senza tracce d'inchiostro. Nella seconda parte invece si vede una fila di persone, circa 15-20, catturate dai talebani e definiti come elettori colti in flagrante, cioè con l'indice annerito. Nelle immagini viene mostrato il dito sporco di inchiostro di alcuni di loro. Prima vengono condotti in fila indiana, bendati, poi fatti sedere. Un portavoce dei ribelli integralisti, col turbante nero, il viso velato e un paio di occhiali, rimprovera loro di essere «allineati con gli ebrei» per aver votato e dice che chiunque abbia espresso il suo voto riceverà una «adeguata punizione». Alla fine però, dice il commentatore di Al Jazira, il portavoce talebano lascia intendere che i votanti rapiti dopo aver ricevuto una reprimenda, potrebbero venire «perdonati» grazie al Ramadan.

Plebiscito per Hamid Karzai - Il presidente afgano Hamid Karzai ha vinto le elezioni. E continuerà dunque a rimanere alla guida del Paese. La sua rielezione a presidente dell’Afghanistan è stata voluta dal 72 per cento dei votanti. Un vero e proprio plebiscito per il presidente uscente, che ha lasciato al suo rivale, Abdullah Abdullah, solo il 23% dei consensi. Lo riferisce il quotidiano britannico ‘Telegraph’ che cita i dati raccolti da un team di osservatori nei seggi elettorali. Si tratta tuttavia di stime, in quanto, come annunciato dalla commissione elettorale, i primi risultati - per di più provvisori - sono attesi per giovedì prossimo. Dal canto suo Abdullah, che non ci sta a perdere la sfida,  ieri ha denunciato "irregolarità, frodi e tentativi di brogli massicci. Sono molto, molto preoccupato per le frodi importanti che sono in corso e spero che questo non si rifletterà sul risultato finale". Secondo Abdullah, "le frodi massicce sono state organizzate dal presidente uscente grazie al suo apparato statale e i suoi rappresentanti governativi".  Intanto da giovedì scorso, giorno delle elezioni presidenziali e provinciali, la Commissione per i reclami elettorali ha ricevuto 225 denunce: di queste, 35 sono state definite ad "alta priorità".


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