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Processo all'opposizione

e alla Guantanamo iraniana

Processo all'opposizione
 Il presidente dell’Iran Mahmoud Ahmadinejad passa al contrattacco. Dopo aver spuntato la vittoria sopprimendo le proteste per il risultato del voto delle elezioni presidenziali, mette sotto processo gli avversari politici. Tutto il movimento riformista iraniano fin dalle sue origini, 12 anni fa, è stato chiamato davanti ai giudici proprio per le proteste seguite al 12 giugno. In sostanza sono alla sbarra quelli che dovrebbero essere l’opposizione del Paese, tutti i fedeli dell’ex presidente Khatami, uno dei più temibili avversari di Ahmadinejad.

Le accuse - I riformisti, ha affermato il magistrato, “cercavano di provocare i giovani perché tenessero manifestazioni illegali anche negli anni in cui erano al governo”. Cioè tra il 1997 e il 2005, durante la presidenza di Mohammad Khatami. Il pubblico ministero ha anche detto che nelle perquisizioni effettuate nelle case di alcuni degli arrestati “sono stati trovati documenti che provano profonde deviazioni non solo dall'Islam ma anche dalla legge e dai fondamenti del sistema islamico” da parte del maggiore partito riformista, il Mosharekat. Al Mosharekat appartiene la maggior parte dei 21 imputati comparsi oggi in aula. Tra di loro, il segretario generale del partito, Mohsen Mirdamadi, già presidente della commissione Esteri del Parlamento durante la presidenza di Khatami.

La Guantanamo iraniana - Una tragica testimonianza, simile a quella di tanti giovani arrestati dalle autorità durante le proteste scoppiate a Teheran, che si conclude con uno stupro nel carcere di Kahzirak, chiuso su ordine della Guida Suprema, l'ayatollah Ali Khamenei, per gli orribili soprusi sui detenuti. Un giovane riformista la racconta al sito web di 'Etemad', il movimento politico di uno dei leader dell'opposizione al presidente Mahmoud Ahmadinejad, Mehdi Karroubi, che per primo e con maggiore veemenza ha denunciato i terribili reati sessuali cui sono stati sottoposti i dimostranti arrestati. “Mi hanno portato in prigione, poi mi hanno bendato e legato le mani”, afferma il giovane che ha parlato a condizione di anonimato per questioni di sicurezza. “Mi hanno picchiato quasi fino ad ammazzarmi - continua la testimonianza - e poi mi hanno fatto la cosa peggiore che potessi sopportare, qualcosa che anche gli infedeli o i politeisti avrebbero denunciato”. Il giovane riferisce che, dopo lo stupro, è stato costretto a confessare reati non commessi, mentre i suoi carcerieri gli domandavano se gli fosse piaciuta quella terribile esperienza. Karroubi, che nei giorni scorsi era stato criticato per le sue accuse dall'ala più conservatrice del governo, ha dichiarato che questo è solo un “frammento” delle tante testimonianze che ha raccolto sulle violenze commesse dagli aguzzini sui detenuti

La replica - Il presidente del parlamento, Ali Larijani, nei giorni scorsi aveva etichettato le accuse di Karroubi come “prive di fondamento” e Ahmad Khatami, una delle massime autorità religiose del Paese, ha chiesto addirittura che il leader riformista sia frustato “per falsa testimonianza”. Il quotidiano 'New York Times', che oggi riporta uno stralcio della testimonianza del ragazzo, spiega che il conflitto politico-religioso scoppiato a Teheran dopo il 12 giugno, il giorno delle elezioni, ha minato alla base la legittimità e la credibilità del governo, provocando divisioni irreparabili nell'establishment della Repubblica Islamica. Inoltre, conclude il quotidiano, le accuse di stupri e torture hanno gettato un'ombra inquietante sull'autorità religiosa e morale di cui i leader del Paese ritengono di essere titolari.

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