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Cina, arrestati 18 terroristi

Paura per l'11 agosto

Cina, arrestati 18 terroristi
Il giorno dopo l’attentato nello Xinjiang in cui hanno perso la vita 16 agenti di polizia, le autorità cinesi hanno fatto sapere che 18 persone sono state arrestate. Sarebbero terroristi stranieri legati al fondamentalismo islamico. La polizia cinese ha infatti trovato armi e documenti che esaltano la guerra santa nel covo dei due attentatori che ieri hanno ucciso 16 poliziotti a Kashgar, nel nordovest della Cina. Ad affermarlo è un comunicato del ministero della Pubblica sicurezza, precisando che sono stati rinvenuti “esplosivi e rudimentali armi da fuoco” simili a quelli trovati dalla polizia in un campo di addestramento del Movimento islamico del Turkestan orientale (Etim), scoperto nel gennaio del 2007. I due attentatori sono un tassista ed un verduraio di Kashgar. Ieri mattina, i due hanno investito con un camion un gruppo di poliziotti che stavano facendo jogging in una strada centrale della città. Poi hanno attaccato gli agenti con granate esplosive e coltelli prima di essere sopraffatti. Le autorità cinesi hanno accusato l' Etim, che ha negato ogni responsabilità.
Pechino assicura che i Giochi saranno sicuri, ma la minaccia di un altro attentato si fa sentire.
Data tenuta particolarmente sotto osservazione è quella dell’11 agosto. Lo stesso giorno di vent’anni fa, infatti, Bin Laden organizzò Al Qaeda, dalle parti di Peshawar, sul confine tra Pakistan e Afghanistan. E il numero torna più volte legato alle operazioni del gruppo terroristico. L’11 settembre 2001 l’attentato più clamoroso contro il Wolrd Trade Center di New York ed il Pentagono a Washington, l’11 marzo 2004 fu la volta di Madrid, colpita in diversi punti ferroviari.
"E' già stato dispiegato un imponente sistema di sicurezza e siamo pronti a far fronte a qualsiasi genere di minaccia", assicurano dalla Cina. Ma tuttavia crescono i segnali di preoccupazione: alcuni poliziotti hanno fatto irruzione nella camera di un fotoreporter dell'Afp, costringendolo a distruggere le foto che aveva scattato sul posto. Anche i giornalisti sono inoltre seguiti costantemente da poliziotti in borghese. Un’operazione che ha provocato una crisi diplomatica con il Giappone, al punto che il dipartimento per gli  Affari Esteri dello Xinjiang ha presentato scuse ufficiali per il pestaggio di due giornalisti giapponesi giunti sul luogo dell’attentato da parte della polizia. Il rincrescimento è stato espresso anche dai vertici locali delle forze di sicurezza.
I due cronisti, entrambi corrispondenti di organi di stampa nipponici, sono stati fermati ieri sera a Kashi mentre tentavano di  filmare un’area, vietata alle riprese, controllata dalle guardie di  frontiera nella regione nordoccidentale della Cina.

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