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Janet un'altra Semenya:

"Trattata come un mostro"

Janet un'altra Semenya:
"Prima di scoprire a dieci anni di avere la sindrome da insensibilità agli androgeni, ero felice". Inizia così la lettera che Janet, un ragazza di 23 anni che chiedendo l'anonimato ha scritto una lettera al quotidiano inglese The Indipendent. Nella missiva la giovane racconta la sua esperienza che la avvicina molto a Caster Semanya, l'altleta sudafricana vincitrice degli 800 metri femminili, che si è rivelata non essere completamente donna. Colpa di questa sindrome dei cui effetti, soprattutto sociali, ci parla Janet a cui hanno trovato dei testicoli al posto delle ovaie.

Dalla felicità alla disperazione -
"Mi piaceva parlare con le persone, non ero spaventata da nessuno. Non avevo nessun segno particolare rispetto ai miei coetanei a parte il fatto che ero lievemente più alta della media. Quando avevo dieci anni, i miei genitori mi hanno preso da parte e  mi hanno informata di alcuni aspetti della verità. Ero affetta da una sindrome da insensibilità agli androgeni, che mi era stata scoperta quando all’età di tre anni ero stata ricoverata per una sospetta ernia. Non avevo né l’utero, né le ovaie, una vagina poco profonda; inoltre non avrei potuto avere figli o mestruazioni. Posso ancora ricordare oggi l’effetto che mi fece quell’annuncio, specialmente dal punto di vista fisico. Mi mancò il fiato, come se fossi stata colpita allo stomaco con un pugno molto forte. Una sensazione di nausea crebbe dentro di me, accompagnata da brucianti lacrime di intensa angoscia.  Le mie lacrime scendevano insieme a quelle di mia madre: anche lei sembrava non averla presa troppo bene. Mio padre sembrava molto più positivo e mi suggerì di prendere contatto con il gruppo di supporto per quelli affetti dalla mia sindrome. A quel tempo però ero troppo piena d’odio e di pietà per prendere il suo consiglio anche solo in considerazione. I miei ricordi del resto di quel giorno sono confusi: è chiaro solo quando ho giaciuto nel letto di notte piangendo e chiedendomi “Perché a me?”, colma dell’ingiustizia di questo fatto. Nella note mi sono chiusa in me stessa diventando smodatamente amara con tutti e tutto. La mia altezza, che non mi aveva mai dato fastidio, divenne una fonte di continua irritazione. Io odiavo tutto dal mio aspetto fisico, al mio peso, al mio viso, ai miei grossi piedi".

I passi successivi -
"I miei genitori infatti non mi avevano detto tutta la verità, ma si erano tenuti certi dettagli per un altro momento. Sinceramente non posso criticarli per questa scelta da quando credo che abbiano fatto ciò che pensavano fosse meglio. Comunque, le successive rivelazioni non fecero altro che aumentare la mia infelicità e il mio disgusto per me stessa. C’é stato l’annuncio che avrei dovuto essere in terapia ormonale per tutta la vita; quello che non era certo che la mia vagina sarebbe stata abbastanza grande per avere un rapporto sessuale; e l’ultimo, e peggiore, fu all’età di 14 anni, quando venni a sapere che durante la mia prima visita in ospedale a tre anni mi avevano trovato e rimosso i testicoli che avevo al posto delle ovaie".

Bersaglio dei bulli - "La mia adolescenza portò altri turbamenti. Il matrimonio dei miei, che era sempre stato solido come la roccia, si disintegrò completamente, e con mia madre mi dovetti trasferire in un monolocale, nella parte più degradata della città. Per peggiorare le cose, ero lievemente sovrappeso e questo combinato con la mia altezza e i miei capelli corti, fornirono un bersaglio perfetto a diversi bulli della scuola che gioiosamente mi ricordavano sempre che ero un uomo. Questo combinato con la coscienza di aver avuto due testicoli che mi avevano rimosso fece precipitare la mia autostima. Le cure mediche per la mia condizione erano tristemente poche, e questo è stato il vero momento della mia vita in cui avrei avuto davvero bisogno di un consiglio o un aiuto".

La confusione dei medici -
"Trovavo che il comportamento dei medici fosse profondamente insoddisfacente. Nel migliore dei casi venivo trattata come un caso senza speranza, nel peggiore si parlava di me come se fossi un fenomeno da baraccone. Il fatto più irritante è stato la mancanza di informazioni e di supporto che i così detti consulenti mi fornirono. Anche all’età di 23 anni, sono ancora completamente all’oscuro di tutto quanto concerne la mia possibilità di avere una vita sessuale. Ho preso alcuni dilatatori che un consulente mi aveva detto essere necessari perché avessi una vita sessuale soddisfacente, un altro mi ha detto che ho già un’apertura vaginale sufficiente. E mi dissero anche che forse avevo subito una vaginoplatica quando ero piccola, che apparentemente non avrebbe avuto alcun esito. Per complicare le cose, avevo il sospetto che l’aspetto esterno dei miei genitali fosse molto diverso dalla media. Ma, nonostante tutti i tentativi, non ho mai avuto una risposta soddisfacente da nessuno dei medici e un chirurgo mi ha detto che se avessi avuto una riduzione del clitoride sarebbe stato “spaventoso”".

Il primo ragazzo - "Divenni ancora più arrabbiata e più disillusa ogni giorno che passava, orribilmente depressa. In qualche modo mi sono organizzata per riuscire bene nei miei esami, raggiungendo dei buoni risultati e eccellendo in inglese. A 16 anni, iniziai a lavorare par time in un supermercato continuando la scuola. Ma non avevo amici a scuola, avendo perso le persone con cui avevo stretto un’amicizia. Strinsi comunque molte amicizie al lavoro, e inizia a uscire con un certo Andy, il mio primo ragazzo. Apparentemente qualcuno mi trovava attraente. Con Andy non mi sono mai spinta più in là di un bacio. Una vola, a Natale, mi venne a trovare a casa e restammo a baciarci a letto. Anticipando quello che sarebbe inevitabilmente seguito, lasciai la stanza accampando come scusa il bisogno di andare in bagno, lasciando Andy confuso e offeso. Ci lasciammo dopo tre mesi e io rimasi una vergine. La ragione di questo è che odiavo l’aspetto dei miei genitali, particolarmente il mio clitoride che era più lungo della media. Pensavo anche che la mia vagina fosse troppo corta per avere un rapporto e che il mio potenziale partner avrebbe pensato che fossi un sorta di transessuale".
 
Il secondo ragazzo - "Finii la scuola senza amici, ma prendendo i voti giusti per andare all’università per studiare giornalismo. Inizialmente, strinsi qualche amicizia. Ma quando i miei amici partirono, restai di nuovo sola con me stessa, senza trovarne altri. In quei giorni ero così insicura che non riuscivo a farmene.  
Feci abbastanza bene all’Università, e a 20 anni, quattro anni dopo il mio primo ragazzo, iniziai a vedere un ragazzo chiamato Derek. Dormii con lui in un letto, avemmo un pesante petting e lui mi toccò i genitali. Si chiedeva se il mio clitoride fosse una qualche forma di degenerazione cancerosa o se io fossi in realtà un transessuale. Ovviamente, questo bloccò sul nascere ogni possibilità che avevamo di fare sesso, ma fu meglio così perché lui è diventato un bugiardo patologico e un alcolista. Da quel momento non sono più uscita con nessuno, e questo è accaduto tre anni fa".

Il futuro tra aspirazioni musicali e voglia di suicidarsi -
"Sono stata senza lavoro per due anni. Io e mia madre ci siamo dovute trasferire un’altra volta in un monolocale perché eravamo senza soldi. E vedo una speranza davvero molto piccola per me di avere una relazione con un uomo, a meno che io volessi avere una riduzione del clitoride per sentirmi meglio con me stessa. Sebbene io abbia accettato tempo fa la mia impossibilità di avere figli, la mia inesperienza sessuale mi pesa, rendendomi amara e depressa. Per questo sono ostile agli uomini, e per questo faccio fatica a farmi amiche donne per la mia difficoltà di avere fiducia elle persone: mi sento diversa. Io ho dell’amore da dare, ma non ne sono capace e sospetto che forse non sarò mai in grado di darlo. La sola idea di fidarmi di qualcuno a sufficienza per raccontargli il mio passato mi sembra farsesco.  Ho avuto giorni felici e giorni infelici. Uno dei giorni negativi, ho seriamente pensato che per me non sarebbe così terribile morire, e mi sono immaginata di suicidarmi, quando mia madre, l’unica persona che si sia mai preoccupata di me, non sarà più in vita. Nei giorni buoni penso che raggiungerò il mio obbiettivo di diventare cantautrice, e mi sento fiera dei miei testi, risoluta a portarli nel mondo e a suonarli sul palco. Questo probabilmente mi salva. Ho anche sognato che un giorno potrò amare qualcuno e essere amata, più simile al bambina felice e vivace che ero una volta".  

I veri ermafroditi non esistono -
La controversa vicenda che sta coinvolgendo la campionessa mondiale degli 800 metri, Caster Semenya, oltre a essere umiliante per lei, ha focalizzato l’attenzione sul problema che possono avere le persone che nascono con il sesso indeterminato: i test della International Association of Athletic Federations (IAAF) hanno dimostrato che l’atleta, sebbene esternamente appaia come una donna, non ha ne utero né vaie. Il 4% circa della popolazione nasce senza una chiara identità sessuale. Molti non sono coscienti di essere classificati come “intersex” e così si evitano sofferenze legate alla depressione e simili. Per altri però, come Janet, la ragazza della storia, le implicazioni possono essere profonde. Una diagnosi di intersex viene diagnosticata quando una persona è geneticamente, biologicamente e fisicamente differente dai parametri condivisi. I veri ermafroditi, con entrambi gli apparati genitali, esistono solo nella mitologia, e il termine è odiato dai malati, che lo considerano medicalmente errato e fuorviante.

Le sindromi di Turner e Klinfelter -
Comunque, alcuni bambini nascono con genitali ambigui che lasciano il loro sesso poco chiaro. Sembrano femmine con un largo clitoride femminile e le labbra della vagina unite, o maschi con un pene piccolo e uno scroto vuoto. La chirurgia può intervenire così da assegnare il bambino a uno dei due sessi. Altri nascono con deformazioni genetiche. Il sesso di un bambino è stabilito dal patrimonio genetico che si porta dietro: XX(femmina), XY(maschio).  Le deformazioni più comuni sono la sindrome di Turner, (XO, quando il secondo cromosoma X è mancante), di cui sono affette 10mila donne, e la sindrome di Klinfelter (XXY o XXXY) della quale sono affetti mille bambini. Le ragazze con la sindrome di Turner per la maggior parte hanno genitali normali, ma ovaie non sviluppate e restano sterili. I ragazzi con la Klinefelter invece hanno testicoli piccoli o producono piccolo quantità di testosterone che portare alo sviluppo delle tette, degli uteri o delle ovaie.
Le persone con la sindrome da insensibilità agli androgeni, o Ais, (colpisce un bambino ogni 20mila) sono geneticamente maschi, ma, mancando dei ricettori necessari sono inabili a rispondere al testosterone e dunque a sviluppare genitali maschili apparendo femmine alla nascita. Di solito vengono cresciuti come femmine. Possono sviluppare il seno in pubertà, ma la vagina è piccola o assente, e non hanno il ciclo. Alcune donne con l’Ais hanno avuto una carriera come modelle perché la loro mancanza di ormoni maschili significa che non sviluppano peluria e sono meno soggette alle degenerazioni della pelle come l’acne. Ma la società è spesso scortese con le persone che soffrono di questa sindrome.

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Commenti all'articolo

  • dellelmodiscipio

    18 Settembre 2009 - 09:09

    Vorrei solo far notare l'errore in cui cade la giovane: accusare i medici di non dire tutta la verità. Non è questa la questione, in realtà i medici pressati da chi vuole avere risposte cercano di far credere di sapere più di quel che sanno, in realtà moltissime cose della natura sono ancora tutte da scoprire. E da CURARE senza la presunzione di conoscerle.

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