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Pantano Kabul

Obama è a un bivio

Pantano Kabul
Crescono negli Stati Uniti le incognite riguardo la strategia da adottare per uscire dal pantano afgano. Da un lato della scrivania l’amministrazione Obama ha le pagine del rapporto del generale Stanley McChrystal, comandante delle forse Usa e Nato in Afghanistan, che più che consigliare sembrano voler imporre l’invio di maggiori truppe sul terreno di guerra. Secondo il generale gli attuali 62.000 uomini americani e i 35.000 provenienti dai Paesi alleati non sarebbero sufficienti per dare alla missione la svolta decisiva annunciata dal presidente Obama a marzo. Nel suo rapporto McChrystal sembra non voler concedere nessuna possibilità di scelta: senza maggiori risorse in termini economici e di uomini e senza un cambiamento nella strategia dopo otto anni di guerra, le sabbie mobili afgane finiranno per inghiottire completamente una missione sempre più complessa.  

Dall’altro lato, il team dell’amministrazione Obama sulla sicurezza nazionale sta lavorando a una strategia alternativa che potrebbe non richiedere l’invio di ulteriori truppe. Secondo quanto trapelato, gli esperti incaricati dello studio ritengono opportuno continuare con la strategia attuale per tutto il 2010 senza nessun uomo in più, accelerando la riconciliazione con i leader talebani e istituendo una sorta di “osservatorio d’intelligence” per vigilare sull’eventuale rinascita di cellule di al Qaeda stanate. Obama è di fronte a un bivio e dovrà presto prendere una decisione: seguire i consigli del rapporto McChrystal o ascoltare i suoi collaboratori con il rischio di rimanere con un pugno di mosche e l'errore di aver ignorato una voce auotrevole come quella del Generale.

Tra gli americani e gli alleati crescono le pressioni dell’opinione pubblica oramai stanca di ricevere in patria le bare dei soldati caduti e i bollettini di missioni fallite. Dopo la morte dei sei paracadutisti italiani e del ferimento, tra ieri e oggi, di altri tre soldati anche il governo italiano sta rivedendo la propria strategia riflettendo su una possibile uscita dall’Afghanistan. Dopo il raid aereo nei pressi di Kunduz operato da militari tedeschi che ha causato decine di morti fra i civili e incrinato il rapporto tra gli uomini di Berlino e la popolazione locale, il ministro degli Esteri Frank-Walter Steinmeier ha fissato nel 2013 la data per il ritiro totale delle truppe tedesche. Alla vigilia delle elezioni che potrebbero permettere alla Merkel di ottenere un secondo mandato, la cancelliera ha fatto appello affinché Kabul ottenga presto dei progressi significativi che pongano le basi per un ritiro totale delle forze armate alleate.        
 

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