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Accusa degli studenti iraniani:

"Yahoo! spia di Teheran"

Accusa degli studenti iraniani:

In un post apparso sull’Iranian Students Solidarity (Farsi), blog degli studenti iraniani, Yahoo! Avrebbe fornito alle autorità iraniane i dati e gli account di più di 200 mila utenti coinvolti nelle manifestazioni di protesta in occasione delle recenti elezioni. In questo modo il portale americano, che ha immediatamente smentito quanto riportato nel blog ribadendo la propria politica in tema di privacy e libertà, si sarebbe assicurato il diritto a non vedere bloccato il proprio sito. All’indomani della prima condanna a morte a carico di un attivista coinvolto nelle proteste di piazza, arriva una notizia che ancora una volta getta ombre su net company e motori di ricerca, che già in passato hanno ubbidito a regimi per nulla democratici, sottostando ai loro ricatti.

 

Precedenti simili - Sia Google che Yahoo! sono stati in passato protagonisti di storie simili. Entrambi i motori di ricerca avevano infatti concluso accordi con la Cina, acconsentendo a filtrare i propri siti pur di poter entrare in un mercato in crescita. In particolare per Yahoo non sarebbe la prima volta che si paventa una collaborazione: anni fa aveva infatti contribuito all’imprigionamento dei due dissidenti Wang Xiaoming e Shi Tao, giustificando la propria condotta con la frase “agiamo nei limiti della legge locale”.

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Commenti all'articolo

  • dellelmodiscipio

    09 Ottobre 2009 - 19:07

    Anzi vi dirò di più: quando apertamente insulto il presidente della repubblica e mi sento (modestamente parlando) come Giuseppe Giusti gabellato di antitedesco per quei quattro scherzucci di dozzina, spero ardentemente di essere letto oltre che dall'interessato anche da qualche Alto Magistrato nell'esercizio di una sua personale inchiesta e si chiedano al Direttore i miei dati, anche se il maggior desiderio sarebbe essere un personaggio già noto negli ambienti della giustizia... E non piagnucolerei a Belpietro, TUTTI SANNO che i proprietari dei siti devono fornire all'autorità i dati identificativi degli utenti attivi che vi si son voluti registrare. Per un altro verso oso credere che chi semplicemente entra in un sito, anonimamente, per leggere, per curiosità, NON POSSA essere identificato e comunque mai non possa essere memorizzato da parte del proprietario del sito. Se così non fosse, dovrebbe comunque esser così in una società libera e civile. Eventualmente non fosse così, se cioè HACKERS fossero in realtà i siti più che i navigatori, cercansi promotori di una raccolta di firme. Libero sarebbe appropriato.

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