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Marocco, giornale costretto

a chiudere, rinasce on-line

Marocco, giornale costretto
È sbarcato sul web il giornale marocchino 'Akhbar al-Youm', la cui uscita è stata sospesa circa un mese fa perché accusato di aver offeso un membro della famiglia reale di Rabat. Il quotidiano marocchino ha deciso di aprire un nuovo sito internet per comunicare con i suoi lettori ed estimatori, nell'attesa che l'ordinanza di chiusura venga revocata. A nulla è valsa la lettera di scuse che il direttore Tawfiq Bùshrin ha inviato al principe Ismail, cugino del monarca marocchino Muhammad VI, il quale ha intentato una causa contro il quotidiano chiedendo un risarcimento di 300 milioni di dirham (circa 400mila dollari) per essere stato diffamato attraverso la pubblicazione di una caricatura che lo ritraeva durante le sue nozze. “Con immenso rammarico ho ricevuto la notizia dell'offesa che vostra altezza si sente di aver ricevuto – dice il giornalista in una missiva –  dalla pubblicazione di alcune caricature sul giornale 'Akhbar al-Youm' in occasione della Sua festa di nozze. Le assicuro, come direttore del quotidiano, di non aver avuto nessuna intenzione di offendere la vostra persona in quanto membro della famiglia reale, o di aver voluto infangare la cultura nazionale che esiste a prescindere come simbolo della Umma, al di fuori di ogni disputa politica o culturale”. Intanto decine di giornalisti del quotidiano sono da quasi un mese senza lavoro in attesa di una sentenza di riapertura del quotidiano che tarda ad arrivare dalla magistratura. Il tribunale di Casablanca ha infatti rinviato a venerdì la causa che riguarda 'Akhbar al-Youm' per l'assenza di uno degli imputati durante l'udienza di ieri. Il ministero degli Interni di Rabat ha emesso un'ordinanza il 29 settembre in cui ha ordinato la chiusura delle sede del quotidiano. Molte fonti giornalistiche ritengono che l'ordinanza sia stata emessa dal premier in persona, Abbas al-Fasi, leader del partito di governo al-Istiqlal. Per questo alcuni lettori di Akhbar al-Youm hanno lanciato su Facebook una campagna di solidarietà con il quotidiano.

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