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Cina, Obama frena sul clima:

nessun impegno vincolante

Cina, Obama frena sul clima:
È il clima l'altro grande argomento su cui si è soffermato Obama a Singapore. Il presidente americano ha espresso il suo sostegno alla proposta del premier danese Lars Lokke Rasmussen per un accordo in due tempi sulla questione del clima: una intesa politica alla conferenza di Copenaghen del mese prossimo, seguita successivamente da una intesa legalmente vincolante. Obama, che ha partecipato alla riunione fuori programma insieme al presidente cinese Hu Jintao e agli altri leader che partecipano al vertice Apec, ha sottolineato l'importanza che la conferenza di Copenaghen «si concluda con un successo». Il consesso però, oltre ad un «impegno ad operare per un risultato ambizioso a Copenaghen», non ha prodotto obiettivi concreti per la riduzione dei gas serra. In una colazione organizzata a margine dell'Apec, i leader, tra cui il premier danese Lars Lokke Rasmussen, che presiederà la conferenza sul clima, hanno constatato che sarà impossibile sottoscrivere a Copenaghen un nuovo trattato sul riscaldamento globale, vincolante per tutti i 192 Paesi che saranno presenti nella capitale danese, viste le profonde divergenze ancora esistenti tra i Paesi ricchi e quelli più poveri sugli indirizzi da adottare. I leader sono però consapevoli che sarà necessario trovare una intesa «politica», per rinviare le decisioni finali a una nuova conferenza che si terrà molto probabilmente a Città del Messico. Una soluzione in due tempi insomma, per scongiurare la possibilità di un fallimento a Copenaghen. I leader hanno compreso «che è irrealistico aspettarsi un accordo definitivo, vincolante per tutti» alla conferenza in Danimarca, ha spiegato Michale Froman, vice consigliere per la sicurezza nazionale Usa. Ma è «importante» che Copenaghen diventi «una tappa» verso un nuovo trattato sul clima, ha aggiunto Obama.

Il presidente americano Barack Obama ha affermato oggi di essere un "grande sostenitore della libertà completa nell'uso di internet" e di essere "contrario alla censura". Rispondendo ad una domanda rivoltagli attraverso il web nel suo incontro con un gruppo di studenti di Shanghai, Obama ha aggiunto di ritenere le critiche che spesso riceve da cittadini americani su internet fanno di lui "un leader migliore". In Cina il web è sottoposto ad una pesante censura, chiamata "La Grande muraglia di fuoco" dagli internauti cinesi. 

“Non vogliamo contenere la Cina” - Il presidente americano ha affermato anche che gli Usa "non vogliono contenere la Cina" e che anzi le "danno il benvenuto come membro forte e prospero della comunità internazionale". Cina e Stati Uniti devono fare "degli importanti passi in avanti" nella lotta ai cambiamenti del clima.

Il nodo del Tibet - Pechino vuole che il presidente americano Barack Obama, nel corso della sua prossima visita in Cina, riconosca pubblicamente la sovranità cinese sul Tibet. Lo scrive oggi il quotidiano di Hong Kong South China Morning Post citando ''diplomatici cinesi''. Discussioni sui dettagli del programma di Obama, che sarà in Cina dal 15 al 18 novembre, sono ancora in corso e non e' ancora stato deciso un programma definitivo. I rappresentanti cinesi alle trattative, scrive il quotidiano, hanno suggerito che il presidente affermi che ''il Tibet e' parte del territorio cinese e che gli Usa sono contrari all'indipendenza della Regione''. Nessun governo occidentale si e' pronunciato a favore dell'indipendenza del territorio, inglobato nella Cina dopo essere stato occupato nel 1951 dall'Esercito di liberazione popolare. Ma tutti i governi occidentali tributano onori e accolgono sul loro territorio il Dalai Lama, il leader tibetano in esilio che secondo Pechino e' un secessionista. Il Dalai Lama, che dal 1959 vive in esilio in India, sostiene invece che la sua richiesta e' quella di una ''vera'' autonomia del Tibet all'interno della Repubblica popolare cinese. Obama non ha ricevuto il leader tibetano durante la sua recente visita negli Usa ma non ha escluso di farlo in futuro. Secondo un esperto di relazioni tra Usa e Cina citato dal giornale, il professor Jin Canrong dell'Universita' del Popolo di Pechino, ci sono ''meno del 50% di possibilita''' che il presidente americano soddisfi la richiesta cinese.

 

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