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Mauritania, arrestato rapitore

Farnesina: "Il silenzio paga"

Mauritania, arrestato rapitore
Secondo fonti della sicurezza della Mauritania citate dall'agenzia di stampa Xinhua, le autorità locali avrebbero arrestato la notte scorsa il capo dei sequestratori, Abderrahmane Ben Meddou, originario di una tribù nordica del Mali. L'agenzia Nuova Cina riferisce poi che il capo dei sequestratori di Sergio Cicala e di sua moglie Philomene Kabouree, è stato arrestato mentre era a bordo di un 4x4, in procinto di lasciare la zona di Kobeny per rientrare in Mali. Era stato assoldato dall'Al Qaeda nel Maghreb islamico (Aqmi) con il compito di «sorvegliare e localizzare» la coppia di italiani, «con la promessa di un compenso di 22mila dollari da riscuotere a operazione completata».

Non si hanno ancora notizie dei due italiani rapiti lo scorso venerdì nel deserto della Mauritania. La Farnesina, come in altre occasioni analoghe, ha deciso di adottare la linea del silenzio stampa. Secondo il portavoce del ministero degli Esteri, Maurizio Massari, si tratta di un’azione vincente, «che ha pagato». Stamattina Massari ha inoltre sottolineato che la Farnesina «ha attivato tutti i canali» a sua disposizione per arrivare quanto prima alla soluzione del sequestro e, dal canto suo, ieri il ministro degli esteri della Mauritania, Naha Mint Mouknass, ha assicurato la «piena collaborazione» nelle operazioni di ricerca.

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Commenti all'articolo

  • gbbonzanini

    22 Dicembre 2009 - 16:04

    caro frattini, invece di fare lo sborrone con i soldi degli altri, ma in particolare dei miei, a quei "coraggiosi" "avventurosi" che vogliono avventurarsi nei posti più a rischio del mondo, pur essendo stati avvertiti ed essendone quindi a conoscenza, che se la cavino da soli, e se mandi qualcuno in giro, fagli pagare il conto, se Al Qaeda vuole riscatti, rispondigli "cazzi loro", con i miei soldi non ti autorizo a pagare alcun riscatto.

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  • gbbonzanini

    22 Dicembre 2009 - 15:03

    caro ministro frattini, il silenzio non paga, perchè siamo sempre noi a pagare. Quei due deficienti, ben sapevano che andavano in una delle zone del mondo più a rischio, e ciò nonostante, per "spirito di avventura" ci sono andati. Paghino loro o i loro familiari le conseguenti spese, non gli italiani che lavorano con le loro tasse.

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