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Iran, scontri al rito dell'Ashura

Lo Stato ammette: almeno 15 morti

Iran, scontri al rito dell'Ashura
 «Oltre quindici persone sono state uccise durante i disordini» di domenica a Teheran, ha riferito la tv di Stato, citando il ministero dell'Intelligence iraniano. Tra i morti, «più di dieci appartenenti a gruppi anti-rivoluzionari» e «cinque a gruppi terroristici», ma il numero dei morti è incerto e potrebbe salire.
Infatti, ventiquattro ore dopo i gravi incidenti avvenuti ieri in Iran tra decine di migliaia di oppositori e forze di sicurezza, la confusione continua a regnare sul numero dei morti. La televisione di Stato in lingua persiana ha detto stamane che almeno 15 persone sono rimaste uccise a Teheran. Successivamente l'emittente in lingua inglese PressTv ha parlato di otto morti in tutto il Paese. Da parte loro, i siti dell'opposizione ribadiscono che cinque manifestanti sono stati uccisi nella sola Teheran, e ne forniscono i nomi. Si tratterebbe di Ali Habibi Mussavi, 43 anni, nipote del leader dell'opposizione Mir Hossein Mussavi, di Mehdi Faradinia, Mohammad Ali Rasekhinia, Amir Arshadi e Shahram Faraji.


L’ARRESTO DI YADZI - «Le forze di sicurezza sono arrivate a casa sua all'alba e hanno arrestato l'attivista politico», afferma il sito, aggiungendo che il nipote era stato fermato poche ore prima. Yazdi è dirigente del Movimento per la liberazione dell'Iran (Mli, liberale), un'organizzazione dissidente in teoria messa al bando, ma praticamente tollerata. Il dissidente, già ministro degli Esteri nel primo governo dopo la rivoluzione del 1979, ha più di 70 anni.

Uno dei leader dell'opposizione iraniana, il religioso moderato Mehdi Karrubi ha criticato oggi il regime per la violenta repressione delle manifestazioni ieri, nella ricorrenza religiosa sciita dell'Ashura.
«Condanniamo con forza la violenta ed iniqua soppressione di civili che cercano di esercitare i loro diritti universali in Iran». Con queste parole il portavoce del National Security Council, Mike Hammer, ha espresso la condanna dell'amministrazione americana per le violenze in Iran. «Governare tramite violenza e paura non è mai giusto», ha sottolineato ancora Hammer, per il quale questo rivela un maggior timore da parte di alcuni governi «delle aspirazioni della propria gente che della potenza di altre nazioni».

GLI SCONTRI DI IERI - Si sono verificati scontri tra polizia e migliaia di manifestanti anti governativi nel centro di Teheran, in particolare nelle piazze Imam Hossein e Engelab. Secondo quanto riferito da testimoni, gli scontri sono particolarmente intensi in alcune aree del centro cittadino, fra cui le piazze Imam Hossein, la piazza Enghelab e il quartiere Pich Shemrun. I siti dell'opposizione avevano diffuso ieri appelli a dare vita a manifestazioni in occasione dell'Ashura, l'anniversario del martirio dell'Imam Hossein, la ricorrenza più importante per gli sciiti
Alcuni siti dell'opposizione hanno riferito che quattro manifestanti sono rimasti uccisi nelle manifestazioni dell'opposizione stamani nel centro della capitale, affermando che le forze di sicurezza hanno aperto il fuoco contro gli oppositori che erano scesi in piazza. Ma la polizia iraniana ha negato: «Fino ad ora non ci sono notizie di morti e nessuno è stato ucciso», ha detto il capo della polizia di Teheran, Azizollah Rajabzadeh

Un sito riformista iraniano ha dato la notizia che il nipote del leader dell'opposizione Mir Hossein Mussavi è stato ucciso in scontri a Teheran: «Ali Mussavi, 20 anni, è stato ucciso in scontri oggi a mezzogiorno, il suo corpo si trova nell'ospedale di Teheran», scrive il sito parlemannews.
Seyyed Ali Mussavi è morto in seguito ad un colpo al petto in piazza Enghelab, nel centro di Teheran, subito dopo il trasporto in ospedale. «Il leader dell'opposizione Mussavi, i genitori di questo martire del movimento verde (colore dei sostenitori dell'ex candidato alla presidenza, ndr) e altre personalità politiche si trovano al momento in ospedale», scrive ancora il sito riformista parlemannews.
Ma, anche in questo caso, la polizia iraniana ha negato che Seyed Ali Mussavi, uno dei manifestanti uccisi oggi a Teheran durante manifestazioni antigovernative, sia un nipote del leader dell'opposizione, Mir Hossein Mussavi. Lo riferisce questa sera la televisione di Stato in inglese PressTv.

Nel frattempo, le manifestazioni anti-governative si sono estese nel pomeriggio a diverse città iraniane, fra cui Qom vicino a Teheran, e Shiraz, nel sud, dove sono segnalati pesanti scontri fra sostenitori dell'opposizione e forze di sicurezza, con decine di feriti. Secondo i blog iraniani vicini all'opposizione, a Shiraz almeno 30 persone sono rimaste ferite, una ventina nella città santa di Qom. Gli scontri intanto proseguono a Isfahan, nel centro dell'Iran.

Fonti della polizia riferiscono di 300 le persone arrestate durante le manifestazioni svolte a Teheran, e, infine, confermano la morte delle quattro persone, che non sarebbe stata causata da un intervento della polizia. Lo ha detto alla televisione di stato il vice capo della polizia iraniana, Ahmad Reza Radan secondo il quale «tra le decine di poliziotti rimasti feriti c'è anche il capo della polizia di Teheran». Radan ha escluso che la morte dei quattro manifestanti sia legata ad un intervento repressivo delle forze dell'ordine. «Una delle vittime - ha detto - è morta perché caduta da un ponte, altre due in un incidente d'auto e la quarta è stata uccisa da un colpo di arma da fuoco, ma siccome la polizia non ha utilizzato armi da fuoco, il decesso è sospetto e sul caso è stata aperta un'inchiesta». Tra i 300 arrestati, hanno aggiunto fonti di polizia, ci sono anche dei "mujahiddin del popolo" che saranno portati davanti alla giustizia».

L'ASHURA - L'Ashura è un rito osservato dai musulmani sciiti in tutto il mondo per commemorare il martirio di Hussein, il loro imam più venerato che, secondo la tradizione fu ucciso e decapitato nel settimo secolo. Il punto culminante dell'Ashura, la festa più sacra per gli sciiti, cade il decimo giorno del mese di Moharram nel calendario lunare islamico. In questo giorno uomini e bambini in camicia nera sfilano in corteo al suono ossessivo dei tamburi e si autoflagellano con fruste o mazzi di catenelle, si feriscono la testa con affilati coltelli o anche soltanto si percuotono il petto in segno di lutto e di espiazione, per non aver mantenuto la promessa di aiutare Hussein, lasciandolo solo, con 72 compagni, a soccombere all'armata del califfo omayyade Yazid nella piana di Kerbala, nel 680. È al massacro di Kerbala (nell'attuale Iraq, 80 chilometri a sud di Baghdad) che si fa risalire la scissione fra sunniti e sciiti. Questi ultimi rivendicano il fatto che dovesse essere Hussein, figlio di Alì - genero di Maometto e primo imam degli sciiti - a succedere al profeta nella lotta per la leadership del neonato Islam e non Yazid.
Gli sciiti sono poco più del 10% dei musulmani nel mondo, ma costituiscono la maggioranza della popolazione in Iran, Iraq e nel Bahrein e sono numerosi in Afghanistan, Libano e Pakistan. In Iran, il più grande Paese sciita, l'Ashura coincide quest'anno con il settimo giorno dopo la morte del grande ayatollah dissidente Hossein Ali Montazeri, ai cui funerali, svoltisi lunedì a Qom, hanno partecipato centinaia di migliaia di sostenitori dell'opposizione.
Nella tradizione sciita, nel settimo giorno dopo il decesso si torna a commemorare il defunto, e ciò ha rappresentato una motivazione in più per il movimento di protesta per tornare oggi in piazza.
In Iran è avvenuto in passato che l'Ashura sia stata prescelta per manifestazioni di vario tipo o per compiere attentati. Nel 1978, alla vigilia della rivoluzione islamica, una dimostrazione in nome di Hussein fu repressa nel sangue dalle truppe dello scià. In Iraq, nel 2004 - per la prima volta dopo la caduta del regime laico del sunnita Saddam Hussein, che proibiva tali manifestazioni - centinaia di migliaia di pellegrini marciarono anche per tre o quattro giorni, pregando e flagellandosi, per raggiungere il mausoleo di Hussein a Kerbala. Nel giorno dell'Ashura 171 fedeli sciiti morirono in attacchi coordinati contro moschee e luoghi di culto.

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Commenti all'articolo

  • Anto123

    29 Dicembre 2009 - 09:09

    Per capire e informarsi sulla situazione in Iran è necessario partire dai blog iraniani, per conoscere quello che realmente sta accadendo. In questo senso Twitter,i video su Youtube e Facebook, riportano in tempo reale la situazione attuale raccontata da chi vive ogni giorno in quei luoghi. Vi consiglio l'interessante post del giornalista Michele Cucuzza, pubblicato oggi sul suo blog. Questo è il link, dateci un'occhiata: http://www.michelecucuzza.com/?p=540

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  • Anto123

    29 Dicembre 2009 - 09:09

    Per capire e informarsi sulla situazione in Iran è necessario partire dai blog iraniani, per conoscere quello che realmente sta accadendo. In questo senso Twitter,i video su Youtube e Facebook, riportano in tempo reale la situazione attuale raccontata da chi vive ogni giorno in quei luoghi. Vi consiglio l'interessante post del giornalista Michele Cucuzza, pubblicato oggi sul suo blog. Questo è il link, dateci un'occhiata: http://www.michelecucuzza.com/?p=540

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  • paologallibn

    28 Dicembre 2009 - 20:08

    Vincenzoaliasilcontadino,bravo ! Finalmente uno che ha capito che la democrazia crea dei gran drammi. Per stà storia di Teheran,invece,chiedo solo una cosa,per farla breve breve : ma il Napalm non si usa più ? E basta,lasciamoli tra di loro e facciamola finita !!!

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  • eremita

    28 Dicembre 2009 - 20:08

    distruggere i siti nucleari vorrebbe dire scatenare una nuova guerra in medio oriente, e francamente dopo quello che e' successo in Iraq, e ancora vi sta succedendo, non mi sembra il caso. Il problema palestinese e' poi un po' piu' complicato di quello che appare nella risposta precedente, perche' se da un lato abbiamo una autorita' palestinese profondamente corrotta e ormai inascoltata dalle popolazioni palestinesi, dall'altro abbiamo gli israeliani che continuano a insistere con politiche, vedi la costruzione di colonie e la continua distruzione di uliveti e territori agricoli , per far posto dicevo, alle suddette colonie, politiche appunto che non facilitano certo il dialogo tra i due popoli.Ma tornando al tema dell'articolo, e mi scuso per la lunga disquisizione, e' senz'altro fondamentale che il popolo iraniano si liberi di un regime che fa del fondamentalismo e della repressione la sua legge. Si spera soltanto che i vari governi mondiali non appoggino per due giorni questo anelito alla liberta' del popolo iraniano,per poi dimenticarsene quasi subito.

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