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Il passato divide la Spagna

Garzon indaga sul franchismo

Il passato divide la Spagna
Il passato continua a far parlare di sé anche in Spagna. Se in Italia si discute ancora di fascismo, dalle parti di Madrid si polemizza sull’ultima richiesta del giudice Baltazar Garzon, noto alle cronache di casa nostra per le inchieste su Silvio Berlusconi, che si è rivolto ai primi di settembre a istituzioni, parrocchie, municipi e registri pubblici per avere gli elenchi delle vittime della guerra civile e del regime del generale Franco. Garzon intende redigere infatti un censimento giudiziario dei dispersi o di chi è stato fucilato o sepolto in fossi comuni: un primo passo per un possibile avvio di una indagine su quegli anni.
A rispondere all’appello sono stati, per ora, l’Associazione andalusa di memoria storica e la Confederazione generale del lavoro, il sindacato spagnolo, che hanno presentato al magistrato dell’Audiencia nacional una lista di 22.252 repubblicani uccisi in Andalusia, ma anche nella regione dell’Estremadura e nel Nord Africa. Dalle parti di Siviglia sono state poi identificate 168 fosse comuni, mentre nella provincia salirebbe a 12.000 il conto delle vittime.
L’operazione di Garzon parte dalla richiesta di otto associazioni che da tempo chiedono di fare luce sulla sorte dei “desaparecidos” dopo che il Parlamento spagnolo, alla fine del 2007, aveva approvato la legge della memoria storica. Le vittime sono in maggioranza appartenenti al fazione repubblicana, colpita dalla repressione dopo il “sollevamento dei generali” guidati da Franco, con il golpe che nel 1936 provocò una guerra civile durata fino al 1939 e la successiva instaurazione della dittatura. Per gli storici, persero la vita fra le 500.000 e il milione di persone
Secondo la mappa redatta dall'Associazione andalusa di memoria storica e giustizia, sono 11.678 i sivigliani “desaparecidos”, interrati nelle fosse comuni dopo essere stati fucilati o torturati. Per il presidente dell'Associazione, Rafael Lopez, l'80% delle sepolture comuni si trovano in cimiteri e non nelle campagne o lungo le cunette delle strade, come in Castilla o nel nord della Spagna. Un lavoro di indagine compiuto negli ultimi dieci anni da 200 volontari dell'associazione,  ha fornito un primo elenco inviato oggi al giudice Garzon, che può servire come base per l'indagine. In un prossimo futuro le fosse comuni potrebbero anche essere riaperte.
L’operazione di Garzon non ha mancato di scatenare polemiche in Spagna. Il Partito popolare ha accusato il magistrato di “riaprire inutilmente vecchie ferite del passato”. Il quotidiano El Mundo nei giorni scorsi ha pubblicato un editoriale dal titolo “Truculenta garzonata”. In difesa di Garzon si è schierata la Sala di governo dell’Audiencia Nacional che sta valutando l’ipotesi di chiedere al Consiglio superiore del potere giudiziario la tutela del giudica “davanti alle ingiuste e arbitrarie opinioni” rivolte nei confronti di Garzon.

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Commenti all'articolo

  • spalella

    10 Settembre 2008 - 19:07

    Per quel poco che ho sentito su questo giudice spagnolo, e sulle sue campagne, mi sà che ha fatto pratica presso la procura di Milano o comunque una italiana. Va a caccia di farfalle.

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