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Google-Cina, cade la Grande Muraglia Digitale

di Francesco Specchia

Google-Cina, cade la Grande Muraglia Digitale

Dopo gli attacchi degli hacker il motore di ricerca toglie la censura alle sue pagine in mandarino: si possono rivedere le immagini del Dalai Lama e di Tien An Men.



di Francesco Specchia

Dunque, cade il Great Firewall of China, la grande muraglia digitale. Il viandante telematico che oggi digitasse “Dalai Lama” o “Piazza Tien An Men anno 1989” troverebbe, tra centinaia di risultati sgranati sul monitor come un rosario, il volto sorridente del leader tibetano e decine d’immagini della rivolta studentesca sotto Den Xiao Ping, compresa quella, mitica del ragazzo davanti al carrarmato. Fino all'latro giorno, per la cronaca, appariva “nessun risultato” supportato da un paraculesco “in osservanza delle leggi locali non sono visualizzati”.

La notizia che il motore di ricerca più potente del mondo, in maniera solenne, abbia deciso di non censurare più i suoi contenuti nel territorio della Repubblica Popolare è, al contempo, un sussulto d’orgoglio e un atto di coraggio dall’esito incerto. "Orgoglio" perché i ragazzi della Silicon Valley si sono resi conto che il patto col diavolo del 2006  -leggi : il governo cinese, che li aveva obbligati alla censura preventiva-  si stava sempre più tarsformando in un danno d’immagine, ben più importante della perdita dei 300 milioni d’utenti in mandarino e dei 600 milioni di dollari di ricavi l’anno. "Coraggio" perché, dopo la sempre più frequente disattivazione del governo mandarino di YouTube, il danno economico sarebbe, in prospettiva, incalcolabile (specie a favore del diretto concorrente Baidu che già cresce in borsa di più del 15%) . Di più: Google potrebbe lasciare la Cina; ecchisenefrega dei comunisti che possono comprarti tutto ma non l’anima. Eppure, a questo prima o poi si sarebbe arrivato.

Certo, c’è voluto un attacco d’hacker di potenza inaudita a 34 aziende tecnologiche per dare una svegliata allo spirito libertario Usa; c’è voluto il sequestro da parte dei pirati - presumibilmente pagati dal governo- di lettere di dissidenti, lo spegnimento di fiammelle di ribellione nel web per movimentare il Wall Street Journal, il controspionaggio e il segretario di Stato Hilary Clinton che ufficializza “Attendiamo spiegazioni dal governo cinese sulla vicenda”. C’è voluto tutto questo per togliersi dalla trappola dell’autocensura, con tutto il sostegno planetario del popolo della Rete, è come quando Oliver Cromwell a cavallo del New Model Army sconfisse la monarchia inglese. Un rigurgito di libertà. Che, conoscendo il tasso di vendibilità dei cinesi, costerà parecchio. Ma almeno servirà anche alle altre imprese -Yahoo per prima, che faceva delazione sui dissidenti- per sviluppare un “nuovo approccio alla Cina”. Non è una questione di ripicca, ma di amore per il progresso. Don't be Evil sta scritto sotto il logo di Google: non essere malvagi...

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Commenti all'articolo

  • blueeyesplotter

    14 Gennaio 2010 - 09:09

    Finalmente anche la rete prende una posizione sulla censura! Brava Google!

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  • ManuelVRC

    13 Gennaio 2010 - 22:10

    Ho sempre adorato google per i suoi servizi, la sua libertà e la sua grande potenza nel settore informatico. Diciamo che quello che la grande G ha fatto è quello che mi aspettavo. Non si è fatto mettere i piedi in testa dall'antitrust e nemmeno dalla Cina, paese in cui come detto dagli altri gentilissimi utenti è un paese in cui varrà sempre la solito filosofia comunista, dove quello che è loro è loro è quello che è nostro è loro, filosofia completamente sbagliata sotto ogni punto di vista. Forse per la mia giovane età il parere può sembrare scopiazzato da qualche parere paterno, ma posso assicurarvi che se anche appartengo alla generazione 20 parole ho delle idee molto precise sul mondo che mi circonda, sopratutto in questo settore dove google a mio parere domina. Saluti a tutti

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  • gitex

    13 Gennaio 2010 - 20:08

    che ha fatto quello che tutto l'occidente dovrebbe fare e cioè tagliare i ponti con questa nazione governata con pugno di ferro da una banda di comunisti che soggiogano i propri connazionali nonchè i tibetani. Questa Cina che tratta i lavoratori come schiavi ed usa i carcerati per produrre a costo zero. Purtroppo vale sempre il detto "pecunia non olet" e gli industriali americani ed europei sono andati lì a produrre, non per far pagare meno i prodotti, bensì per guadagnare di più, per avidità. E così la Cina è sempre più ricca e sarà anche sempre più potente militarmente. Ma tutti questi soldi guadagnati dai suddetti industriali, anche a spese dei disoccupati occidentali, non servirà loro per comprarsi l'anima al momento del trapasso.

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  • blues188

    13 Gennaio 2010 - 11:11

    Ora si che Google mi prende il cuore. L'ho sempre usato, come tutti, ma da ora in poi diventerà la mia fidanzata (informatica). Spero sia la prima di tante altre aziende americane che si distacca dalla pretese inumane di una Cina che comunista era e comunista rimane, con tutto quello che ciò implica. Se gli occidentali non rialzano la testa, diventeremo schiavi di queste arroganti potenze dedite solo al proprio tornaconto. Ricordo che le prossime guerre passeranno soprattutto dal controllo dei sistemi informatici dell'avversario e Cina, Russia e mondo islamico continuano ad attaccare i nostri server per stabilirne i punti deboli. Se vi capita ogni tanto di non riuscire ad entrare in internet è a causa degli attacchi BOT che le potenze citate pongono in atto e che saturano i server, nascondendo le vere intenzioni malavitose di queste nazioni.

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