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All'Islam non piace, via la Bibbia dai mirini

Azienda Usa toglie le iscrizioni dalle armi per non offendere i musulmani

All'Islam non piace, via la Bibbia dai mirini
L’Islam influenza l’industria americana. E lo fa senza cacciare un euro. Ieri infatti la Trijicon.inc, un’azienda statunitense che produce mirini di vario tipo per l’esercito Usa, ha annunciato un cambiamento radicale nella sua produzione. Radicale almeno dal punto di vista dei valori religiosi.

 Per vent’anni l’azienda ha inciso sui suoi pezzi delle citazioni bibliche, ora grazie all’Islam non succederà più. Alcuni giorni fa il dipartimento della Difesa americano ha contattato la Trijicon per sottolineare il problema dato da quelle citazioni: essendo queste presenti sulle armi dei soldati a stelle e strisce di stanza in Iraq e Afghanistan, potevano far pensare agli autoctoni di trovarsi di fronte a dei nuovi crociati. Un  aiuto indiretto alla propaganda degli estremisti talebani che gli statunitensi preferiscono evitare. Senza contare che anche in patria le scritte erano diventate vessillo di una battaglia per i diritti civili.
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L’azienda ha deciso di  non mettere a rischio il contratto pluriennale da 660 milioni di dollari che ha con l’esercito



La preoccupazione espressa dalla Difesa infatti è seguita a un’inchiesta della Abc e alla successiva lettera di protesta arrivata a Robert Gates, segretario della Difesa: il  Muslim Public Affairs Council (MPAC), un’istituzione che si occupa dei diritti e dell’integrazione degli islamici negli Usa, ha scritto a Gates chiedendo la rimozione immediata delle citazioni. A parere del Consiglio erano solo un mezzo per violare i diritti alla libertà religiosa dei militari americani non cristiani e un assist alla propaganda di Al Qaeda e soci.

 Gli islamici Usa sono stati ascoltati e sui mirini della Trijicon non appariranno più scritte come JN8:12, che rimanda la passo della Bibbia che dice “chiunque mi segua non camminerà mai nell’oscurità, ma avrà la luce della vita”: l’azienda infatti, forse anche per non mettere a rischio il contratto pluriennale da 660 milioni di dollari che ha con l’esercito, è corsa ai ripari annunciando che non manderà più all’esercito mirini con citazioni bibliche.

Inoltre ha inviato al Pentagono 100 kit per modificare i pezzi già spediti, ha garantito la rimozione delle citazioni dai pezzi pronti ancora in magazzino e ha offerto lo stesso servizio agli altri eserciti stranieri che hanno effettuato ordinazioni. Un esempio di chi ne ha già approfittato sono le Forze armate della Nuova Zelanda e dell’Australia che hanno annunciato l’intenzione di rimuovere le iscrizioni dalle armi in dotazioni ai propri effettivi. Così la forza della fede islamica muove anche l’industria americana e, insieme ai costumi, cambia le armi occidentali.

Michelangelo Bonessa 

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Commenti all'articolo

  • tronci.al

    23 Gennaio 2010 - 20:08

    Ha ragione lulumicianera. Lasciamo che siano i musulmani a gloriarsi della morte degli innocenti nel nome del loro Dio di odio (guai a scrivere il suo nome che gli ulema si inc...no) con le scritte delle loro falsità e orrori sulla testa. La quale, per la precisione, serve esclusivamente a questo, non a contenere materia grigia.

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  • lulumicianera

    22 Gennaio 2010 - 20:08

    effettivamente è solo da bigotti mettere scritte religiose su ciò ghe serve per uccidere meglio.Lasciamolo fare agli inneffabili islamici che si cingono la testa coi versetti del Corano prima di compiere una stage di donne e bambini nei mercati

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