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Latte cinese contaminato

Controlli in tutto il mondo

Latte cinese contaminato

Le istituzioni cinesi stanno cercando di contenerla, ma la paura per il latte contaminato con la melanina si fa strada a Pechino e dintorni. Secondo le autorità sanitarie locali, nella seconda metà di settembre sono stati esaminati negli ospedali 256.163 bambini, nati a partire dal 2006 e nutriti con il latte in polvere. In particolare, sarebbero 130.000 i piccoli nutriti con i prodotti della Sanlu, la società al centro dello scandalo.
Una fobia che si allarga a macchia d’olio e va al di là dei confini cinesi. Non solo nella vicina Taiwan, ma anche oltre oceano. La melanina, infatti, è stata rinvenuta anche nello stato americano del Connecticut, dove vengono vendute le caramelle White Rabbit Creamy Candles, importate dal Paese orientale. La U.S Food and Drug Administration aveva avvertito i consumatori di non mangiarle una settimana fa e chiesto ai rivenditori di toglierle dagli scaffali.
In Gran Bretagna sono venuti alla luce dei biscotti che contengono la sostanza incriminata, seppure in bassi libelli. Si tratta di prodotti del marchio Koala, realizzati dalla Lotte China Foods. Co.. La stessa cosa è accaduto in Belgio, con altre caramelle considerate contaminate che sono state immediatamente ritirate dal mercato.
Anche l’Italia ha visto i Nas in azione a Firenze: oltre 30.100 confezioni di prodotti alimentari provenienti da importazioni clandestine sono state sequestrate. Tutta la merce era detenuta in diversi depositi in Toscana e Lombardia.

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Commenti all'articolo

  • curatola

    07 Ottobre 2008 - 17:05

    Basta con questa campagna anticinese! Valorizziamo la qualità dei nostri prodotti e riduciamone i prezzi che nessun mercato sopporta. Come? facendo produrre dove il lavoro o le materie prime costano poco e finendo il prodotto da noi. Investendo nell'automazione laddove serve la quantità. Costruendo imprese all'estero e non pretendendo sempre di lavorare sottocasa e con l'aiuto dei soldi pubblici.

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  • spalella

    02 Ottobre 2008 - 19:07

    E' un'altra prova che la globalizzazione, così come è oggi, non funziona e fa più danni che benefici. Non si può perdere così di botto ed in modo così enorme il controllo sulla vita quotidiana. La globalizzazione avrebbe dovuto iniziare con passi un pò più parziali e controllati. Le aree dovevano essere omogenee per economia tipo, Asia, Africa/sud america, Europa/nord america. Sarebbe stato un accorpamento più logico, senza grossi contraccolpi economici.

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  • Shift

    02 Ottobre 2008 - 16:04

    Sarebbe il caso, visto che la produzione cinese e' selvaggia e senza controlli di nessun genere alla fonte, che le nostre autorita' sulla loro merce imponesse doppi controlli, oltre che una maggiore tassazione, visto che rovinano la nostra produzione locale.

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