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Pakistan, cristiano arso vivo

Non si voleva convertire all'islam

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Pakistan, cristiano arso vivo
L'autista di una ricca famiglia della città pakistana di Rawalpindi è stato bruciato vivo da un gruppo di estremisti musulmani. La sua colpa quella di essersi rifiutato di convertirsi all'Islam. Secondo quanto riferisce il giornale online "Pakistan Christian Post", Arshad Masih, 38 anni, è morto questa notte all'ospedale Sacra Famiglia dove era ricoverato, dopo aver subito ustioni sull'80% del corpo lo scorso venerdì.

Quel giorno un'altra tragedia si è consumata: la moglie dell'autista, Martha Bibi, domestica della stessa famiglia per cui lavorava il marito, è stata stuprata da alcuni poliziotti della caserma dove era andata per denunciare il caso. La violenza è avvenuta davanti ai tre figli di età compresa fra 7 e 12 anni.

La coppia prestava servizio alla famiglia dal 2005. Negli ultimi tempi i due erano stati accusati di un furto in casa e ulteriori dissapori erano emersi per questioni religiose. Masih aveva ricevuto pressioni da parte del suo datore di lavoro per convertirsi, ma lui si sarebbe rifiutato. Le organizzazioni cristiane locali si sono mobilitate ieri chiedendo al governo della provincia del Punjab di punire i responsabili dell'omicidio e avviare un'inchiesta sulla violenza sessuale.

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Commenti all'articolo

  • ilpensatorevero

    04 Maggio 2016 - 19:07

    Gente non divagiamo... Un gruppo di persone commette immondi reati, semplice: Arresto, processo,condanna, pena (di morte), se necessario anche pubblica x scoraggiare emulazioni. In paesi come il Pakistan questo è l'unica strada percorribile: fai qualcosa di abominevole: punizione bestiale. Ne punisci ferocemente uno (ovviamente dopo essere certi della sua colpevolezza) per educarne mille.

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  • r2

    26 Marzo 2010 - 10:10

    I cattolici hanno avuto, molti anni fa, l'accortezza di centralizzare tutto. Il papa comanda e detta, nelle forme che vediamo, la direzione. Se si è d'accordo con "Roma" allora si è d'accordo anche con il più sperduto prete della Patagonia e suoi fedeli. Nell'Islam non è così. Ogni iman può lanciare la fatwa o indire una guerra santa o scagliarsi contro l'iman avversario e fargli guerra in nome di Dio. L'Islam marocchino è ben diverso dall'Islam sudanese. Ognuno se la canta e se la smena a modo e circostanze sue. In una situazione del genere come si fa? Si consideri poi che anche noi sino a qualche tempo fa avevamo abitudine di servirci della religione per combinarne di tutti i colori, Vandea e Valdesi ad esempio, e se guardiamo l'ambiente dove vivono possiamo dire che un pò assomiglia a quello Ns del 700 inizi 800. Forse la cosa più saggia ma difficile da realizzare è tenerli piuttosto lontani. Il più possibile altrimenti come saranno un certo numero avremo guai seri. Saluti

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  • cerbiatta

    23 Marzo 2010 - 17:05

    Notizie sconvolgenti come queste dovrebbero farci riflettere seriamente sul tema dell'integrazione. Dice bene gasparotto, chi nasce integralista non è disposto ad accettare altre regole se non le sue e chi non le accetta non è degno di vivere. Se questi sono i loro principi, non c'è margine per il dialogo e vengono a mancare quindi le condizioni per qualsiasi forma di integrazione.

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