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Hawa, ginecologa somala che sfida l'islam e chiede aiuto all'Italia

I miliziani hanno saccheggiato il suo ospedale alla periferia di Mogadiscio: "Non possiamo più lavorare, servono aiuti medici e protezione per la nostra stuttura"

Hawa, ginecologa somala che sfida l'islam e chiede aiuto all'Italia
"Chiediamo aiuto all’Italia perchè noi somali siamo abituati sin da piccoli a vivere con voi. Aiutateci a riaprire l’ospedale di Afgoye  saccheggiato dai miliziani islamici perchè al momento non possiamo più lavorare". E’ questo l’appello lanciato dalla dottoressa somala Hawa Abdi Dhiblawe, una ginecologa che da anni sfida le milizie  islamiche somale più estremiste per curare le donne in difficoltà  nel suo ospedale che si trova alla periferia di Mogadiscio.
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"I miliziani del Partito islamico che avevano occupato la scorsa settimana il nostro ospedale  se ne sono andati - ha spiegato - ora l’edificio è ritornato sotto il  nostro controllo e ci sono anche delle guardie che lavorano con noi  che ci proteggono"


Nonostante il sud della Somalia sia controllato quasi esclusivamente dalle milizie dei Giovani Mujahidin (Shabab), vicini ad  al-Qaeda, e dal Partito islamico somalo (Hizb al-Islami) anch’esso di  estrazione salafita, la ginecologa ha deciso di non abbandonare il suo  paese ed è rimasta in Somalia a svolgere il suo lavoro di medico,  affrontando con coraggio le minacce degli estremisti.

Dal piccolo villaggio di Afgoye, 20 chilometri a sud di  Mogadiscio, dove si trova il suo ospedale, Hawa è riuscita a mettersi  in contatto con AKI - ADNKRONOS INTERNATIONAL attraverso il quale ha lanciato un appello al governo italiano. "I miliziani del Partito islamico che avevano occupato la scorsa settimana il nostro ospedale  se ne sono andati - ha spiegato - ora l’edificio è ritornato sotto il  nostro controllo e ci sono anche delle guardie che lavorano con noi  che ci proteggono". Ma la situazione resta difficile. "Il problema -   ha aggiunto - è che durante l’incursione, i miliziani islamici hanno  rubato tutto:  soldi, medicine e attrezzature. In questo momento   l'ospedale è vuoto. Non ho più una sala operatoria nè altro e  quindi non posso lavorare". Ecco perchè "chiedo all’Italia di  inviarci aiuti medici e di fare pressioni sulla comunità internazionale per garantire maggiore sicurezza al nostro ospedale e  permetterci di lavorare".

Lo scorso 5 maggio, un gruppo di uomini armati  somali ha fatto irruzione, occupato e saccheggiato la clinica che opera nel corridoio di Afgooye. Una struttura che cura in particolare  donne che hanno avuto complicazioni durante il parto, e persone  colpite dalla malnutrizione e dal colera che sta infettando tutta la  regione.
  
"In questo momento i miliziani islamici hanno tolto le loro  bandiere nere dall’ospedale - ha spiegato ancora Hawa - ma si trovano   ancora nella zona che è sotto il loro controllo. Io ho parlato con  uno dei loro capi il quale si è anche scusato sostenendo che   l'incursione sia stata frutto di un malinteso, ma resta il fatto che  ci hanno tolto tutto".
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La struttura cura in particolare  donne che hanno avuto complicazioni durante il parto, e persone  colpite dalla malnutrizione e dal colera che sta infettando tutta la  regione



Gli uomini della formazione armata salafita  avevano infatti assaltato l’ospedale accusando alcune sue guardie di  essere implicate nell’omicidio di uno dei loro leader.

  La scorsa settimana anche il deputato somalo, Omar Burale, aveva  lanciato un appello a nome del Parlamento chiedendo ai miliziani di   porre fine all’occupazione dell’ospedale di Hawa. Secondo alcune fonti  l'assalto dei miliziani islamici, tra i quali sono stati visti diversi  ragazzini, ha provocato la morte di quattro persone. La ginecologa   somala, titolare dell’ospedale, era stata sequestrata per alcune ore e  poi rilasciata dietro il pagamento di un riscatto. Di questo Hawa   preferisce non parlare, perchè ancora scossa dalla terribile   esperienza, ma è decisa più che mai a riprendere il suo lavoro.   "Fino a poco tempo fa avevano più di 100 posti letto - ha spiegato   orgogliosa - ed al momento dell’incursione avevamo 70 persone  ricoverate, in buona parte donne".

Chi è Hawa -  Sessantatrè anni, prima ginecologa della  Somalia, Hawa parla perfettamente italiano visto che ha frequentato  una scuola italiana a Mogadiscio. "Sono cresciuta con gli italiani,  parlo la loro lingua sin da quando avevo 3 anni. Lo stesso è stato   per tutte le persone della mia generazione e per questo che ho deciso   di lanciare questo appello agli italiani, sono gli unici che possono   aiutarci".
  
Laureata in medicina in Ucraina, Hawa oltre a curare i pazienti  dell’ospedale, gestisce un appezzamento di terreno di 470 ettari che  con il finanziamento della cooperazione italiana è stato coltivato a  verdura, banane e mais per sfamare la popolazione locale.
Considerata la paladina delle donne somale, la ginecologa nel   2007 è stata nominata 'Donna dell’annò dal sito informativo locale   'Hiiraan.com', diretto dal giornalista somalo Salaad Xiis. Hawa è   stata la prima dottoressa che ha dedicato la sua vita ad aiutare il   popolo somalo, ma sicuramente non sarà l’ultima: accanto a lei  lavorano infatti anche le due figlie, Amina Mohamed Abdi e Deqa  Mohamed Abdi, entrambe laureate in medicina negli Stati Uniti.


Hamza Boccolini

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Commenti all'articolo

  • bimbomix

    20 Maggio 2010 - 12:12

    Assolutamente da appoggiare iniziative come queste, con ogni mezzo. Purtroppo la libertà delle donne islamiche deve passare attraverso loro e grazie a loro . Solo così ci sarà la vera integrazione. Il "purtroppo" della frase precedente è dovuto alla consapevolezza che ciò avverrà a prezzo di molte vite . Prepariamoci

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