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Pyongyang revoca gli accordi militari con Seoul

Il capo di stato ha minacciato un attacco immediato se viene violata la frontiera nel Mar Giallo. Dal sud partono misure sanzionatorie

Pyongyang revoca gli accordi militari con Seoul
Cresce l'attrito tra le due Coree - La tensione nella penisola coreana sta salendo alle stelle. La causa è il risultato dell'inchiesta della commissione riunita per far luce sull'affondamento della corvetta sudcoreana Cheonan colata a picco lo scorso 26 marzo. Nella sciagura sono morti 46 marinai. Questa mattina un altro annuncio allarmante da parte della Corea del Nord. L’esercito ha annunciato che metterà fine a un accordo che mira a prevenire ogni confronto armato con la Corea del Sud. Il capo di stato maggiore nordcoreano, in un messaggio trasmesso alle forze armate sudcoreane, ha inoltre minacciato un attacco immediato se il Paese vicino violasse la frontiera tra le due Coree nel Mar Giallo, come ha affermato ieri.

Chiuse le relazioni con Seoul - Questo nuovo annuncio arriva proprio mentre Pyongyang ha deciso di rompere le relazioni bilaterali con Seoul e ha lanciato ieri nuove minacce contro la Corea del Sud. Il segretario di stato americano Hillary Clinton ha ribadito ieri il suo sostegno alla Corea del Sud e che intende far pagare alla Corea del Nord il naufragio della corvetta. Inoltre ha chiesto al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite di sanzionare nuovamente Pyongyang. Clinton ha anche invitato il regime di Pyongyang a interrompere le sue provocazioni e la sua politica di minacce.

L’Unione Europea e l'Associazione delle nazioni del sudest asiatico (Asean) hanno espresso una profonda preoccupazione per la tensione crescente nella penisola coreana e hanno invitato tutte le parti ad "esercitare moderazione". L’appello è contenuto in una dichiarazione congiunta emessa al termine di una riunione dei ministri degli Esteri Ue-Asean a  Madrid, nella quale si esorta Pyongyang ad "astenersi da azioni che   possano esacerbare la situazione".

La reazione del Sud - La Corea del Sud si prepara a investire formalmente, con ogni probabilità già la prossima settimana, il Consiglio di Sicurezza dell'Onu del caso dell'affondamento della corvetta Cheonan, dando così il via al processo sull'adozione di misure contro Pyongyang. Processo che si presenta lungo e tortuoso. L'obiettivo è non far passare troppo tempo dall'annuncio di giovedì scorso che a causare l'incidente era stato un siluro della Corea del Nord.

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Commenti all'articolo

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    28 Maggio 2010 - 02:02

    ATTENDIAMO CON ANSIA L'ANNUNCIO DELLA PROSSIMA MANIFESTAZIONE CONTRO L'AGRESSIONE DELLO STATO COMUNISTA DELLA COREA DEL NORD AI DANNI DELLO STATO DEMOCRATICO DELLA COREA DEL SUD.DI SICURO CENTINAIA DI MIGLIAIA DI PACIFISTI A TEMPO PIENO SUPPORTATI DAI LORO CAPI NON FARANNO MANCARE LA LORO VOCE......

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  • fonty

    fonty

    27 Maggio 2010 - 16:04

    Cari i miei compagni, che sponsorizzate un malaugurato ritorno della falce e martello anche da noi, guardate verso il vostro popolo fratello della Corea del Nord, come sono messi. E non fosse mai che dopo un proditorio attacco all'altra Corea con conseguente conflitto non dobbiate essere costretti per spirito di bandiera a sostenere gli aggressori. Del resto è già successo, ricordate? Ungheria 1956.

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  • delusodasilvio41

    27 Maggio 2010 - 13:01

    Tutte le dittature hanno bisogno che il popolo venga distratto da demenziali rigurgiti nazionalisti, da improbabili minacce esterne e congiure internazionali. Devono far dimenticare la mancanza di libertà e, nel caso in questione, l'estrema indigenza nel quale vive.

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  • claudioF

    27 Maggio 2010 - 12:12

    La Corea del Sud si trova in una pessima situazione. La Corea del Nord, protetta dalla Cina, farà pressing per ottenere maggiori benefici possibili da questa situazione, potrebbe perfino attaccare lo stato gemello e la Comunità Internazionale non avrà abbastanza forza per contrastare il duo Coreano-Cinese. Affidarsi alla serierà di un personaggio come la Clinton, la quale si fodera gli occhi col prosciutto su temi delicatissimi come i diritti umani che in Cina non esistono, trasmette un forte sentimento di solidarietà nei confronti della Corea del Sud. Oltre al danno questa nazione subirà anche una bella beffa. Se in Obama we trust allora stiamo a cavallo...

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