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Kirghizistan. Il bilancio è di 117 morti. Tutti in fuga verso l'Uzekekistan

Al contrario l'Uzbekistan chiude i confini. Intanto si attende l'invio di un contingente russo

Kirghizistan. Il bilancio è di 117 morti. Tutti in fuga verso l'Uzekekistan
La fuga -  Sale a 117 morti e 1485 feriti il bilancio degli scontri a Osh e Jalal-Abad, in Kirghizistan.  Ed è fuga verso i campi profughi allestiti in Uzkekistan. Donne, anziani e bambini si muovono in massa per scappare dall’inferno di una strage che ha già fatto più di un centinaio di morti.  Oggi il rischio è quello di una crisi umanitaria. Il governo della città di Taskent  sta tentando di rifornire con acqua, cibo e medicinali, le innumerevoli persone che stanno disperatamente attraversando il confine, nella speranza di un riparo di fortuna presso scuole, fabbriche ed altri edifici resi disponibili. Non è ancora certo il numero degli uzbeki in fuga, ma, secondo una breve e provvisoria stima effettuata dalle organizzazioni umanitarie d’emergenza, quasi 100mila persone hanno già varcato il confine, approdando alla zona orientale del Paese. 

Gli scontri non si placano-  Ancora scontri a fuoco si sono verificati nella giornata di domenica, ormai a terza di violenze in Kirghizistan. Gruppi di rivali hanno infatti trasformato le ciittà a Sud in zone di guerra, incendiando a tappeto migliaia di villaggi. Il Vice del governo provvisorio, Ministro delle Finanze, Temir Sariev, ha comunicato che «non abbiamo abbastanza forze per contrastare i gruppi armati che irrompono da una parte all’altra del Paese».  Lo stato di emergenza è stato esteso a Jalalabad. Sono inoltre stati inviati cinque aerei di soldati nella regione e sono stati mobilitati i riservisti, dai 18 ai 50 anni. Un coprifuoco di ventiquattro ore è stato ordinato dal governo a Osh, dove gli scontri si prolungano dallo scorso giovedì. Ma la violenza incalza.

Confini chiusi tra il Kirghizistan e l'Uzbekistan. Il governo di Tashkent ha infatti deciso di serrare le sue porte d'ingresso dopo che già 45 mila profughi erano entrati nel suo territorio per fuggire degli scontri.
Ad affermare la decisione è statp il vicepremier Abdullah Aripov, il quale ha anche lanciato l’allarme per la necessità di aiuti umanitari per far fronte all’emergenza.

SOS Russo - Intanto i Paesi del Patto Collettivo di Sicurezza (Russia, Armenia, Bielorussia, Kazakistan, Tagikistan, Uzbekistan e Kirghizistan) hanno terminato un meeting in cui non si è escluso l'invio di un contingente in Kirghizistan, ormai sull'orlo di una sanguinosa guerra civile. A tal proposito si apprende che i responsabili dell’aeroporto di Osh, la città del sud del Kirghizistan da tre giorni teatro di violentissimi scontri, hanno ricevuto l’ordine di prepararsi all’arrivo di truppe russe. La notizia non è ancora stata confermata e non si sa se si tratta di un tentativo di far rientrare i disordini.

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