Cerca

Marea nera, BP asseconda le richieste di Obama

Saranno versati 20miliardi di dollari in un fondo per il risarcimento dei danni causati dalla perdita di greggio nel Golfo del Messico

Marea nera, BP asseconda le richieste di Obama
Richieste assecondate - Il colosso petrolifero britannico BP, assecondando le richieste dell’amministrazione Obama, è disposta a versare 20miliardi di dollari in un fondo per il risarcimento dei danni provocati dal perdita di greggio nel Golfo del Messico causati dall’esplosione della piattaforma petrolifera Deepwater Horizon, che dal 20 aprile scorso riversa in mare migliaia di barili di greggio al giorno. Il fondo, secondo quanto anticipa il New York Times che cita fonti della Casa Bianca, sarà gestito da Kenneth Feinberg, lo stesso che ha amministrato i risarcimenti per gli attentati dell’11 settembre. Ma l’accordo, sottolinea la fonte, non è ancora definitivo.

Secondo i termini preliminari dell’accordo, Bp avrebbe diversi anni a disposizione per versare il denaro, così da poter gestire al meglio il flusso di cassa, mantenere la propria solvenza e non spaventare gli investitori. A complicare il negoziato è stato un elemento ancora impossibile da valutare: l’entità delle spese per la pulizia e il mancato profitto, almeno fino a quando la perdita continuerà a riversare greggio in mare.
Fino ad ora la Bp ha speso 1miliardo di dollari.


Limite alle cause civili - Così, nel suo primo discorso alla nazione dallo Studio ovale,  Barack Obama ha difeso la risposta del governo alla crisi annunciando che il 90% della marea nera del Golfo del Messico sarà catturata entro qualche settimana. David Cameron, dal canto suo, aveva riposto dicendo che la Bp è pronta ad assumersi le proprie responsabilità nel disastro ambientale, ma deve esserci un limite alle cause civili che possono essere intentate contro la compagnia. «So, dalle conversazioni avute con la Bp, che vogliono avere il ruolo più ampio possibile nel contenimento della perdita - ha detto Cameron - nel far fronte ala pulizia e nel risarcimento agli albergatori, ai pescatori e a quanti hanno sofferto. Ma se è importante che la Bp paghi, è altrettanto importante che non ci sia gente che presenta richieste di risarcimento tre o quattro volte». Dunque Cameron ha ridimensionato il confronto diplomatico tra Washington e Londr: «La cosa importante è che questa non diventi una questione tra Usa e Gran Bretagna - ha detto - il presidente Obama non lo viole e non lo voglio nemmeno io. Ho detto con chiarezza che dobbiamo garantire la stabilità finanziaria della Bp, che è nei nostri interessi e in quelli degli Stati Uniti».  

Obama ha poi riconosciuto che la moratoria sulle trivellazioni offshore «crea delle difficoltà alle persone che lavorano sui pozzi ma per la loro sicurezza e per la sicurezza dell’intera regione - ha rimarcato il presidente - dobbiamo prima capire cosa sia effettivamente successo». Secondo l’inquilino della Casa Bianca, il disastro del Golfo è suonato come un «potente e doloroso campanello di allarme» sulla necessità di rendere gli Stati Uniti meno dipendenti dai carburanti fossili. «Il futuro dell’energia pulita è adesso», ha affermato auspicando un appoggio bipartisan alla legge di riforma dell’energia

Il presidente di Bp Carl-Henric Svanberg, prima di entrare nel meeting, si era detto pronto ad «assicurare che tutte le legittime richieste di risarcimento siano coperte in modo equo e tempestivo». A fare da supervisore per il fondo dovrebbe essere la stessa persona che aveva seguito i risarcimenti delle vittime degli attacchi terroristici dell’11 settembre, ovvero Kenneth Feinberg, poi nominato «zar dei compensi» dell’amministrazione Obama. Il presidente Obama parlerà dal Rose Garden della Casa Bianca al termine dell’incontro.

Brucia petrolio raccolto – Nel frattempo sono iniziate le operazioni per bruciare il greggio raccolto dopo la fuoriuscita dalla falla nella piattaforma Deepwater Horizon, esplosa lo scorso aprile e quindi collassata in mare. L’operazione fa parte del piano per arrivare a triplicare la quantità di greggio che si riesce a "catturare" prima che arrivi in acqua. Le ultime stime sulla fuoriuscita parlano di 60mila barili al giorno. Il petrolio viene pompato dal pozzo verso un’imbarcazione speciale sulla superficie, dove viene bruciato e non solo raccolto. Il sistema assorbe il petrolio tramite una serie di tubi sul fondale marino, una volta raccolto il greggio viene fatto bruciare con un mix di aria compressa e infiammante. I vertici di Bp, oggi alla Casa Bianca per incontrare il presidente Barack Obama, sostengo che il sistema, una volta arrivato a pieno regime, sarà in grado di bruciare da 210.000 a 420.000 galloni (1,6 milioni di litri) al giorno.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

Commenti all'articolo

  • agosman

    17 Giugno 2010 - 23:11

    Ma guarda com’è bravo il governo americano . Non si ricorda più di quello che ha causato la statunitense Union Carbibe a Bhopal in India? Lì ci furono più di ventimila esseri umani morti e non pesci, uccelli e mancati guadagni da parte di pescatori e operatori turistici. Ciò nonostante il fasullo premio nobel ha preteso (posso immaginare i toni) venti miliardi di dollari dalla BP in un fondo amministrato da loro. Al contrario per la nota vicenda di Bhopal (per maggiori e dettagliate informazioni vedere http://www.cdca.it/spip.php?article1239) poco o nulla di risarcimento dopo più vent’anni per quei poveri disgraziati, nonostante gli iniziali 3.3 miliardi di dollari di richiesta da parte del governo indiano siano stati ridotti a 470 milioni e il presidente della Union Carbide, Warren Anderson, già arrestato dalla polizia indiana e poi liberato su cauzione di appena 2000 dollari fuggì negli USA e rifiutò in seguito di presentarsi in Tribunale che lo dichiarò contumace. Benchè inseguito da un mandato di cattura internazionale, viveva da nababbo in una villa, ma per l’efficiente polizia americana era irreperibile. E quando due giornalisti lo scovarono una corte americana trovò il modo di negare l’estradizione all’India. Vergogna. Obama ora ha una buona occasione per dimostrare anche a coloro, che come me lo considerano un bluff, di essere veramente quello che dice di essere. Un atto di giustizia è un atto di giustizia per sempre anche a distanza di anni. Se è un uomo giusto ritorni sulla vicenda di Bhopal e faccia ciò che i suoi predecessori hanno colpevolmente omesso di fare. Siamo al paradosso: una giusta pretesa di risarcimento da parte americana nei confronti della BP stride così fortemente con la vicenda di Bhopal causata della Union Carbide da gridare vendetta al cospetto di Dio e degli uomini tanto da farla apparire più come un atto di arroganza e di prepotenza.

    Report

    Rispondi

  • NORAX

    16 Giugno 2010 - 20:08

    Il presidente Obama si dice infuriato per la catastrofe ecologico-ambientale causata dalla BP e tutto ciò è assolutamente comprensibile, ma chi si ricorda (31 marzo 2010) del suo programma di nuove trivellazioni in giro per il mondo in aree coperte da moratoria? Oggi parla di energie pulite, di cambio di rotta della politica di approvvigionamento energetico, ma quello che risulta lampante è che alla sua rapida ascesa sta seguendo la repentina discesa di consensi e credibilità. Anche uno sciocco poteva prevedere che prima o poi lo sfruttamento ai limiti del possibile del sottosuolo alla ricerca di continui giacimenti avrebbe potuto significare le conseguenze che oggi sono sotto gli occhi di tutti. Obama si deve infuriare con se stesso: se il 31 marzo 2010 avesse proposto miliardi di dollari in energie alternative avrebbe potuto dire "ecco ve l'avevo detto", invece ora sembra il bue che dice cornuto all'asino. L'America aveva bisogno di un messia per il dopo Bush ma ha preso un granchio.

    Report

    Rispondi

blog