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Il Senato USA pronto a varare l'"Ammazza Internet"

La legge permetterà al Presidente di staccare la spina alla rete per 120 giorni. E scoppiano le proteste

Il Senato USA pronto a varare l'"Ammazza Internet"
Più che di bavaglio si può parlare di un vero e proprio black-out. Gli Stati Uniti, infatti, starebbero studiando “l’ammazza Internet”, una sorta di bottone magico che permetterà al presidente Barack Obama di annullare la rete per un massimo di 120 giorni in caso di gravi minacce alla sicurezza nazionale.
Il provvedimento, presentato dal senatore Joe Liberman, è però già al centro di una bufera non solo politica ma dell’intera opinione pubblica: in una realtà che sin dalla sua Carta Costituzionale ha considerato la libertà d’espressione un bene inalienabile non dello statunitense ma dell’uomo in genere (non a caso negli USA non esiste un “articolo 21” nella Costituzione), una legge che possa permettere di oscurare il principale mezzo di trasmissione delle notizie non è sicuramente ben vista.

Kill Switch – Questo il nome della proposta che, rimandando al tema della protezione del cyberspazio come risorsa nazionale (Protecting Cyberspace as a National Asset Act), ha appena incassato l’ok dalla Commissione per la sicurezza nazionale e gli affari governativi del Senato Usa. Insomma, il prossimo passo sarà rappresentato dal definitivo semaforo verde dall’assemblea.
In pratica la legge, nata per tutelarsi da attacchi virtuali e non, prevede anche la possibilità di chiedere alle principali aziende del settore di staccare la spina, sospendendo le connessioni per un limite massimo di 120 giorni (oltre il quale è necessaria l'autorizzazione del Congresso). A dover sottostare al provvedimento: fornitori di connettività, motori di ricerca, case produttrici di software e hardware. Insomma tutti gli attori del mondo on line, tanto che proprio sull’applicazione “allargata” del Kill Switch si sono fomentate le maggiori polemiche.

L’American Civil Liberties Union e il Center for Democracy & Technologies, infatti, sono sul piede di guerra. In una lettera pubblica al Senato Statunitense, infatti, i contrari alla proposta di legge hanno sottolineato come: "la legislazione sulla cybersicurezza non deve erodere i diritti della popolazione, quindi nemmeno le misure d'emergenza non devono, senza fondati motivi, interrompere le comunicazioni Internet". A tal proposito, la preoccupazione degli scettici è che la dicitura generalizzata di “infrastrutture critiche” possa allargare il campo di intervento del Governo in modo indiscriminato.

Intanto, finito nell’occhio del ciclone, il senatore indipendente filo-democratico Joe Liberman ha trovato un paragone che sicuramente non gli ha fatto guadagnare punti agli occhi dell’elettorato americano. Difendendo il provvedimento al vaglio, infatti, il senatore del Connecticut ha preso come modello la Cina, non certo esempio virtuoso di libertà d’informazione e tutela dei diritti umani.
“La Cina può disconnettere parti di Internet in tempo di guerra - ha dichiarato il Senatore -. Abbiamo bisogno di poter fare lo stesso”.

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