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Kosovo indipendente, Belgrado giura: non lo riconosceremo mai

La Corte di giustizia internazionale ha confermato l'indipendenza del Paese balcanico. Frontiere a rischio scontri

Kosovo indipendente, Belgrado giura: non lo riconosceremo mai
Il Kosovo è uno stato sovrano e indipendente come tutti gli altri. La Corte di Giustizia internazionale ha espresso il suo parere  sullo status del territorio balcanico oggetto di guerre e contese.  Secondo i giudici dell'Aja la secessione del Kosovo dalla Serbia non viola il diritto internazionale perché "la proclamazione dell'indipendenza non è un atto contrario al diritto internazionale". La sentenza non è vincolante ma è considerata dall'alto valore simbolico per l'autorevolezza dell'autorità che l'ha emanata. il presidente della Corte, Hisashi Owada, ha letto le motivazioni della scelta spiegando che "la dichiarazione di indipendenza deve essere considerata alla luce della situazione di fatto che ha portato all’indipendenza".

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Tra i 15 giudici, nove si sono espressi a favore e cinque (tra cui il vice presidente Tomko) contro. Un quindicesimo si è ritirato per motivi personali ed è stato sostituito da una giudice cinese che però non ha votato non avendo partecipato alle discussioni.

Pristina aveva dichiarato unilateralmente l’indipendenza il 17 febbraio 2008 dopo i falliti tentativi di negoziato con la Serbia. D’urgenza Belgrado convocò il parlamento serbo per “annullare” e dichiarare “illegale” l’atto d’indipendenza invocando la risoluzione Onu 1244 del 1999 che afferma il Kosovo “parte integrante del territorio serbo”.
Secondo la Corte Internazionale di giustizia, l'indipendenza non è contraria a questa risoluzione perché non era esplicitamente proibito che il Kosovo potesse sganciarsi dalla Serbia.

Guerra diplomatica
– Russia e Cina si rifiutarono di abrogare la risoluzione del Consiglio di Sicurezza dando avvio a un braccio di ferro fra Serbia e tutti i Paesi che riconoscono lo Stato del Kosovo ritirando gli ambasciatori da Washington, Parigi, Ankara e molte altre capitali. L’Italia riconobbe lo Stato balcanico un mese dopo la proclamazione, il 18 marzo. Nell’area l’atmosfera è sempre stata incandescente con rivendicazioni da una parte e dall’altra. A Mitrovica - roccaforte serba in Kosovo - si sta già muovendo la polizia nel timore di possibili manifestazioni di opposto tenore da parte delle due comunità contrapposte, quella serba a nord e quella albanese nel settore meridionale della città.

Il parere della Corte - A livello di comunità internazionale si giunse a un accordo l’8 settembre 2008 quando l’Assemblea generale delle Nazioni Unite accolte la richiesta di Belgrado di ottenere dalla Corte internazionale di giustizia un parere consultivo circa la legalità dell’indipendenza del Kosovo.

"Ogni frontiera a rischio" - La sentenza era attesa con apprensione a Belgrado, che considera l'indipendenza una palese violazione del diritto internazionale. A poche ore dal pronunciamento, il ministro degli Esteri Vuk Jeremic - presente all'Aja - era intervenuto per lanciare un avvertimento alla comunità internazionale: "Se sarà approvata la secessione, allora nessuna frontiera del mondo e della regione sarà più sicura. Ci aspettiamo che venga affermato il diritto internazionale che è estremamente chiaro riguardo la sovranità e l’integrità territoriale dei Paesi", ha aggiunto.

Gli Stati Uniti con Pristina - Ieri, Washington aveva ribadito il pieno sostegno al Kosovo attraverso un incontro fra il vicepresidente US Joe Biden e il primo ministro del Kosovo, Hashim Thaci. Biden "ha ribadito il pieno sostegno degli Stati Uniti a un Kosovo indipendente, democratico, unito e multietnico e il cui futuro si iscrive fermamente nell’ambito delle istituzioni europee e transatlantiche", si legge in un comunicato della Casa Bianca.

Il riconoscimento è meramente un atto politico. Nel diritto internazionale manca un'autorità centrale e i rapporti si basano sulla diplomazia o in alternativa sulla forza. Finora 69 paesi su 192 aderenti alle Nazioni Unite hanno riconosciuto l'indipendenza del Kosovo. In pratica tutto si gioca su questi numeri. Fra i 69 ci sono gli Stati Uniti e mancano la Cina e la Russia. Nell'Unione europea 22 Stati hanno riconosciuto Pristina, mentre non lo hanno fatto Spagna, Grecia, Romania, Slovacchia e Cipro perché al loro interno esistono movimenti secessionisti che potrebbero avanzare nuove rivendicazioni. In assenza di un'intesa internazionale ci si può aspettare di tutto nella regione. Gli scontri non sono mai finiti anche se hanno perso d'intensità. Ora il rischio è che il parere risvegli il nazionalismo serbo.

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Commenti all'articolo

  • degrel0

    24 Luglio 2010 - 13:01

    ...il generale Baffino D'alema,il gran bombardatore di Belgrado:è l'uomo che non deve chiedere mai(al Parlamento)quando andare in guerra!

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  • pippo65

    24 Luglio 2010 - 12:12

    Pienamente d'accordo con tutti i commenti qui sotto.

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  • AndreF

    23 Luglio 2010 - 19:07

    che ora che il comunismo è morto e sepolto per un futuro per la nostra Europa cristiana un alleanza con la Russia e i paesi dell'est europa ortodossa sia inevitabile.In quanto non solo vicini a noi e potenziali alleati nella lotta contro l'avanzata islamica che rischia di sommergerci riportandoci al medioevo. Abbiamo bisogno del loro numero e della loro forza che risiede proprio nel non essere dei raffinati buonisti all'occidentale ma che invece ben comprendono cosa vuol dire avere a che fare con l'islam e che quindi rispondono a questi di conseguenza. Dobbiamo abbandonare la fallita e multiculturale america(origine di ogni buonismo) per allearci con la giovane russia molto più vicina a noi e cuscinetto contro la barbaria asiatica e medio-orientale.Quando capiremo questo molti delle fesserie che facciamo(tipo Kosovo) non si ripeteranno.Ora la maggior alleata per gli USA nell'europa è paradossalmente la sinistra europea con le sue nocive idee multiculturali;sono gli USA l'URSS di oggi.

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  • blues188

    23 Luglio 2010 - 16:04

    Parteggiavo per la Croazia, tempo addietro. Ma ora, alla luce di nuovi fatti, sta lentamente cadendo il velo di antipatìa verso la Serbia. Gli albanesi sono quanto di peggio possa augurare un ipotetico nemico ed è da comprendere la loro difficoltà.

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