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L'Isola di Pasqua vuole l'indipendenza

Ma da Santiago rispondono: "è una richiesta senza senso"

L'Isola di Pasqua vuole l'indipendenza
L’indipendenza dell’Isola di Pasqua è una richiesta "senza senso", avanzata solo da una minoranza della popolazione. Così il rappresentane del governo cileno Raul Celis ha risposto all’aut-aut lanciato mercoledì dal Parlamento Rapa Nui. «Se il governo di Santiago non ci ascolta - aveva detto il presidente dell’Assemblea Rapa Nui, la popolazione indigena dell’isola, Leviante Araki - sarà indipendenza».

«Posso dire con certezza che la posizione di Araki è assolutamente minoritaria nell’Isola. L’indipendenza dal Cile non è tra le preoccupazioni degli abitanti", ha detto Celis sbarcato nell’isola per parlare con alcuni manifestanti che hanno occupato simbilcamente istituzioni del governo. «Dobbiamo amministrare le nostre terre d’intesa con il governo - aveva detto Araki - Se l’esecutivo non ci presta attenzione ce ne andiamo verso il Pacifico. Dove - ha spiegato - sarebbe pronta una trattativa con la Polinesa, con cui è stato già firmato un trattato».

Nelle dichiarazioni rese a Radio Cooperativa, Akaki aveva chiesto che «tutte le terre dell’isola siano restituite ai loro proprietari. Che hanno sopportato per oltre 140 anni». Celis ha ricordato che il Cile è uno Stato di diritto e che anche nell’Isola di Pasqua, in quanto «parte del suo territorio», si deve rispettare la legge nazionale. Per il rappresentante del governo, il parlamento Rapa Nui non è che «uno dei tanti organi che esistono nell’isola di Pasqua e non rappresenta in maniera così decisiva» gli interessi del luogo.

Il governo cileno comunque ha intenzione di avviare trattative per compensare le famiglie che oltre 50 anni fa furono espropriate dei loro possedimenti per fare spazio a diverse istallazioni. Un tema «complesso» ha spiegato Celis, affidato alla Commissione per lo sviluppo dell’isola di Pasqua, cui verrà incaricato di registrare e censire le prove delle eventuali espropriazioni.

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