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I talebani attaccano: altri cinque militari uccisi in Afghanistan

Salgono a 23 i decessi negli ultimi cinque giorni. Domani, intanto, il discorso di Obama sulla fine della guerra in Iraq

I talebani attaccano: altri cinque militari uccisi in Afghanistan
Tornano a colpire i talebani che agiscono in Afghanistan. Per il quinto giorno consecutivo, infatti, i ribelli mediorientali hanno compiuto un atto terroristico contro un convoglio della Isaf (Forza internazionale di assistenza alla sicurezza, la missione a guida Nato in Afghanistan), uccidendo cinque soldati di cui quattro statunitensi.
Ancora una volta i talebani hanno utilizzato un ordigno rudimentale ai bordi della strada, una delle strategie terroristiche più utilizzate in questi nove anni di conflitto.

Striscia di sangue – L’escalation di violenza e di attacchi nel Paese, insomma, non accenna ad attenuarsi. Anzi, da oltre tre anni la guerriglia dei talebani si è notevolmente intensificata ed estesa alla quasi totalità del Paese, con i ribelli che, uscendo dalle regioni meridionali, infliggono perdite sempre maggiori alle truppe straniere.
I numeri, infatti, parlano chiaro. Nel solo 2010 sono stati 485 i soldati stranieri uccisi, di cui 320 americani; così come sono provenienti dagli Usa 1.267 dei 2.053 soldati morti dall’inizio della guerra nel 2001.
"Penso che nessuno possa contestare il fatto che i talebani estendano la loro presenza – ha dichiarato il generale Petraeus in un’intervista con i giornalisti occidentali oggi a Kabul –. Il numero dei loro attacchi è aumentato ed è la manifestazione del fatto che abbiamo allo stesso tempo aumentato le nostre risorse in modo conseguente e che riconquistiamo i loro santuari che erano riusciti ad allestire in questi ultimi anni: quando i santuari del nemico sono minacciati, infatti, il nemico risponde".

Discorso di uscita – Intanto c’è fermento in vista del discorso che Barack Obama pronuncerà domani sera alla Casa Bianca sul termine delle operazioni militari americane in Iraq.
Sarà comunque un discorso a basso profilo, ben distante da quello trionfalistico che George W. Bush pronunciò nel 2003 sulla portaerei Abraham Lincoln e in cui si lasciò andare in un "Mission Accomplished" che, con il senno di poi, rappresenta una colossale bugia. Non a caso, infatti, il portavoce della Casa Bianca Robert Gibbs ha detto che "Non sentirete quelle parole da noi".

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