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Ungheria, 6 vittime

Sale il bilancio dei morti mentre il fango rosso ha raggiunto il fiume più lungo d'Europa. Si teme il disastro

Ungheria, 6 vittime
Il corpo della sesta vittima è stato trovato a Devcser, una delle località più colpite. In giornata è morto uno dei feriti ricoverati in gravi condizioni. Altre 60 persone sono ancora in ospedale.

Ieri 8 ottobre, il fango rosso, fuoriuscito dalla fabbrica ungherese di alluminio, ha raggiunto il Danubio ma non sembre pericoloso. È stato ritirato l'allarme lanciato questa mattina su un possibile disastro ambientale. Il portavoce della protezione civile Tibor Dobson ha precisato che il ph registrato nel fiume non è preoccupante per l'ecosistema. Il valore è infatti diluito rispetto al dato iniziale registrato nel Marcal e nel Raba, affluenti del Danubio.
Il fango rosso ha però iniziato a fare le sue vittime anche della fauna locale. Numerosi pesci sono stati trovati morti sulle rive del Danubio.

I fatti - Ungheria in stato d’emergenza. La fuga di un derivato di alluminio vicino ad Ajka ha provocato almeno quattro morti , tra cui un bambino di tre mesi. Sette persone risultano disperse e un centinaio sono i feriti, una ventina in gravi condizioni. Le contee di Veszprem, Gyor-Moson-Sopron e Vas sono in stato di allerta.
La fuga è stata provocata dalla rottura di una chiusa che conteneva residui chimici per la lavorazione di alluminio ad Ajka, nell’Ungheria occidentale, ieri sera. Una grande quantità di allumina è fuoriuscita sotto forma di fango rosso, altamente corrosivo. Sono ancora sconosciute le cause dell’incidente. La polizia ha aperto un’inchiesta.
Il segretario di Stato ministero dell'Ambiente Zoltan Illes ha parlato di “catastrofe ecologica”.  ''La sostanza continua a fuoriuscire dal serbatoio - ha aggiunto - minacciando non solo gli abitanti di Devecser, Kolontar e Somlovasarhely, ma anche la fauna e la flora nel raggio di 42 chilometri''. Un portavoce della protezione civile, al lavoro da stanotte nella zona, ha sottolineato che i fanghi potrebbero essere arrivati al fiume Marcal.
Nel paese di Ajka, non funzionano gas ed energia elettrica in molte zone. L’acqua potabile viene portata con dei camion cisterna da Budapest, a 165 chilometri di distanza. Un disastro che è stato certificato anche dalle prime analisi sui fanghi tossici.

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Commenti all'articolo

  • ubik

    08 Ottobre 2010 - 18:06

    la devastazione di tutti

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  • ladyalgy

    08 Ottobre 2010 - 09:09

    sono anni oramai che si legge: catastrofe di qua, catastrofe di la, catastrofe su catastrofe giù, ma tanto non cambia nulla, stiamo distruggendo questa nostra terra, ma tant'è... il progresso deve continuare, che ci piaccia o no... e sinceramente non ci piace questa rovina....

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  • ercole.bravi

    08 Ottobre 2010 - 09:09

    Il discorso, carissimo, era più ampio. Non mi son messo a disquisire sulla storia della fabbrica nello specifico, ma cercavo, d'obbligo vista la tua risposta, di far capire che ormai l'est è subentrato nel mirino delle grandi industrie europee.....con tutte le conseguenza del caso; che poi quella che ha avuto "l'incidente", fosse una storica industria pesante ex pianeta urss, tanto meglio....... La comprensione sia reciproca, come l'attenzione.

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  • chiccocica

    07 Ottobre 2010 - 11:11

    Qui non c'entrano paradisi fiscali ed altre considerazioni. La fabbrica di alumina di Ajka risale ai tempi dello stalinismo e cioe ai tempi dell'industrializzazione (quella pesante) forzata, sinonimo di progresso. L'alumina era poi esportata nell'URSS per la trasformazione in aluminio. Si dice che le forti pioggie hanno causato la rottura di quell'argine, cosa molto probabile, l'unica cosa certa che si tratta di un disastro ecologico, specialmente per la vicinanza del lago Balaton, fonte di entrate turistiche non indifferenti e facente parte di un'ecosistema tutto speciale, irripetibile. Un po di comprensione, prego!

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