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Cina, moglie del Nobel ai domiciliari

La donna ha detto al marito del premio poi è stata riportata a casa. Le autorità stanno impedendo la diffusione della notizia

Cina, moglie del Nobel ai domiciliari

"Amici miei l'8 ottobre sono stata messa agli arresti domiciliari. Non so quando potrò vedere qualcuno. Il mio cellulare è fuori uso e non posso effettuare nè ricevere chiamate". Così scrivere su Twitter Liu Xia, moglie del premio nobel per la pace Lui Xiaobo. La donna è riuscita sabato scorso a vedere il marito in carcere e a dargli la notizia del premio. È stata poi riaccompagnata a casa, a Pechino dove dovrà rimanere in isolamento. Da giorni è chiaro che le autorità cinese non vogliono che la donna comunichi con la stampa internazionale e che la notizia del Nobel si diffondi nel Paese.

Il gruppo per la difesa dei diritti umani Usa 'Freedom Now' ha riferito che Xiaobo ha deciso di dedicare il premio ai "martiri di Tiananmen". Sabato 9 ottobre, il presidente dell'associazione aveva detto: "Siamo molto preoccupati che il governo possa usare quello che è successo come un pretesto per detenerla". Così è stato. Liu Xia aveva detto che sperava di poter andare in Norvegia a ritirare il riconoscimento, in caso sia impedito al marito, condannato a 11 anni di prigione per istigazione alla sovversione.

Analisi del Washington Post - Secondo il giornale, il partito comunista cinese ha paura che il Nobel per la pace a Liu Xiaobo potrebbe spingere altri a ribellarsi contro il regime. Il quotidiano americano ha ricordato che “negli ultimi 30 anni i governanti comunisti della Cina ha allentato la presa sulle vite private ed economiche dei loro 1,3 miliardi di  concittadini e il risultato è stata una crescita esplosiva”. Il problema del Paese, in base al Washington Post è che è rimasto fragile “e potenzialmente pericoloso per i suoi vicini perché i comunisti non hanno, allo stesso tempo allentato la presa sul potere”. La Cina ora è terrorizzata dai dissidenti
Il giornale ha sottolineato che “il premio dovrebbe ispirare le democrazie occidentali a reagire alla prepotenza cinese, nonostante la crescente potenza economica della nazione più popolosa al mondo". Il capogruppo del Pdl al Senato, Maurizio Gasparri ha dichiarato di voler promuovere “una raccolta firme tra i parlamentari italiani per chiedere alla Cina l’immediata scarcerazione del neo premio Nobel per la Pace Liu Xiaobo”. Lo stesso presidente Barack Obama sta facendo pressioni per il rilascio. Secondo un altro articolo del Washington Post, però, queste tensioni e i crescenti attriti commerciali tra i due Paesi, “potrebbe danneggiare gli sforzi degli Usa di ottenere una cruciale cooperazione cinese su punti caldi mondiali", come l’Iran, la Corea del Nord o come la questione della yuan.

 

 

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Commenti all'articolo

  • vivalabici

    11 Ottobre 2010 - 15:03

    Grazie alle adunate oceaniche dei nostri paladini della libertà, che già si preparano, presto i coniugi imprigionati potranno tornare a casa e pensare e scrivere liberamente.

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  • allengiuliano

    10 Ottobre 2010 - 14:02

    se i cittadini cinesi sanno che un loro connazionale ha vinto il nobel. Non l'oscar. L'optional chiamato "Libertà" da quelle parti è cosa fantascientifica e impensabile! Intanto la Cina distrugge il commercio europeo senza che la "testa" pensante dell'unione veda come risolvere il problema!

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  • nonae

    09 Ottobre 2010 - 12:12

    Conoscere il passato, per capire il presente e progettare il futuro. Un'altra "fiaba" da riporre nello scatolone dei ricordi (il "dimenticatoio"). La STORIA si ripete SEMPRE identica a se stessa, checchè se ne pensi, o se ne dica. Proprio per questo, NON credo più nei valori e NON credo più nella docenza. Sarebbe un imbrogliare consapevole che tanti colleghi hanno rifiutato, lasciando la scuola appena possibile e/o dedicandosi ad altro. Si deve pur sopravvivere alla meno peggio (al meglio, mi pare un'utopia..). Nobel e politica docent.

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