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Immigrati, il ddl al vaglio dell'Ue

Il testo approvato dal Cdm prevede l'espulsione per i cittadini comunitari che non dispongono di reddito, lavoro e abitazione idonea

Immigrati, il ddl al vaglio dell'Ue
L'invito ad allontanarsi e poi l'espulsione per i cittadini comunitari che non dispongono di "un lavoro, un reddito e un'idonea abitazione". La misura, inserita in un ddl venerdì scorso dal Consiglio dei ministri, è ora al vaglio della Commissione europea. L'esame rigurda soprattuto la compatibilità del testo italiano con la direttiva 38 del 2004 sulla libera circolazione dei cittadini Ue nel territorio comunitario. A tal proposito il ministro dell'Interno Roberto Maroni aveva motivato il provvedimento proprio come trasposizione di un obbligo previsto dalla direttiva, riguardante i cittadini degli altri paesi comunitari che restano in Italia più di tre mesi. "Se un cittadino dell’Unione europea vuole risiedere stabilmente in un paese (dell’Ue diverso dal proprio, ndr) oltre i 90 giorni deve rispondere a determinati requisiti e cioè avere un lavoro, un reddito e un’idonea abitazione". La violazione di questi requisiti "non è oggi sanzionata e dunque noi introduciamo una sanzione che è l’invito ad allontanarsi". Se l'invito non viene colto, "è prevista l’espulsione del cittadino comunitario per motivi di ordine pubblico".

La direttiva 38 all’art.7 prevede che per soggiornare più di tre mesi nel territorio di un altro Stato membro, un cittadino comunitario debba "disporre, per se stesso e per i propri familiari, di risorse economiche sufficienti", "affinché non divenga un onere a carico dell’assistenza sociale dello Stato membro ospitante durante il periodo di soggiorno", e a questo fine l’interessato deve anche disporre "di un’assicurazione malattia che copra tutti i rischi nello Stato membro ospitante". Non è menzionato, invece, come requisito, il fatto di avere a disposizione "un’abitazione decente". Inoltre, il testo è piuttosto chiaro sul fatto che un cittadino Ue temporaneamente disoccupato non possa essere espulso dal paese ospitante se vi sia inabilità al lavoro intervenuta a seguito di malattia o infortunio, o se, trovandosi in stato di disoccupazione involontaria, si sia iscritto all’ufficio di collocamento o segua corsi di formazione.

La commissione Ue - Per Matthew Newman, portavoce del commissario alla giustizia Viviane Reding, è ancora presto per trarre conclusioni: "Siamo al corrente della decisione del governo italiano, che ci è stata notificata il 5 novembre e la stiamo esaminando. Siamo in stretto contatto con le autorità italiane". L'eventuale espulsione, comunque, ha puntualizzato il portavoce, deve essere "decisa caso per caso, prendendo in considerazione tutte le circostanze individuali (età, stato di salute, situazione lavorativa); se ci sono tutte le condizioni si può procedere all’espulsione, ma con un mese di preavviso", per dare al cittadino comunitario la possibilità di presentare appello contro la decisione.
 

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Commenti all'articolo

  • Al-dente

    09 Novembre 2010 - 18:06

    Scelta del tutto ovvia che da tempo si sarebbe dovuto prendere. Spero solo che non si attivino forze politiche e burocratiche per far ottenere casa, lavoro e reddito a immigrati mentre dovrebbero pensare agli italiani, quelli veri.

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  • pietrafocaia

    08 Novembre 2010 - 16:04

    L'opinione in fatto di espulsione degli immigrati - comunitari e non - è nota. Il dietrofront della Francia è palese. In Italia, - in un clima pre-elettorale - con una subdola manovra si approva la legge (due pesi e due misure) sulla prostituzione e quella dell'espulsione (chimerica) degli immigrati. La prima per dire alla gente noi, combattiamo la poveretta che batte per la strada ( ma quelle di classe le "aiutiamo"). La seconda è destinata a riconfermare all'elettorato leghista la "buona" intenzione di rimandare a casa i brutti, sporchi e cattivi: E se l'Euopa si oppone non possiamo farci nulla. Noi la promessa l'abbiamo mantenuta.

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