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La regina di Svezia ritratta e confessa: "Mio padre era un nazista"

Incastrata dalla televisione, sua altezza Silvia a ritrattare. Il padre "arianizzò" una fabbrica

La regina di Svezia ritratta e confessa: "Mio padre era un nazista"
Inizialmente ha negato con forza. Ma poi, incastrata da mamma televisione è stata costretta a confessare. La regina Silvia di Svezia, 67 anni, ora si dice costernata per il passato nazista del padre. Dopo le rivelazioni fatte domenica scorsa dalla televisione svedese, secondo cui Walther Sommerlath acquisì nel 1938 una fabbrica appartenuta ad un ebreo, arianizzata dai nazisti, la casa reale svedese ha emesso un comunicato in cui la regina ammette per la prima volta il passato nazista del padre.

Sua altezza dispiaciuta
- "La regina non ha alcun motivo per commentare il contenuto del programma televisivo", è scritto nella nota, in cui si aggiunge che "ovviamente sua altezza è dispiaciuta per il fatto che suo padre fu un membro del partito nazista, di cui venne a conoscenza solo in età adulta. La regina non ebbe mai l'opportunità di parlare di ciò con il padre".  

L'occhio della televisione
- A riportare alla ribalta il passato nazista di Walther Sommerlath nella trasmissione della rete televisiva "TV4", che avrà un seguito domenica prossima, è stato lo storico Mats Deland, lo stesso che già 8 anni fa aveva scoperto l’iscrizione alla Nsdap del padre della regina, avvenuta il 1 dicembre 1934 in Brasile, dove la famiglia Sommerlath visse fino al momento del trasferimento a Berlino nel 1938.

L'arianizzazione della fabbrica
- Frugando in archivi brasiliani e tedeschi, lo storico ha accertato che Walther Sommerlath entrò in possesso di una fabbrica berlinese  grazie al programma di arianizzazione delle aziende ebraiche attuato dal governo nazista. In una lettera della Camera d’Industria e Commercio di Berlino del maggio 1939 è scritto che si trattò di "un’arianizzazione dell’azienda, avvenuta con un’autorizzazione di polizia".

La vecchia versione
- La regina Silvia aveva spiegato nella primavera scorsa che la fabbrica del padre aveva prodotto solo membrane per maschere antigas destinate alla protezione civile. Lo storico svedese ha invece scoperto che, oltre ai componenti di queste maschere, la fabbrica di Walther Sommerlath produsse anche componenti per panzer e per cannoni antiaerei. Nel corso della trasmissione televisiva il fratello di Silvia, Ralf Sommerlath, di 14 anni più anziano della sorella, ha rivelato di aver chiesto una volta al padre, deceduto 20 anni fa, se la sua fabbrica fosse appartenuta prima ad un ebreo, ma "lui mi disse di no". Lo storico Deland ha invece accertato che l’azienda appartenne in effetti ad un ebreo, Efim Wechsler, rifugiatosi nel 1939 in Brasile per sfuggire alle persecuzioni naziste.

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Commenti all'articolo

  • darkstar

    21 Dicembre 2011 - 15:03

    Ma scusate, la Svezia non rimase neutrale durante la guerra ? Non mi risulta che vi furono persecuzioni di ebrei in Svezia. Perché il proprietario della fabbrica avrebbe dovuto scappare ? Semplicemente la fabbrica fu acquistata, punto. Non si capisce poi che rilevanza abbia la notizia che un personaggio, oggi morto settant'anni fa abbia deciso di simpatizzare per i nazisti.

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  • italodemocratico

    04 Dicembre 2010 - 17:05

    Dové la differenza? solo il passaporto, oppure il paese di montagna dove si é nati. Quello che molti tedeschi hanno vissuto é paragonabile ai quotidiani , Libero, e il Giornale, con i propri dirigenti e giornalisti, (scribacchini), che fanno e scrivono quello che gli viene comandato dal loro padrone berlusca. Cosi pure molti tedeschi, per vivere, hanno fatto quello che gli veniva comandato e detto dal loro padrone, il Führer. Io aspetto il giorno che voi cominciate a salutarvi con il saluto romano, o celtico.

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  • Giumaz

    03 Dicembre 2010 - 10:10

    Le colpe dei padri non ricadano sui figli. Detto questo non riesco a capiredi quale interesse sia la notizia, e quale lo scopo di chi ha effettuato l'interessante scoperta. Non sarebbe ora di smetterla, a distanza di più di 60 anni, di dare la caccia al nazista (sopravvissuto) o ai suoi discendenti? Senza voler considerare il fatto che, all'epoca, era più che normale essere iscritti al partito o suoi sostenitori. Quello che infastidisce è quel falso moralismo a posteriori per il quale i tedeschi, all'epoca, avrebbero dovuto tutti capire quel che stava succedendo, anzi indovinare il futuro, ed abbattere il regime.

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  • antari

    03 Dicembre 2010 - 07:07

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