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Cina agli Stati Uniti: "Stop vendita armi a Taiwan"

Alta tensione: certice a Pechino tra il ministro della Difesa, Gates, e il partito comunista. Nessun segnale di disgelo

Cina agli Stati Uniti: "Stop vendita armi a Taiwan"
Sono il dialogo e la collaborazione le armi che bisogna utilizzare per evitare pericolose incomprensioni. Ne sono convinti il segretario della Difesa statunitense Robert Gates e il ministro della Difesa cinese Liang Guanglie, impegnati fino a mercoledì a Pechino in una serie di colloqui per rinsaldare i legami militari tra gli Usa e il Dragone, fiaccati dalla recente decisione degli Americani di vendere armi a Taiwan.

"TAIWAN, VICENDA CHE HA DANNEGGIATO CINA" -
Incidenti di calcolo, incomprensioni e interruzioni nel dialogo militare sono evitabili solo se "i legami tra Cina e Stati Uniti non sono soggetti ai mutevoli venti politici" hanno concordato i due leader. Il riferimento al vento che soffia 'a sfavorè da Taiwan è chiaro: il 29 gennaio 2010 il Pentagono rese nota la decisione di vendere armi per un valore di oltre 6 miliardi di dollari all’isola indipendente che il Dragone percepisce come una "provincia ribelle", da ricondurre sotto l’ala della madrepatria anche con la forza, se necessario. La mossa degli Usa non è mai andata giù alla Cina che, nonostante nel corso del colloquio con Gates si sia resa disponibile a un rafforzamento dei rapporti militari, non ha esitato a ribadire per bocca di Liang quella che è la linea ufficiale di Pechino sulla vicenda del riarmo di Taiwan ad opera dell’Aquila. "La nostra posizione è chiara: siamo contrari" è stata la dichiarazione secca del generale. "La vicenda ha danneggiato gli interessi della Cina e non vogliamo che ciò si ripeta di nuovo" ha poi aggiunto Liang.

RAPPORTI TESI - Nessun segnale di disgelo dunque sulla vicenda che ha incrinato le relazioni tra la prima e la seconda potenza economica al mondo e che ha portato Gates fino in Estremo Oriente nel tentativo di ricucire lo strappo con Pechino. "La mia speranza è che questa visita rafforzi quello che costituisce la parte più fragile del rapporto tra Cina e Usa" aveva affermato Gates due giorni fa dall’aereo diretto verso la capitale cinese. La trasferta cinese - che arriva una settimana prima della visita in Usa di Hu Jintao per il vertice del 19 gennaio con Barack Obama - viene vista da molti funzionari statunitensi come l’occasione per consentire progressi su temi caldi legati alla sicurezza; come, ad esempio, la questione del programma nucleare iraniano sulla quale Washington insiste affinchè Pechino dimostri una maggiore assertività.  

SULLE DUE COREE -
Sulla disputa tra le due Coree, inoltre, sostengono alla Casa Bianca, la Cina deve esercitare la sua influenza su Pyongyang - di cui Pechino è l’unico alleato - e tenere a freno le iniziative del regime nordcoreano. In ultimo, gli Usa chiedono al Dragone meno segretezza riguardo la modernizzazione del Pla. Ed è proprio il processo di rinnovamento in atto nell’apparato militare cinese a destare le maggiori preoccupazioni degli Stati Uniti che temono che Pechino si stia preparando per sfidare gli Usa.

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Commenti all'articolo

  • Al-dente

    13 Gennaio 2011 - 23:11

    Mi sembra ormai evidente che la Cina ormai stia eseguendo una politica IMPERIALISTA dovuta sicuramente alla sua accresciuta potenza economica e di conseguenza militare. Chiari segni sono stati non solo la mancata soluzione del problema tibetano, ma la sfacciata minaccia al Giappone per l'arresto di un capitano cinese che aveva sconfinato in acque giapponesi, poi rilasciato dai giapponesi per non dargli pretesti. Inoltre le azioni provocatorie della Corea del Nord sono in forte odore d'essere state suggerite da Pechino altrimenti non si spiegano. Adesso continuano a mettere in croce Taiwan e l'alleato USA, contando sull'incapacità di un Obama, ormai evidente ai più. Sarà il caso di fare riarmare il Giappone oltre che Taiwan, le Filippine e la Corea del Sud. Il problema sono gli USA, caduti in un vortice di disarmo sia militare che ideologico, ormai incapaci di pensare al resto del mondo, visto che non sono più capaci di pensare nemmeno ai loro stessi interessi nazionali. Temo che il Mondo e l’occidente in particolare sia al tramonto, i guai stanno giungendo a passo di carica mentre noi filosofeggiamo sul bene da dare all’umanità.

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  • wilegio

    wilegio

    11 Gennaio 2011 - 12:12

    Vogliono fare come con il Tibet e pretendono che i Taiwanesi non si possano neanche difendere. Ma forse stavolta hanno fatto male i loro conti, perchè i Taiwanesi sono carogne quanto e più di loro, non pacifici montanari dediti alla meditrazione come i disgraziati Tibetani. Questi sarebbero i "democratici" cinesi, ai quali i governanti e gli industriali di tutto il mondo stanno leccando ogni parte anatomica, perchè costituiscono "una risorsa" e un "grande potenziale mercato". Quando saremo tutti loro schiavi ve lo dico io dove ve lo metterete il mercato! Altro che olimipiadi e continue concessioni: bisogna contrastarli apertamente, non continuare a inchinarsi a ogni loro pretesa.

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  • Bobirons

    11 Gennaio 2011 - 07:07

    Ci fu un signore, molti anni fa quando la cosa era ben lungi dal prospettarsi, che ipotizzò un futuro "pericolo giallo". Oggi siamo già nel pomeriggio del tempo, ed è inutile chiudere le porte essendo le vacche già fuggite. Però è doverosa una ricerca delle stesse, per ricondurne almeno qualcuna nella stalla, altrimenti i "democratici" populisti cinesi, velocemente converititi al più sfrenato ed inaccettabile anche da noi, capitalismo, ci porteranno tutti a pascolare erba.

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  • blu521

    10 Gennaio 2011 - 19:07

    Vi manca silvio, sapete, quello della canzone: meno male che silvio c'è.

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