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Egitto, è arrivato El-Baradei: "Sono pronto a guidare la nazione"

Palazzi in fiamme a Suez. Nessun italiano coinvolto. La rivolta si allarga alla penisola araba: insorge lo Yemen

Egitto, è arrivato El-Baradei: "Sono pronto a guidare la nazione"
Cresce la tensione in Egitto nella terza giornata di scontri contro il governo di Hosni Mubarak, a causa soprattutto di due adesioni importanti alle proteste: la prima è di Muhammad el-Baradei, ex-direttore generale dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica nonché premio Nobel per la pace nel 2005; mentre la seconda è quella del movimento dei Fratelli musulmani. Una serie di sorprese che vanno a sconvolgere uno scenario già intenso, che ha visto ben mille arresti negli ultimi tre giorni. Intanto, il virus delle rivolte nordafricane tocca anche la penisola arabica, con le prime manifestazioni nello Yemen.  Sedicimila contestatori sono scesi per le strade della capitale yemenita, Sanaa, per chiedere le dimissioni del presidente Ali Abdullah Saleh, in carica dal 1978.

IL RITORNO DI EL-BARADEI -  Le proteste dovrebbero raggiungere un vero e proprio picco nei prossimi giorni, quando el-Baradei, punto di riferimento dell’opposizione, rientrerà in Egitto.  "Tornerò al Cairo e andrò in strada, perchè non c'è alcuna alternativa - ha detto da Vienna -. A guardare questo numero impressionante di gente si spera che le cose non degenerino, ma al momento sembra che il regime non abbia recepito il messaggio". Il fratello di el-Baradei, Ali, ha confermato che l’ex presidente dell’Aiea arriverà al Cairo e che intende partecipare alle proteste in programma per domani, dopo la preghiera del venerdì. Il rientro dell’ex diplomatico in patria sembra coincidere con una intensificazione del pressing della Casa Bianca sul rais. Secondo quanto riporta Bloomberg, Barack Obama avrebbe telefonato mercoledì al rais per convincerlo a cogliere l'occasione delle proteste per abbracciare le riforme democratiche.

L'ARRIVO IN SERATA -
Nella serata di giovedì, Mohamed El-Baradei è arrivato al Cairo. Il premio Nobel per la Pace è arrivato da Vienna e si è detto pronto ad assumere il potere in Egitto per un periodo di transizione se l'opposizione glielo dovesse chiedere. E' questo lo spirito con cui El-Baradei è tornato nel Paese, stando a quanto ha riferito la rete locale Al Arabiya.

I FRATELLI MUSULMANI
- Con una dichiarazione di Mohammed al-Baltonji, il dirigente dei Fratelli musulmani, è stato annunciata la partecipazione dell'organizzazione islamica a tutte le proteste che saranno organizzate contro il governo. "Abbiamo deciso che anche noi dobbiamo pagare il prezzo che hanno pagato ieri i tanti attivisti che hanno preso parte alle manifestazioni contro Hosni Mubarak - ha detto al-Baltonji -. Ieri non abbiamo preso parte ufficialmente ai cortei per evitare che il governo accusasse i manifestanti di essere manipolati dagli islamici e per evitare che l'Occidente potesse dire che lo scontro è tra un gruppo religioso e il governo". Il dirigente islamico ricorda, infine, che "il nostro gruppo fa parte da tempo del movimento che chiede le riforme e il  cambiamento. Speriamo di poter partecipare insieme a cristiani e a politici di tutte le correnti in questa battaglia".

SUEZ IN FIAMME
- Intanto, I manifestanti che protestano contro il governo egiziano hanno dato fuoco a una caserma dei pompieri a Suez. All’esterno dell’edificio, centinaia di persone chiedono il rilascio dei 75 manifestanti arrestati nella città del canale dall’inizio delle proteste. Le violenze di oggi seguono quelle della notte scorsa, in cui si sono registrati nuovi scontri scontri tra manifestanti e polizia, nella capitale egiziana il Cairo. La folla che da due giorni protesta contro il governo ha deciso di sfidare la stretta delle autorità, che nei giorni scorsi hanno eseguito centinaia di arresti. Un ritorno massiccio alla piazza è atteso per oggi, nonostante la calma delle prime ore della giornata. Ma con l'arrivo di el-Baradei e dei Fratelli musulmani, la vera giornata clou potrebbe essere quella di venerdì: a poche ore dalla sua pubblicazione su Facebook, la convocazione  della manifestazione di domani ha già raccolto oltre 24 mila adesioni, nonostante le restrizioni imposte dalle autorità all’accesso alla rete. Dopo il blocco delle scorse ore a blog e social network, questa mattina è possibile accedere a Twitter dall’Egitto. Alcuni osservatori parlano di un blocco a Facebook, ma i gestori del sito assicurano che non si registra alcun calo del traffico dal paese. La preoccupazione per quanto accade nel Paese è arrivata nel mercato azionario del Cairo, che ha registrato una perdità del 10% e sospeso le contrattazioni in mattinata. Dopo una pausa di circa un’ora il mercato ha ripreso a operare.

NESSUN ITALIANO COINVOLTO
- Il ministro degli Esteri Franco Frattini, durante la sua relazione in aula sulla vicenda della casa di Montecarlo, ha parlato anche delle rivolte in Egitto: “Non risulta il coinvolgimento di  nostri connazionali”, ha assicurato.

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  • roaldr

    28 Gennaio 2011 - 10:10

    Ho conosciuto giovani laureati che parlano correttamente dalle 4 alle 8 lingue, di mestiere guide turistiche: per sbarcare il lunario, devono anche arrotondare vendendo souvenir. Ho visto la periferia del Cairo, con gente poverissima che vive nel vecchio cimitero monumentale, magari vicino alle ossa dei propri avi. Ho visto le auto di lusso, gli hotel di lusso, le barche di lusso. Mi hanno detto che laggiù non esiste la middle class: o si è ricchi, o poverissimi. Frotte di bambini, ragazzi, uomini e donne mi assediavano nei siti archeologici, tentando di vendermi di tutto, per pochi euro: nessuno ha mai chiesto l'elemosina. La sensazione è stata che, dal tempo dei Faraoni, poco o nulla sia cambiato, in Egitto (e anche in Italia?)

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  • julio44

    27 Gennaio 2011 - 18:06

    Certamente in quei paesi in quanto a democrazia siamo messi maluccio.Ma mi sembre stratno che queste manifestazioni siano scoppiate tutte insieme senza una regia e attravero Facebook,io ci vedo la longa mano di Al Qaida.

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  • bisnonna!

    27 Gennaio 2011 - 18:06

    # Cheope, lei ha perfettamente ragione! Ma una domanda se l'è posta? Chi c'è o chi potrebbe esserci dietro a tutto ciò? . Mi spiego meglio : chi potrebbe trarre vantaggio dal fomentare queste rivolte che ormai si allargano a macchia d'olio? # z.signorini. Le sue preoccupazioni sono anche le mie, ma a quanto pare siamo mosche bianche!Lei dice, giustamente, teniamo i nervi saldi, ma il clima non è dei migliori, purtroppo. Per ambedue vi suggerisco una lettura, già da me proposta in precedenza. Digitate: La rivolta in Tunisia- leggete l'articolo su Comedonchisciotte. E' un lungo articolo molto interessante che forse potrà illuminarvi.

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  • cheope

    27 Gennaio 2011 - 17:05

    Come il vento, che muove il mare, e viceversa la protesta stà prendendo tutta l'africa, e anche l'asia, non dimentichiamo infatti che il Sinai è asia. Arriva dai giovani, che stanchi di queste finte democrazie, vogliono cambiare, vogliono un mondo diverso; ma mentre nei tempi passati dovevano riunirsi nascostamente, ora con un semplice "clic" si ritrovano in piazza. E' giusto, il mondo deve cambiare in meglio se vuole veramente diventare un villaggio globale. Non possiamo più avere paesi infinitamente poveri, e altri troppo ricchi, l'Egitto che ho visto io qualche anno fa, era lo specchio di ciò, con persone che vivevano in condizioni pietose sui marciapiedi, mentre accanto sfrecciavano auto lussuosissime, gente che per sopravvivere mangiava immondizia, e altra che alloggiava in residenze o hotels con ogni confort.

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