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Egitto in fiamme: 20 morti. L'esercito scende in strada

A fuoco la sede del partito di Mubarak, Suez in mano ai manifestanti. 400 arresti, El Baradei ai domiciliari / VIDEO

Egitto in fiamme: 20 morti. L'esercito scende in strada
Sarebbe di almeno dieci morti e numerosi feriti il bilancio delle proteste del 'Venerdì della rabbia' in Egitto. Fino ad ora sono state confermate le morti di cinque persone al Cairo e una ad Alessandra. Un'altra vittima è un tassista di trent'anni di Suez. Nella capitale, gli scontri sono avvenuti in piazza Abdul Munim Riad, vicino alla centralissima piazza Tahrir su ci si affaccia il Museo Egizio, che è stata completamente chiusa.

SCATTA IL COPRIFUOCO - Oltre ad arrestare 400 persone, il governo di Hosni Mubarak ha imposto il coprifuoco dalle 18 alle 7 del mattino in tutto il Paese e ha ordinato che i militari affianchino la polizia nel mantenimento dell’ordine pubblico. Il provvedimento è stato deciso da Mubarak in veste di comandante supremo delle forze armate al fine di proteggere i beni pubblici e fermare i saccheggi, in corso soprattutto nelle grandi città. Una misura che però non ha permesso di evitare l'incendio alla sede del partito di governo al Cairo, dato alle fiamme nel primo pomeriggio. Poche ore dopo,
i manifestanti hanno sfidato il coprifuoco e hanno assaltato la sede del Ministero degli Esteri e lo stabile in cui si trovano gli uffici e gli studi della Tv di Stato.

GUERRIGLIA A SUEZ - La situazione è molto complicata in tutte le maggiori città del Paese: se nella Capitale si sono uditi degli spari nel centro, a Suez - stando ai racconti su Twitter - i manifestanti si sarebbero impossessati delle strade. Alcuni di loro avrebbero "occupato" i tank dell'esercito, e sarebbero saliti sulla cima dei mezzi in segno di vittoria: i militari avrebbero aperto il fuoco.

LA PROTESTA DELLA POLIZIA - Sempre nella giornata di oggi, alcuni agenti di polizia egiziani si sono rifiutati di usare i lacrimogeni contro i manifestanti:  due agenti delle forze di sicurezza sarebbero già stati incriminati per aver disubbidito agli ordini. L’emittente Al Arabiya ha parlato inoltre di alcuni poliziotti che si sarebbero tolti le uniformi per partecipare alle proteste.

FERMATO EL BARADEI  - Nel corso delle violente manifestazioni sono stati sparati cannoni ad acqua contro El Baradei, la nuova guida delle proteste anti Mubarak in Egitto. La polizia non ha esitato ad usare le maniere forti ed ha dunque costretto agli arresti domiciliari il premio Nobel 2005 per la pace: un segnale chiaro agli oppositori del regime e un modo per spegnere sul nascere gli ardori dei manifestanti in un venerdì che si preannuncia di fuoco.



Le forze dell'ordine egiziane, a quanto riferisce la tv araba 'al-Jazeera', avrebbero impedito a El Baradei e ad altri capi dei partiti di   opposizione di partecipare alla manifestazione in corso a Giza. Bloccato anche Osama al-Ghazali, presidente del Fronte democratico, impedendo loro di muoversi e di partecipare alla protesta.

VENERDI' DI FUOCO -
Subito dopo la preghiera del venerdì è scattato in tutto il Paese il 'piano' dell'opposizione: al Cairo, ma non solo, migliaia di persone sono scese in piazza contro il rais. E' il cosiddetto 'venerdì della collera', e il peggio per Mubarak probabilmente deve arrivare. Nelle piazze della capitale il governo ha inviato camion pieni di poliziotti in tenuta anti-sommossa e carri armati.
Al centro di tutto, ancora una volta, Mohanmed El Baradei, che si è già candidato al ruolo di guida del Paese, si è presentato alla manifestazione nel popolare quartiere di Giza, al Cairo. Intorno a lui, la folla inneggiava alla rivoluzione gridando "Abbasso Hosni Mubarak!".

DISSENSO E REAZIONE - Mentre gli imam egiziani ricordano che "la religione islamica è contro ogni tipo di divisione", il governo ha già iniziato l'opera di repressione. Sono stati arrestati nella notte dieci componenti dell'associazione Fratelli musulmani: secondo i legali del gruppo, sono finiti in manette cinque leader e altrettanti ex membri del parlamento.
La risposta di Mubarak viaggia anche e soprattutto sul web: circa mezz'ora dopo mezzanotte Internet è stata oscurata in tutto l'Egitto, proprio mentre i manifestanti stavano coordinando per organizzare le manifestazioni di oggi. Uno strumento per mettere a tacere il dissenso che ha attirato sul governo del Cairo la dura accusa del segretario generale delle Nazioni unite Ban Ki-moon: "Va contro i principi democratici della libertà di espressione e associazione".

IL MONDO GUARDA AL CAIRO - Il governo egiziano "deve fare tutto quanto in suo potere per frenare le forze di sicurezza che si stanno scontrando con i manifestanti". Lo ha detto il segretario di Stato americano Hillary Clinton, commentando gli scontri di queste ore in Egitto. Secondo la Clinton, Mubarak dovrebbe consentire le manifestazioni pacifiche, "intraprendere un processo di riforma immediato" e rimuovere il blocco delle comunicazioni. La Cancelliera tedesca Angela Merkel, "proteste pacifiche" e "libera espressione" devono essere assolutamente permesse dal governo del Cairo. E' urgente, a questo punto, "porre fine alle violenze e fare in modo che non vi siano vittime innocenti". Secondo l'alto commissario dell'Onu per i diritti umani Navi Pillay deve essere abrogata subito la legge sullo stato d'emergenza in vigore da 30 anni. Anche dall'importante esponente dell'Onu giunge la richiesta di ripristinare il "libero uso di telefoni cellulari e di social network". Conseguenza immediata del caos in Egitto è il brusco calo dell'euro: la moneta unica europea è scesa sotto quota 1,36 dollari, a un minimo di 1,3595 dollari. Gli investitori, guardando con preoccupazione le proteste al Cairo e nelle altre grandi città del Paese, acquistano beni rifugio come il dollaro e lo yen. Stessa situazione per gli indici di Wall Street

WIKILEAKS SULL'EGITTO - Nella giornata più intensa degli scontri, emergono le ennesime rivelazioni di Wikileaks, stavolta proprio sull'Egitto. A
ll’inizio del 2010, in un incontro col senatore american John Kerry, il primo ministro del Qatar, Hamad bin Jassim Al Thani, ha riferito incolpano gli Stati Uniti per la mancanza di riforme politiche nel loro paese. "Il popolo egiziano incolpano l’America per le loro sofferenza. Questo cambiamento di umore è soprattutto provocato da Honsi Mubarak e i suoi legami stretti con gli Stati Uniti", si legge nel cablo diplomatico che riporta i risultati del colloquio durante il quale il premier del Qatar accusa il presidente egiziano di non avere alcun interesse a portare veramente a buon fine i colloqui di pace in Medio Oriente: "essere il mediatore dei colloqui è l’unico importante ruolo  dell’Egitto con gli Stati Uniti". Insomma, Mubarak secondo il premier, sarebbe come un "dottore   con un unico paziente" e quindi ha bisogno "di trascinare i colloqui al più lungo possibile". Mentre cresce la protesta contro il   presidente egiziano Honsi Mubarak, Wikileaks sta pubblicando una serie  di documenti relativi in Egitto, alcuni nuovi altri già pubblicati.

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Commenti all'articolo

  • mariodrmarrocco

    29 Gennaio 2011 - 13:01

    Gli Egiziani, sull'onda di quanto successo in Tunisia, trovano la forza di ribellarsi ad un pseudo/Governo che da trent'anni li sottopone ad un regime che ha fatto della democrazia un'utopia. Gli Americano sono, da sempre, partener di Mubarak e solo ora si accorgono che, per gli Egiziani, Mubarak è un Dittatore e prendono le distanze cautelandosi. I nostri politici dovrebbero chiedersi se è ancora il caso di essere Filo/Americani o iniziare a credere che possiamo essere indipendenti da certa politica. Vedasi, per il caso Cesare Battisti, non ho sentito che il Governo Americano si sia schierato ma, i nostri Governatori, sono sempre pronti ad osservare i pareri Americani. Svegliamoci ed iniziamo a preoccuparci dei nostri problemi e lasciare da parte i pareri Americani, la seconda Guerra mondiale è finita da tempo e, la terza guerra mondiale sarebbe la distruzione totale. Non rappresentiamo più un'ago della bilancia sarebbe ora di capirlo, AUGURI. di Mario Dr Marrocco

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  • roaldr

    28 Gennaio 2011 - 18:06

    Non a caso, come già successo in Cina, la prima contromossa dei totalitarismi è oscurare internet e telefonini. Non bastano più gli imam che, dai minareti, predichino quanto corrotto e dissoluto sia il mondo degli infedeli. Come non basta più la squallida propaganda dei regimi di turno, che viene puntualmente smentita dal confronto con lontane realtà. Non è un caso che vengano oscurate le fonti di informazione, che troupe televisive occidentali vengano assalite da agenti in borghese: la globalizzazione avanza anche in questo, nel paragonare la propria vita con quella dei propri coetanei più fortunati. Questa è una "rivoluzione" cui i vari rais dovranno chinare il capo, l'era del popolo bue sta finendo, o è destinata a finire, a tutte le latitudini, è solo questione di tempo. Onore ai caduti egiziani, tunisini, birmani, cinesi, a tutti i caduti per una vita più dignitosa e meno ingiusta. E VERGOGNA ai capi di stato occidentali che, fino a ieri, andavano a braccetto con i tiranni!

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  • idleproc

    28 Gennaio 2011 - 18:06

    Non è un governo "politico" è il governo della finanza e delle multinazionali, hanno semidistrutto il loro sistema produttivo per favorire la speculazione globale. Stanno spolpando i cittadini US e tutti gli altri. La Democrazia è un'optional e una foglia di fico, i governi "amici" sono solo quelli che portano avanti la politica economica di pochi centri di potere, non importa come. Stiamo assistendo al fallimento di una classe dirigente e della sua politica interna ed estera pluridecennale. La palla passi di nuovo ai Cittadini americani, speriamo.

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  • cheope

    28 Gennaio 2011 - 14:02

    Non si fermeranno, non riusciranno a fermarli, possono fermare il mare? Troppe donne in troppi paesi parlano la stessa lingua, la lingua del silenzio, così alcuni anni fa parlava Hillary Clinton della condizione femminile nel mondo. Quello che stà succedendo nei paesi arabi, nè è la dimostrazione, i popoli non possono più tollerare di parlare la lingua del silenzio. Onore alla yemenita Tawakul Karmal, che in un paese profondamente islamico, e fondamentalista ha il coraggio che uomini del suo paese non hanno. "Il coraggioso è colui che va incontro al suo destino, pur sapendo che ne verrà fuori con gloria e vittorioso, oppure sconfitto e ucciso, ma con onore."

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