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Egitto, sangue in piazza. Ore contate per Mubarak

IL PRESIDENTE PREPARA LA STAFFETTA: NUOVI VICE E PREMIER Fuoco sui manifestanti, 100 vittime. Coprifuoco in diverse città. Reperti distrutti nel Museo Egizio, danni all'ospedale pediatrico. Il rais verso la fuga: parenti a Londra. Proteste a Roma e Beirut

Egitto, sangue in piazza. Ore contate per Mubarak
Il leader dell’opposizione laica egiziana, Mohamed El-Baradei, ha chiesto le dimissioni del presidente Hosni Mubarak. "Deve andarsene", ha affermato l’ex capo dell’Aiea in un’intervista. La forte dichiarazione del premio nobel per la pace è arrivata poco dopo l'appello di Barack Obama. Il presidente americano ha invitato Mubarak ad assumersi "la responsabilità di fare passi concreti per assicurare riforme politiche, sociali ed economiche al suo popolo".

NUOVO GOVERNO, STESSE FACCE - Intanto, come annunciato ieri sera, il consiglio dei ministri ha dato ufficialmente le dimissioni: il capo dei servizi segreti, il generale Omar Suleiman, 75 anni, ha già giurato - in diretta televisiva - come nuovo vicepresidente, mentre il nuovo Premier è Ahmed Shafiqm, ex membro dell'esercito e ministro uscente dell’aviazione civile, che a questo punto deve formare un nuovo esecutivo. Suleiman, in particolare, è considerato il vero uomo forte del Paese che governa dietro le quinte con il placet del presidente Hosni Mubarak. La notizia del nuovo vicepresidente è comunque "storica", in quanto il Presidente non aveva mai nominato alcun "numero due". Secondo gli osservatori del mondo arabo, interpellati dalle tv arabe, questi due "nuovi" esponenti porterebbero "il governo del Cairo in mano all'esercito". Si è appreso, intanto, che la moglie e uno dei figli del Presidente sarebbero atterrati, nel primo pomeriggio di sabato, a Londra: lo scrivono alcuni siti internet e alcuni utenti di Twitter, ma non c'è alcuna conferma ufficiale.

IN PIAZZA SI CONTANO I MORTI - Dopo la guerriglia di venerdì, proseguono scontri violentissimi in diverse città del Paese: i manifestanti sarebbero 50mila. Incerta la conta dei morti: per Al Jazeera sarebbero almeno un centinaio. Nel pomeriggio, un migliaio di manifestanti ha tentato l'assalto al ministro dell'Interno: in questo episodio almeno tre persone hanno perso la vita. La polizia, in moltissime città, ha aperto il fuoco per respingere la folla. Sconosciuto, per ora, il numero dei feriti: per la tv araba non sarebbero meno di mille. Nel carcere di Abu Zaabal, a nord-est del Cairo, approfittando della situazione particolarmente tesa e confusa decine di detenuti hanno tentato di mettere in scena un'evasione, ma sarebbero stati bloccati dagli agenti: il bilancio, ancora provvisorio, parla di almeno otto detenuti morti e 123 feriti tra gli stessi detenuti e gli agenti.

CARRI ARMATI IN STRADA - Sabato mattina è cominciata la sesta giornata di proteste che stano sconvolgendo l'Egitto. La polizia ha sparato alcuni colpi nel centro del Cairo, dove centinaia di manifestanti sono scesi nuovamente in piazza scandendo slogan contro il presidente Hosni Mubarak. Da quanto riferito da testimoni, non è chiaro se si tratti di proiettili di gomma o di munizioni vere. Gli agenti erano affiancati dai militari. Sempre Al Cairo, centinaia di persone hanno tentato di "occupare" il Museo Egizio: notevoli i danni all'edificio, le vetrine contenenti i reperti archeologici sono state infrante e molti reperti rotti e gettati in terra, mentre lo stabile accanto al Museo è tuttora in fiamme. Danni vengono segnalati anche nell'ospedale pediatrico della città. I carri armati dell'esercito hanno circondato piazza Tahir, l'epicentro delle manifestazioni di protesta di venerdì. Poco lontano, presso le sedi di diversi edifici governativi, le forze dell'ordine hanno esploso gas lacrimogeni per allontanare la folla dal ministero dell'Interno. Gli agenti egiziani, inoltre, avrebbero aperto il fuoco contro i manifestanti ad Alessandria: lo ha riferito sempre Al Jazeera citando alcuni testimoni. Tra le misure di sicurezza adottate, l'estensione del coprifuoco dalle 4 del pomeriggio alle 8 del mattino al Cairo e ad Alessandria.

CHIUSE LE PIRAMIDI - Nell'ambito delle misure di sicurezza messe in atto in queste ore contro le durissime proteste, il Governo ha ordinato l'immediata chiusura delle Piramidi e di altri siti di attrazione turistica. Lo riporta la Bbc online. I soldati stanno isolando e controllando con mezzi corazzati e fanteria meccanizzata l'area di Giza, dove sorgono le celebri Piramidi, quelle di Cheope, Chefren e Micerino, e dove è collocata la Sfinge.

BILANCIO INCERTO - Il bilancio delle vittime è ancora incerto. Trenta corpi, tra i quali quelli di due bambini, sono stati portati all'ospedale Damardash del Cairo. Lo hanno riferito fonti locali, aggiungendo che i bambini avevano sette e quattro anni. Per Al Jazeera il bilancio provvisorio sarebbe di 100 morti in tutto l'Egitto. L'emittente ha precisato che nell ultime ore ci sono state cinque nuove vittime a Damnhur, nel delta del Nilo. Il bilancio "ufficiale" di ieri riferiva di 20 vittime, mentre sempre Al Jazeera aveva parlato di 20 corpi senza vita soltanto ad Alessandria. Al Cairo, i feriti superano il migliaio.

MANIFESTAZIONI NEL MONDO - La protesta egiziana inizia ad avere ripercussioni nel mondo. In diverse città, infatti, si segnalano manifestazioni davanti alle ambasciate del Cairo. A Roma una cinquantina di persone ha esposto cartelli contro Mubarak, chiedendone le dimissioni. La Farnesina ha sconsigliato ai cittadini italiani di recarsi, nei prossimi giorni, nelle città egiziane, mentre non risultano - al momento - italiani coinvolti negli incidenti. A Beirut, in Libano, sono scesi in piazza centinaia di egiziani: hanno chiesto le dimissioni del presidente, esibendone alcune immagini in cui è ritratto con una stella di Davide disegnata sulla fronte e un elmetto americano in testa, a sottolineare i suoi legami con Israele e Stati Uniti. Il governo di Tel Aviv sta valutando se chiudere completamente la propria ambasciata nella capitale egiziana, dopo aver fatto rientrare i suoi diplomatici in Patria. Nello Yemen, altro Paese che vive giorni di tensione altissima nella popolazione, sostenitori del presidente   locale Ali Abdullah Saleh hanno attaccato un centinaio di giornalisti e attivisti che manifestavano, davanti all’ambasciata   egiziana di Sanaa, la propria solidarietà nei confronti della rivolta anti Mubarak. Inoltre la sede diplomatica di Caracas, in Venezuela, sarebbe stata "conquistata" dai manifestanti: la notizia si è diffusa su Twitter, ma non è stata confermata dalle autorità.

EL BARADEI: "NESSUN ARRESTO" - Il premio Nobel El-Baradei, intervistato dalla televisione Al Jazeera, dopo aver chiesto un passo indietro di Mubarak ha smentito la notizia dei suoi arresti domiciliari. "Ho sentito della notizia dei miei arresti domiciliari in tv ma non era vera", ha spiegato El Baradei. "Oggi manifesterò contro il presidente dopo aver sentito il suo discorso di ieri". Secondo l’ex diplomatico, "la notizia del mio arresto è stata diffusa dal regime per impaurire la gente".  Infine, ElBaradei ha ricordato che "i manifestanti hanno fiducia  nell’esercito perchè lo considerano un baluardo in difesa della popolazione e del Paese", ma poi ha aggiunto che "l'intifada continuerà fino alla caduta del regime".

"DIRITTI UNIVERSALI" - In un conciso discroso alla Casa Bianca, che ha seguito il messaggio alla tv con cui Mubarak si è rivolto alla nazione, è sceso in campo anche Barack Obama, che ha sottolineato che "i diritti di libertà sono universali, al Cairo come nel resto del mondo". Il presidente della Casa Bianca ha garantito il suo appoggio al fianco di chi "lotta pacificamente per decidere il proprio futuro" e ha invitato il presidente egiziano a non usare la forza contro i dimostranti, che da cinque giorni protestano nelle principale egiziane.

RAPPORTI DIPLOMATICI - Obama ha poi riferito di aver parlato al telefono con Mubarak e di averlo avvertito che "la prima preoccupazione è di evitare ferimenti e perdita di vite". Obama non si è esplicitamente allineato con i dimostranti riversati nelle piazze, ma ha sottolineato come "il popolo egiziano ha dei diritti universali tra i quali quello di assembramento pacifico", e che "sarà il popolo egiziano a determinare il futuro dell'Egitto". Il presidente a stelle e strisce, attento ai rapporti diplomatici, non ha voluto rompere con Mubarak, stretto alleato di Washington da quando è al potere, dal 1980. "Ci saranno giorni difficili ma gli Stati Uniti", ha concluso Obama, "continueranno a sostenere i diritti del popolo egiziano, ma anche a lavorare con il governo".

IL DISCORSO DI MUBARAK
- Dopo la drammatica giornata di venerdì, il presidente Mubarak si è rivolto alla popolazione. "Questa sera ho chiesto al governo di dimettersi e domattina (oggi, ndr) darò l'incarico per formare il nuovo esecutivo". Queste le parole del presidente in diretta tb. "Interrompere immediatamente gli atti di violenza e di sabotaggio", l'appello del Raìs ai manifestanti, pur difendendo le azioni delle forze di sicurezza egiziane. Per Mubarak, le violenze che hanno scosso il paese "sono un complotto per destabilizzare la società".

TELEGRAPH: "RIVOLTA PIANIFICATA CON USA"
- Le dichiarazioni di Mubarak troverebbero conferma in un file redatto il 30 dicembre 2008 dall’ambasciata americana al Cairo e reso noto dal Telegraph. Il quotidiano britannico ha infatti riportato che la rivolta egiziana era stata pianificata da tre anni, con il sostegno segreto degli Stati Uniti. I diplomatici di Washington avrebbero infatti incontrato un attivista del Movimento 6 Aprile, protagonista delle proteste di questi giorni "Diverse forze di opposizione (i partiti Wafd, Nasserite, Karama, Tagammu, i Fratelli musulmani, Kifaya, i Movimenti socialisti rivoluzionari)", si legge nel memo dell’ambasciatore Margaret Scobey, "hanno siglato un piano tacito per la transizione a una democrazia parlamentare, con una presidenza debole e un parlamento e un primo ministro forti, prima delle elezioni presidenziali del 2011".

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Commenti all'articolo

  • agix

    31 Gennaio 2011 - 08:08

    Scusate, ma qualcuno che ne sa d'economia ha calcolato cosa costerebbe la chiusura del canale di Suez?? Presumo che le ricadute sarebbero economicamente parlando peggiori delle guerre del golfo e delle torri gemelle messe assieme! Premetto che non sono ne un Fan dei complottisti tanto meno ho simpatie per gli estremisti, tuttaltro, però come diceva Andreotti... a pensar male ....... Allora in considerazione che la meno probabile delle scintille di questa rivolta sia stata la società civile egiziana, mi restano nella bilancia due ipotesi: Estremismo - Bin Laden - Alqeida ( non so come si scriva ) cercano d'islamizzare in senso estremistico l'egitto e contemporaneamente creano danni economici al mondo, oppure.... USA, destabilizzano economia, bloccano canale di suez, ripotenziano Panama ( che da anni è in declino ) e provano come in IRAQ e Afganistan ( speriamo in meglio ) a creare una rivoluzione cercando di portare la "democrazia " di parte in Egitto.... In ogni caso... bel casino

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  • lorisvioni

    31 Gennaio 2011 - 00:12

    Data la assoluta incompatibilità fra la religione mussulmana e la democrazia, nei paesi in cui si pratica tale religione l'unico modo per evitare la sharia - forma di governo datata Vecchio Testamento - e poter sviluppare uno stato "quasi" moderno, é da scegliere fra Monarchia assoluta o Dittatura, come Egitto, Tunisia, Marocco, Emirati, ecc. Purtroppo, per ora, in quei paesi nessuna democrazia come intendiamo noi, é in grado di resistere ai sostenitori dei regimi teocratici, Talebani e compagnia bella, se non con un robusto aiuto di militari che ne diminuisce inevitabilmente la qualifica di democrazia. Non c'é niente da fare: bisogna cambiare le teste. Ancora alcuni secoli di pazienza e poi forse . . .

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  • maxge

    30 Gennaio 2011 - 23:11

    Vi ricordo che la capitale di Israele è Gerusalemme, e il suo governo è alla Knesset, ubicata a Gerusalemme, capitale dello stato, quindi si parla del governo di Gerusalemme e non di Tel Aviv, frase tanto cara ai delegittimatori di Israele. Saluti

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  • ortensia

    30 Gennaio 2011 - 23:11

    Alla rivolta prendono parte anche i fratelli musulmani. Caduto questo governo militare laico potrebbe venirne istallato uno in cui vige la legge della Sharia con gravi implicazioni per gli stati della regione e non ultimo Israele. Poi c'é la grande incognita del traffico di petrolio nel canale di Suez. Se poi in Tunisia, Yemen, Egitto e magari anche in Giordania prevalesse il fanatismo musulmano ci potremmo trovare con una guerra molto vicina a noi. Questi sono i fatti di cui preoccuparsi altrochè Ruby e compagnia.

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