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"Marchionne, che boss": se lo dicono gli americani...

Wall Street Journal esalta l'ad Fiat per il successo Chrysler. Cgil e Fiom prendano appunti

"Marchionne, che boss": se lo dicono gli americani...
La patria di Sergio Marchionne non è l'Italia e nemmeno il Canada, ma gli Stati Uniti. O almeno, da quelle parti l'ad Fiat viene considerato più o meno un profeta. Merito dell'ottimo risultato di bilancio di Chrysler, che fa parlare l'autorevole Wall Street Journal di "rinascita" per uno dei gruppi storici dell'industria automobilistica a stelle e strisce, finita in ginocchio tra anni Novanta e Duemila e risollevata dall'acquisizione da parte del Lingotto nel 2009.
Il WSJ dedica a Marchionne un lungo ritratto e lo definisce il "boss" che "suda su ogni dettaglio". Un'opera certosina su "relazioni sindacali" (quanto sono lontane le contestazioni di Cgil e Fiom nostrane) e "l'offuscata reputazione" della compagnia. Il quotidiano-bibbia della finanza made in Usa cita anche casi concreti. Lo scorso mese, la manigliadel Dodge Charger lasciava filtrare un po' d'acqua mettendo a rischio il sistema elettronico di chiusura? Nessun problema, l'ad Fiat ha messo sotto torchio gli ingegneri, messi a lavorare senza sosta sul problema "E io - racconta lo stesso Marchionne - ho voluto essere informato ogni due ore su quella maledetta maniglia". Un approccio a metà tra l'autoritario e il severo padre di famiglia, che piace tanto agli americani e molto meno a una parte degli italiani.

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Commenti all'articolo

  • idleproc

    01 Febbraio 2011 - 19:07

    Che se lo tengano in fretta, prima che capiscano (gli ci vuole sempre tempo, sono lenti).

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  • zioBilio

    01 Febbraio 2011 - 17:05

    Gli americani sanno cogliere le occasioni che il mercato del lavoro propone. Da noi il parassitismo ideologico e statalista vorrebbe i quattrini ma, lavorando poco o non lavorando affatto, vorrebbe più garanzie di quante ne richiedono gli altri lavoratori europei, vorrebbe le certezze che una situazione internazionale incerta, non può loro dare, insomma, vorrebbe botte piena e moglie ubriaca. Condivido la scelta di quegli imprenditori che trasferiscono le loro produzioni all'estero, in Italia è impossibile lavorare, ormai sono anni se non decenni che è impossibile lavorare. Se avessi qualche anno di meno me ne andrei anch'io all'estero, sono stufo di chiacchiere , insulti, calunnie e zero fatti concreti ,nei confronti di coloro che hanno il solo desiderio di lavorare in pace. Auguri a tutti coloro che si sapranno rimboccare le maniche.Loro si che meritano di venire fuori dal guano!

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  • ubik

    01 Febbraio 2011 - 17:05

    Ti piace l'ammerica? In america per uno solo degli scandali emersi recentemente sulla prostituzione minorile, bigotti come sono, si finisce al gabbio... :)

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  • cinif

    01 Febbraio 2011 - 15:03

    Chi ha "le pa...e" ed è giovane è bene che emigri negli Stati Uniti. In Italia c'è ancora troppo comunismo e caste inviolabili.

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