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Mubarak si dimette, esplode la gioia in Egitto

Vince il popolo di piazza Tahrir, 500mila in festa. L'ex rais in fuga a Sharm. El Baradei: "Siamo stati liberati" / DIRETTA VIDEO

Mubarak si dimette, esplode la gioia in Egitto
Sono serviti diciotto giorni di proteste, ma alla fine hanno vinto i manifestanti. Il "Faraone", Hosni Mubarak, ha rassegnato le dimissioni. Da oggi non è più Presidente dell'Egitto. Nel primo pomeriggio la tv di Stato aveva annunciato un "importante comunicato": evidentemente, la decisione di lasciare il potere del Paese nordafricano era già stata presa da alcune ore. All'annuncio delle dimissioni di Mubarak, le migliaia di persone assiepate in piazza Tahrir sono scoppiate in un boato di gioia impressionante. Sventolio di bandiere, canti, applausi, clacson dalle auto: la folla non aspettava altro da diciotto giorni. In migliaia stanno accorrendo davanti al Palazzo presidenziale del Cairo: sede per 30 anni del regime di Mubarak, ora l'"ultimo faraone" non ci metterà più piede. Il vicepresidente Omar Suleiman ha annunciato che il potere passa nelle mani dei militari: secondo alcune fonti, questa decisione sarebbe stata presa dallo stesso Mubarak. L'ormai ex Presidente è fuggito a Sharm el Sheik: avrebbe deciso di dimettersi "per il bene del Paese".

EL BARADEI FESTEGGIA -
Ha sempre smentito le voci che lo volevano in politica, magari come prossimo presidente dell'Egitto. Eppure la folla lo ha incoronato come "leader morale" della rivolta e dell'opposizione. Il Premio Nobel Mohamed ElBaradei è il primo a commentare la storica decisione del rais di dimettersi: "Questo è il giorno più bello della mia vita, il Paese è stato liberato. Abbiamo aspettato per da decenni per questo giorno. Ora guardiamo avanti per lavorare con i militari per preparare libere e corrette elezioni. Penso ad un periodo di transizione di condivisione dei poteri tra l’esercito e il Popolo", dice.
Suleiman
, in tv, ha affermato: "A causa delle difficili circostanze che il Paese sta attraversando, il presidente Hosni Mubarak ha deciso di rinunciare alla posizione di presidente. Il presidente ha commissionato al concilio delle forze armate il controllo dello Stato".


Segui la diretta video da Al Jazeera International

MILITARI AL POTERE - Il vicepresidente Suleiman, parlando in tv, ha annunciato che il potere ora andrà nelle mani dei militari, che costituiscono uno degli eserciti più forti al mondo. A questo punto, fonti militari citate da Al Arabiya fanno sapere che a breve il Consiglio Supremo di Difesa, guidato dal ministro della Difesa, il maresciallo Mohammed Tantawi, annuncerà lo scioglimento due rami del Parlamento, le dimissioni del governo del premier Ahmed Shafiq e l’incarico al presidente della Corte Costituzionale di guidare il paese insieme ai militari. I Fratelli Musulmani, principale gruppo di opposizione a Mubarak, ha ringraziato l'esercito per aver "mantenuto le promesse" e per aver deciso di guidare il Paese fino alle elezioni.
Prima dell'annuncio delle dimissioni, i militari egiziani già promettevano libere ed eque elezioni presidenziali per i prossimi mesi dell'anno, rispondendo così positivamente all'appello di ElBaradei. Il leader dell'opposizione aveva oggi lanciato un appello alla transizione con l'aituro dell'esercito: "
L'Egitto esploderà. L'esercito deve salvare il Paese. Loro (Mubarak e il suo vice presidente Omar Suleiman, ndr) devono farsi da parte. Il popolo ha perso fiducia in loro".

LE REAZIONI - Tutto il mondo, ora come negli ultimi 18 giorni, guarda al Cairo. E i politici dei cinque continenti commentano quello che sta accadendo in Egitto. L'alto rappresentante per la Politica estera dell'Unione Europea, Catherine Ashton, ha affermato: "Mubarak ha ascoltato le voci del popolo egiziano e ha aperto la strada verso riforme più veloci e profonde. Adesso - ha continuato - è importante che il dialogo venga accelerato e porti a un governo con base ampia". Il presidente del Parlamento europeo Jerzy Buzek ha invece detto che il popolo egiziano vuole che il vecchio regime sia completamente demolito. "L'Europa - ha spiegato - valuterà i prossimi passi verso la soddisfazione delle richieste del popolo con l'abrogazione delle leggi di emergenza e mettendo fine a tutte le intimidazioni ai danni di giornalisti, difensori dei diritti umani e dissidenti politici".
Ban Ki-Moon, segretario generale dell'Onu, ha affermato che Mubarak "ha ascoltato la voce del popolo egiziano. Ora però è necessaria una transizione trasparente, ordinata e pacifica che risponda alle legittime aspirazioni del popolo egiziano include libere e credibili elezioni che portino alla rapida (istituzione) di un governo civile".
Secondo il premier britannico David Cameron, "l’Egitto ora ha l’opportunità di avere un governo che possa riunire le persone. Siamo pronti a dare il nostro sostegno in tutti i modi, riteniamo debba esserci un governo in grado di gettare le fondamenta di una società libera, aperta e democratica".
L’Iran interpreta le rivolte prima in Tunisia ed ora in Egitto come il segno del "risveglio islamico" nella regione: secondo il portavoce del ministero degli Esteri Ramin Mehmanparast, gli israeliani "viste le circostanze farebbero bene a tornare ai loro Paesi d’origine. Sta prendendo forma un nuovo Medio Oriente, non quello progettato dagli occidentali". Intorno alle 19:30, inoltre, parlerà il presidente degli Stati Uniti Barack Obama.

FESTA A BEIRUT, GAZA E TUNISI - Nel momento in cui le reti televisive panarabe hanno dato notizia delle dimissioni di Hosni Mubarak, la festa è esplosa anche a Beirut. Colpi di armi automatiche verso il cielo e fuochi d'artificio sono stati sparati alla periferia sud della Capitale libanese, tradizionale roccaforte degli Hezbollah. Anche la tv del movimento sciita filo-iraniano Al Manar ha interrotto le trasmissioni per annunciare "la caduta del dittatore collaborazionista" egiziano. Entusiasmo e decine di persone in piazza anche a Gaza. Scene di gioia anche a Tunisi, dove una rivolta simile a quella egiziana ha fatto cadere, nelle scorse settimane, il governo di Ben Ali.

MUBARAK A SHARM - Mentre in Egitto si scatenava il caos (nelle piazze del Paese ci sarebbe almeno un milione di manifestanti), il presidente egiziano Hosni Mubarak e i suoi familiari sono arrivati a Sharm el-Sheikh, località turistica del Sinai, dopo aver lasciato all’improvviso Il Cairo: lo riferisce Al-Arabiya, emittente televisiva di Dubai. In realtà sembra che il raìs sia diretto ad Abu Dhabi. Sembra inoltre che, nel pomeriggio, la tv di Stato pubblicherà un "comunicato importante" proveniente direttamente dalla Presidenza.

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Commenti all'articolo

  • VincenzoAliasIlContadino

    13 Febbraio 2011 - 18:06

    Il grande giornalista Giliano Ferrara ci si chiede: “ A chi toccherà dopo l‘Egitto? “ ” ovvio agli Egiziani, ma purtroppo credo che farà stessa fine dell’Urss, troppo e tragico non preparare la Democrazia che non era come si vede in Cina che alla fine, crollerà stupidi stì Cinesi, poiché in Urss v’erano le tessere che garantivano il minimo di sussistenza al Popolo delle Repubbliche, poi se per mangiare, provvedere da soli scavandosi le patate sotto il ghiaccio Russo “ spiegatomi da Elena Bonner moglie di Sacarov, proprio quando accompagnavo G. Ferrara al famoso camper di Craxi ”. Così sbagliato se non fosse così, la nomenklatura del Pcc, deve col suo establishment preparare il Popolo Cinese, per assumersi responsabilità che compete nella Democrazia, le redini del Paese. http://vincenzoaliasilcontadino.cannocchiale.it/ http://www.ilfoglio.it/soloqui/7731

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  • LuigiFassone

    12 Febbraio 2011 - 15:03

    Io spero che,appena si liberano dei fumi della soddisfazione (?) di essersi liberati da uno che avrà pure rubato ma li ha saputi preservare da islamici pericoli,codesti che pare non abbiano nulla da fare,se ne vadano a lavorare,senza mettersi nella capoccia l'idea di...emigrare in altri Paesi bagnati dallo stesso mare,il Mediterraneo...

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  • aronne

    12 Febbraio 2011 - 12:12

    Se la transizione non viene fatta bene, avremo un altro paese con la gente pronta a immolarsi a poche miglia dal nostro Paese. Meditate e non siate così felici delle rivolte in nord Africa: l'unico potere che può sostituire quello dei dittatori in quei posti è il potere religioso e sappiamo cosa può combinare (vedi Iran). Come mai non ho visto questa esultanza e lo stesso appoggio dai nostri media con le manifestazioni in Iran di un anno fa?

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  • ortensia

    12 Febbraio 2011 - 09:09

    Per il momento il potere rimane nelle mani dei militari. Ma c'é una incognita. Obama é figlio di un musulmano del Kenia, il suo secondo padre era musulmano, ha studiato in Indonesia in una scuola musulmana,ha fatto il famoso discorso proclamandosi musulmano. Vedremo se favorirà o ostacolerà l'avvento dei fratelli musulmani al potere in Egitto. Ma poi che cosa ce ne frega a noi? Non é forse vero che Francia o Spagna purché se magna?Il massimo che può succederci se l'onda musulmana ci travolgerà é di trovarci a pregare, le donne velate e separate dagli uomini, per 5 volte al giorno rivolti alla Mecca.

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