Cerca

Libia, i ribelli danno 72 ore a Gheddafi

L'opposizione: "Se Rais si dimette niente processo internazionale". Tripoli smentisce trattative. Nato/Usa: intervento militare, Roma e Mosca frenano

Libia, i ribelli danno 72 ore a Gheddafi
Da una parte, gli insorti confermano l'apertura e l'immediata chiusura di contatti con il regime. Dall'altra parte, Tripoli smentisce e parla di notizie "spazzatura" raccontate dai media di tutto il mondo. Quello che sta accadendo in queste ore in Libia è avvolto nel mistero, poche sono le dichiarazioni ufficiali. Una di queste è quella del portavoce della cosiddetta Coalizione del 17 febbraio, che raggruppa le forze di opposizione nella Libia orientale liberata: l'uomo, Mustafa Gheriani, ha svelato che effettivamente un piccolo avvicinamento c'è stato, ma ogni proposta è stata rigettata: "Sa dov'è l'aeroporto, e tutto ciò che ha bisogno di fare è andarsene e fermare la carneficina", ha detto Gheriani. I ribelli, dunque, insistono: prima di ogni trattativa, Gheddafi deve farsi da parte. Confermano poi, come già emerso da alcune dichiarazioni giunte in mattinata, che se il raìs dovesse lasciare il Paese entro 72 ore le opposizioni non chiederebbero un processo internazionale contro di lui. E questa è già una notizia importante, viste le voci sulle stragi e carneficine commesse nelle ultime settimane in Libia. Inoltre, il leader dell'opposizione ha aggiunto che i ribelli hanno "contatti indiretti con l'amministrazione americana", confermando così le voci circa la possibilità trapelati ieri che gli Stati Uniti possano fornire armi alle forze che si oppongono a Gheddafi.

LA SMENTITA - Gheddafi, però, non pare intenzionato a mollare. La tv di Stato di Tripoli ha negato qualsiasi tentativo di mediazione con i ribelli di Bengasi: sarebbero "prive di fondamento le notizie diffuse dalle spie che collaborano con i servizi segreti stranieri e che stanno a Bengasi secondo le quali il capo della rivoluzione avrebbe preso contatti con loro". Sta di fatto che il Colonnello è ancora con l'acqua alla gola. Umberto Bossi ha commentato con un misto di realismo e ironia: "Gheddafi è un gatto che sta affogando e si arrampica. La storia insegna che chi spara sulla sua gente finisce male. Ricordate Umberto I, fu ucciso". E sulla presunta richiesta di aiuto al rais per creare lo Stato di Padania, il Senatùr taglia corto: "Ma vi pare... - ha detto Bossi ai giornalisti fuori da Montecitorio -. Abbiamo tantissimi uomini e le armi si fanno in Lombardia".

LA REPRESSIONE - Martedì mattina sono riprese le rappresaglie del regime: ancora un raid aereo contro lo strategico centro petrolifero di Ras Lanuf, in Cirenaica, è stato effettuato dall'aviazione lealista fedele a Gheddafi. Le bombe sono state sganciate contro una postazione dei ribelli nel deserto, a circa 8 chilometri dalla città. Lo hanno riferito fonti giornalistiche presenti sulla scena, secondo le quali dal posto colpito si è levata un'enorme colonna di fumo. Il posto di blocco, aggiungono, appariva presidiato da un numero di miliziani inferiore rispetto a quello dei giorni precedenti. Un testimone ha riferito che le forze lealiste hanno ripreso al Zawiya, la città più vicina a Tripoli caduta in mano ai ribelli. Secondo la testimonianza i carri armati e i mezzi da combattimento di Gheddafi stanno girando per la città sparando in maniera casuale sulle abitazioni.

NATO E USA, PRONTI AD AZIONE
- La Nato, si è appreso lunedì (leggi la cronaca di giornata), è pronta all'intervento militare in Libia. Nel dettaglio, il primo passo sarebbe la creazione di una no-fly zone (ovvero, i cieli diventano non percorribili: in caso contrario i mezzi che sfidano il divieto internazionale vengono abbattuti). L'obiettivo è fermare la strage di civili che Muammar Gheddafi prosegue da tre settimane. Sulla possibilità di un intervento militare sono convenuti il segretario della Nato, Fogh Rasmussen, e il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama. Gli aerei radar americani Awacs già pattugliano il Mediterraneo.

OPERAZIONE -
Mentre la Russia si è detta contraria all'operazione, l'Italia, da par suo, ha fatto sapere di essere disponibile ad offrire le basi alla Nato, mentre ha già avviato i contatti con i ribelli. Il ministro degli Interni, Roberto Maroni, ha comunque sottolineato che, a suo parere, "l'intervento militare sarebbe un errore molto grave". Nella mattinata di martedì è diventato esecutivo il congelatmento dei beni del regime. La Ue ha esteso il blocco dei beni anche ai fondi sovrani, quali il Libyan Investment Authority (Lia), che detengono significative partecipazioni nelle economie più avanzate.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

Commenti all'articolo

  • paolopdlnomore

    21 Marzo 2011 - 10:10

    Ora che eravamo i primi partner al mondo della libia dovremmo andare a comprare il petrolio da (total- Elf) , Francesi e andare ad elemosinare il lavoro ai francesi. Bravi italiani! Io sono uno di quelli che e' stato invitato ala caserma dei carabinieri "salvo d'acquisto" per la festa dell' amicizia italo libica. Sono stato invitato in qualita' di imprenditore. Ho sempre votato per Berlusconi il quale si e' rivelato un vile meschino traditore che si e' fatto sopraffare dal terrorismo psicologico della opposizione interna italiana, ex-pacifisti per l'iraq e guerrafondai ora per la libia per evidenti ragioni di elettorato interno. Ho incontrato e parlato direttamente con il ministro la Rrussa e sottosegretario alla Difesa Crosetto ad Abu Dhabi all' inizio della rivolta libica. 1.Essi erano bene al corrente che NON vi e' stato nessun bombardamento di Gheddafi sulle persone 2.Essi erano bene al corrente che le fosse comuni erano foto di una normale sepoltura al cimitero di tripoli, poiche' confermato dal nostro ambasciatore Shioppa. 3.Il nostro ambasciatore Schioppa non e' mai stato intervistato in Tv. 4.Il ministro della difesa e' stato ben informato che la rivolta e' stata organizzata a Benghasi poiche' citta' di confine, con l' Egitto. E' da qui che sono entrate bande armate fino ai denti che hanno liberato le carceri di benghasi e preso il controllo dei palazzi di potere in 48 ore. 5.il nostro Ministero della Difesa e' ben al corrente (esiste la relazione del nostro AISE ex-sismi)che la rivolta e' stata Finanziata dal Qatar , attuata dai Servizi Segreti Francesi , con l'appoggio esterno della Cia. 6.La strategia ora e' quella di bombardare l'esercito libico per permettere ai ribelli/terroristi di prendere il potere, i Francesi hanno gia' il nome del pupazzo da mettere a comandare in libia sotto i loro ordini. 7.L' Italia era il primo partner al mondo con la libia. 8.A differenza dei Francesi questi sono i numeri che la libya ha dato all' Italia. ALCUNI CONTRATTI AZIENDE ITALIANE IN LIBIA: ENI : Valore estrazioni petrolifere e Gas : Stimato 50.000.000.000 Euro / anno IMPREGILO : Infrastruttre per circa 3.000.000.000 Euro / anno ANSLADO : Elettrificazione nuova linea ferroviaria circa 650.000.000. Euro FINMECCANICA : Joint Venture con Libya Investiment Authority per la fornitura di elicotteri per almeno 500.000.000 Euro SELEX SISTEMI INTEGRATI : Controllo Radar confini del sud : 300.000.000 Euro AZIENDE PRIVATE CI sono circa 2.000 Aziende Italiane in Libia con totale valori contratti per circa 4.000.000.000 Euro. Poiche' naturalmente la crisi in inghilterra e in Francia era risolvibile sono con il gas, petrolio e infrastrutture libiche era chiaro che prima o poi si sarebbe arrivato a questo. Ora, come l' Italia ha fatto in Iraq, stiamo dando le nostre basi e mandiamo i nostri aerei da guerra a mettere le bombe sulla testa di chi ci ha aiutato (vedi sopra) e ci ha fatti diventare il suo primo partner al mondo. ANZI NO! SCUSATE: CI DARANNO GLI IMMIGRATI – LA CASSA INTEGRAZIONE- CHIUSURA DELLE AZIENDA E DISASTRO DELL'ECONOMIA ITALIANA. Infatti se vinceranno ora ci toccherà' invece di comprare il petrolio e gas dall' ENI, questa ultima che lo prendeva direttamente lo dovra' comprare dai francesi, con buona pace dell'ecnonomia italiana e tasche del popolo italiano (che se lo merita). Non votero' piu' in italia, ho deciso di chiudere le mie aziende , i miei 2.000 dipendenti ora se ne andassero a chiedere lavoro ai francesi. Ps : dimenticavo : ieri ho chiamato un mio amico a tripoli, un missile cruisie e' caduto sopra una casa ha sterminato una famiglia che conosceva, mi ha detto per telefono che la testa di un bambino era bruciata e stava ancora fumando. I libici adesso c'e' l'hanno a morte giustamente con gli italiani. Bravi italiani, vili traditori, vigliacchi e autolesionisti.

    Report

    Rispondi

  • cuiprodest

    08 Marzo 2011 - 23:11

    gli americani sono veramente duri a capire ed a imparare la lezione. Hanno fatto morire migliaia e migliaia di persona in Vietnam ; hanno attaccato con una scusa banale l'Iraq, uccisi saddam, destabilizzato l'intera area da cui non sanno come uscirsene e dopo anni sono ancora nel pantano. Il tutto con migliaia di morti ! ora hanno aperto il fronte del Nord africa . Hanno sobillati alcuni facinorosi della Tunisia a contestare il regime e sono riusciti a coinvolgere la popolazione che ha cacciato " il dittatore ". Lo stesso hanno fatto in Egitto. Ma cosa è cambia in entrambe le popolazioni ? NULLA ! forse stanno peggio di prima. Adesso incoraggiano qualche migliaio di libici a ribellarsi al tiranno ma senza prospettare un futuro migliore per la popolazione . E' facile essere guerrafondai in casa d'altri. E' ora che gli americani la smettano una volta per tutte con le guerre e si dedichino allo sviluppo della democrazia di cui sono spesso positivo esempio

    Report

    Rispondi

  • Gheli

    08 Marzo 2011 - 22:10

    Chi sono i rivoluzionari in Libia? Chi! Sono libici? C'è qualche cosa che non quadra in tutta questa storia.

    Report

    Rispondi

  • autores

    08 Marzo 2011 - 21:09

    Si ha ragione,se fosse stato dapprima prevedibile l'amicizia a Gheddafi Berlusconi la faceva volentieri nel 1978- o molti anni ancora prima. Il popolo Libico non ha mai pensato di chiederlo,strano.

    Report

    Rispondi

Mostra più commenti

blog