Cerca

"Ha armi chimiche". Gheddafi, sinistra come con Bush

'Repubblica' usa contro il Raìs gli stessi argomenti sfruttati per l'intervento in Iraq / BORGONOVO

"Ha armi chimiche". Gheddafi, sinistra come con Bush
Il dittatore è pericoloso,  fa strame della democrazia e dei diritti umani, scava fosse comuni,  mette a rischio l’incolumità del nostro Paese. Il dittatore, un infido rais,  è come Hitler,  spara sulla folla. Ed è così terribile e crudele che possiede  armi chimiche, se non addirittura ordigni di distruzione di massa. Ergo, questo orrendo tiranno va assolutamente eliminato.

Di chi stiamo parlando? Sentiti i toni grondanti brivido e raccapriccio, si direbbe che il soggetto sia Saddam Hussein e che le accuse nei suoi confronti provengano da qualche assatanato neocon americano con l’elmetto in testa e la baionetta sul fucile. Invece no. L’interessato è Muammar Gheddafi e chi sul suo conto ne scrive di ogni sono i giornali progressisti, Repubblica in testa. Che il beduino di Tripoli sia personaggio tra i meno raccomandabili è fuori discussione. Però sfogliando i quotidiani delle ultime settimane sovviene una riflessione. A sinistra utilizzano contro di lui le stesse argomentazioni che la destra mondiale - in testa i fedelissimi statunitensi di George W. Bush - sfruttavano per giustificare l’intervento militare in Iraq e l’abbattimento di Saddam.

Ai tempi del demonio Bush, Repubblica si faceva beffe della cosiddetta «propaganda» filoamericana. Diceva che mancava la «pistola fumante», che le armi chimiche erano una frottola colossale e quindi la mobilitazione dei marines in Medio Oriente era un’invasione a tutti gli effetti, più che deprecabile. Adesso invece Daniele Mastrogiacomo scrive allarmato sul quotidiano di Ezio Mauro che Gheddafi potrebbe compiere qualche «gesto estremo», ad esempio «a tirare fuori le armi chimiche e usarle durante i bombardamenti». Esattamente come nel caso di Saddam, ci sono forti dubbi che gli ordigni letali siano davvero in possesso del rais. Tant’è che Mastrogiacomo ne accenna in fondo al suo articolo: «L’Aiea è convinta che in Libia non ci siano più armi di distruzione di massa». Però, avverte, l’agenzia internazionale di controllo «non sa nulla dei precursori chimici».

Come mai, ci chiediamo, l’incertezza sulle armi chimiche era sbandierata giornalmente nel caso dell’offensiva contro Saddam ma diventa un ottimo pretesto per intervenire contro Gheddafi? Non crediamo che a Repubblica importi molto dell’esportazione della democrazia o del rischio effettivo per l’Italia. Saddam era buono perché nemico di Bush e dei perfidi americani. Gheddafi invece era “amico” di Berlusconi, dunque bombardarlo diventa un dovere, in attesa di dare l’assalto alla villa di Arcore.

di Francesco Borgonovo

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

Commenti all'articolo

  • robe

    09 Marzo 2011 - 08:08

    Se ci pensa bene, quasi tutte le rivoluzioni, se non tutte, sono iniziate dall'azione di una piccola minoranza intellettuale, magari illusa. Poi se ne appropria il popolo e/o i leader populisti.

    Report

    Rispondi

  • lorisvioni

    08 Marzo 2011 - 16:04

    Non riesco ad immaginare la figuraccia che ci faremmo tutti (purtroppo anche noi del centrodestra) se alla fine dovesse vincere Gheddafi. Petrolio, investimenti libici in Europa, aziende europee, ed italiane in particolare, in Libia. Tutto da ricominciare da capo. Mi ricorda un po' Canossa. Speriamo che non vinca!

    Report

    Rispondi

  • raucher

    08 Marzo 2011 - 15:03

    Quello che lei dice è vero e concordo , compreso il fatto che il regime islamico dà , letteralmente , il pane quotidiano alla parte più povera della popolazione che quindi gliene è grata. L'Islam provvede all'elemosina , non a investimenti per migliorare le condizioni di vita. Tuttavia lei non ha citato un fatto che mi fa veramente arrabbiare: coloro che iniziarono la ribellione contro lo scià erano gli "intellettuali" l'equivalente ( non si arrabbi) della nostra gauche au caviar. Questi signori se la sono svignata e vivono allegramente negli USA perchè avevano le possibilità economiche e la preparazione culturale per andarsene, lasciando nella cacca i tapini . Ho letto molti libri di scrittori iraniani che vivono all'estero e parlano appunto della loro partecipazione alla rivoluzione. Il controsenso è che allora manifestavano contro lo Scià E CONTRO gli USA suo alleato. Ma ora nei vituperati USA ci vivono benissimo.

    Report

    Rispondi

  • ubik

    08 Marzo 2011 - 14:02

    ci da una mano contro i comunisti :)

    Report

    Rispondi

Mostra più commenti

blog