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Il terrorista di Lockerbie sfreccia a Tripoli con una Lamborghini

Fu scarcerato dalla Scozia perché "in fin di vita per un cancro". Intanto costruisce la sua super villa nella capitale

Il terrorista di Lockerbie sfreccia a Tripoli con una Lamborghini
Vive nel lusso più sfrenato a Tripoli, Abdel Basset al-Megrahi. Lui è l'ex agente dei servizi segreti libici condannato all'ergastolo per l'attentato di Lockerbie, in cui il 21 dicembre 1988 fece saltare in aria il volo Pan Am 103. Megrahi fu scarcerato nel 2009 dal governo scozzese, che giustifico il provvedimento adducento "ragioni umanitarie" poiché gli era stato diagnosticato un cancro terminale alla prostata che non gli avrebbe concesso "più di tre mesi di vita". Ora, però, vivo e vegeto, gira con una fiammante Lamborghini rossa, e la sua lussuosa villa è in costruzione in uno dei quartieri più esclusivi di Tripoli. L'indiscrezione è stata riportata dal quotidiano britannico Times, che ha ricordato come dietro la scarcerazione dell'attentatore ci fossero le pressioni del governo britannico su Edimburgo per poter ottenere un'importante concessione petrolifera per la Bp (British Petroleum), la compagnia responsabile della tragedia ambientale che ha sconvolto l'ecosistema del golfo del Messico la scorsa estate.

Si aggiunge così un nuovo capitolo all'agghiacciante vicenda dell'attentato di Lockerbie, tornata all'ordine del giorno pochi giorni fa, quando dopo le dimissioni per le atrocità commesse dal regime di Gheddafi, l'ex ministro della Giustizia libico ha dichiarato di avere le prove che "fu il Colonnello in persona a ordinare l'attentato al jumbo. La rivelazione è stata affidata ad un quotidiano svedese, e le parole confermerebbero i sospetti di sempre. "Aspettavamo la notizia da 23 anni", ha sottolineato bert Ammerman, fratello di una delle vittime.

Successivamente alle rivelazioni, i familiari delle vittime hanno chiesto al presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, di "ordinare una completa riapertura del processo per l'attentato". I familiari del velivolo esploso tra Londra e New York mentre sorvolava la Scozia, hanno ricordato come nel 2003 il governo libico aveva "formalmente promesso cooperazione all'Onu nell'inchiesta a patto che fossero revocate le sanzioni per il sostegno al terrorismo" di Gheddafi. Il regime ha però ignorato l'impegno.

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Commenti all'articolo

  • darkstar

    26 Settembre 2011 - 17:05

    ... se ti piacciono tanto i metodi di Israele perché non ti ci trasferisci ? Ci manca solo che in uno stato di polizia come quello italiano si legittimino gli assassini con la scusa della "sicurezza nazionale"

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  • ercole.bravi

    10 Marzo 2011 - 14:02

    normale che in presenza di petrolio o di ricchezze tangibili, il diritto vada a farsi benedire; domandarsi come mai per la Libia ci sia questo tremore sparso nel mondo occidentale, è inutile la risposta è ...petrolio; Iraq....petrolio e via elencando. se dovessimo ripetere le stesse situazioni con variazione di luogo, esempio somalia.....possono morire, delle banane possiamo farne a meno. Nella vita la fortuna di nascere in terra ricca di giacimenti, ti preserva dall'essere al di fuori dalle attenzioni, in caso di guerra civile. Certo, poi bisognerebbe comunque capire chi è il colpevole da punire, ma se uno ha gli assi in mano (leggasi pozzi petroliferi) allora puoi anche essere Giuda redivivo, e sicuramente diranno che in fondo in fondo hai tradito perchè tenevi famiglia. la finanza è la lebbra del secolo scorso ed attuale.

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  • pensiero37

    09 Marzo 2011 - 10:10

    Nè più nè meno dell'ex ministro De Lorenzo, quello, per intenderci, che intascò miliardi di tangenti dalle case farmaceutiche. Doveva morire, poverino, malato terminale com'era, che fu scarcerato. Sono passati 12 anni, egli gode di ottima salute. Nonostante abbia trasgredito al settimo comandamento, nemmeno la giustizia Divina ha potuto far nulla contro questo signore che al pari del povero Poggiolini, sverna ai caraibi. Italiani dalla memoria corta, l'unica persona con cui ce l'avete sempre è il Cavaliere. E' onesto tutto ciò?

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  • Giumaz

    09 Marzo 2011 - 10:10

    Se, anzichè un aereo americano, il fatto fosse successo su un aereo israeliano, un agente del Mossad avrebbe già sistemato la faccenda da tempo e senza clamore. Con una puntura della sostanza giusta o con un incidente stradale o domestico ben congeniati. E non avrebbe fatto altro che bene. Noi invece, europei e americani, siamo "umanitari", ci facciamo ammazzare a centinaia e per di più ci facciamo pure prendere per i fondelli, rilasciando dal carcere questa feccia di terroristi.

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