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Sarkozy, il nuovo raìs punta al petrolio L'Eliseo ci vuole rubare il piatto

Parigi guida i volenterosi nelle operazioni militari per mettere le mani sull'oro nero. All'Italia lascia i profughi

Sarkozy, il nuovo raìs punta al petrolio L'Eliseo ci vuole rubare il piatto
Messa ai minimi termini, non pare nemmeno una gran notizia: mezzo mondo, in testa americani e italiani, ha le tasche piene dei francesi. Nicolas Sarkozy, da quando la crisi libica è iniziata a precipitare, ha cominciato a sgomitare in maniera frenetica per assicurare alla Francia il ruolo di capofila della coalizione. Gli interessi francesi prima di tutto: una linea che sta innervosendo parecchio le cancellerie di Roma e Washington.

L’irritazione italiana è palpabile. In primo luogo pesa il dossier economico: in un quadro già non idilliaco (vedi alla voce scalate transalpine agli asset di casa nostra) la partita libica assume grande delicatezza: che Parigi miri a mettere le mani sui giacimenti libici è assodato, così come lo è che voglia farlo a danno degli interessi italiani. Da qui la fretta di Sarkozy di accreditarsi come liberatore (e di conseguenza come interlocutore privilegiato per il post-conflitto) degli oppositori di Gheddafi.
Una fretta che sconfina nella scompostezza. I primi raid aerei compiuti dall’aeronautica francese non sono stati nemmeno concordati con gli alleati. E i partner della Nato, che di fatto si sono trovati costretti a partecipare al vertice parigino messo in piedi sabato da Sarkozy per investirsi del ruolo di avanguardia delle operazione, non hanno gradito. Anche perché - forza del cromosoma - non è che i francesi si siano premurati di evitare il basso profilo.

Il vertice ristretto Francia-Usa-Uk, convocato dall’inquilino dell’Eliseo mentre gli altri leader mondiali erano ancora in volo verso Parigi, è stato vissuto dagli esclusi come una gradassata. A dare voce al malumore del nostro governo è stato ieri sera il sottosegretario alla Difesa Guido Crosetto il quale, dopo avere ricordato che «se Gheddafi ci attacca lo fa con jet francesi», ha definito «eccessivo» l’atteggiamento francese nei confronti della Libia. «Se alla fine si scoprisse», va giù più tranchant l’azzurro Osvaldo Napoli, «che il tutto era finalizzato a sostituire Eni con Totalfina nei contratti petroliferi allora si potrà dire che sotto le bombe di Tripoli è stata travolta anche l’ultima idea d’Europa».

Non bastasse questo, l’Italia è preoccupata anche per quanto riguarda l’emergenza umanitaria. Perché non è che Parigi sulla materia stia dando segnali di attivismo paragonabili a quelli forniti sul versante militare, anzi. Che la linea francese sia quella del “dove arrivano i profughi, lì è bene che restino”, fa venire il fondato sospetto che l’obiettivo di Parigi sia di massimizzare i profitti per sé scaricando i problemi altrove.

L’irritazione degli americani, invece, si concentra sugli aspetti militari. A Washington si guarda con fastidio agli inviti quotidiani che da Parigi giungono alla Nato perché non entri in gioco. Eventualità da cui la Francia in termini di prestigio e visibilità avrebbe tutto da perdere (nell’Alleanza è tra i Paesi che contano meno) e che azzererebbe le rendite di posizione costruite negli ultimi giorni. Pur di poter fare a meno di coinvolgere chicchessia, i francesi non si sono fatti problemi a forzare la mano. E che qualcuno scavalchi l’America nella gestione della macchina militare, già a Washington fa storcere il naso. Che lo facciano i francesi, poi.

di Marco Gorra

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Commenti all'articolo

  • yahuwah

    23 Marzo 2011 - 11:11

    euronews: "La Francia è stato il primo Paese ad aver riconosciuto il Consiglio Nazionale della Rivoluzione. Che cosa ne pensa e soprattutto qual è la sua opinione sul Presidente Sarkozy?" Saif Al-Islam Gheddafi: "Per prima cosa bisogna che Sarkozy restituisca alla Libia i soldi con cui ha finanziato la sua campagna elettorale. Siamo noi ad aver finanziato la sua campagna, abbiamo a disposizione tutti i documenti e siamo pronti a renderli pubblici. Ecco la prima cosa che chiediamo a questo pagliaccio: ridarci i soldi del popolo libico. Ci hai deluso: ridacci il nostro denaro. Abbiamo ogni dettaglio: conti bancari, documenti, operazioni di trasferimento e presto riveleremo tutto." Copyright © 2011 euronews

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  • TOM_

    22 Marzo 2011 - 10:10

    Desta davvero impressione l'immagine del presidente francese, un uomo piccolo, sempre abbronzato, rasato e pettinato, che annuncia al popolo l'inizio di una sorta di crociata di liberazione. Dev'esser stato facile per lui ottenere una iniziale approvazione internazionale cavalcando l'onda dell'indignazione mondiale di fronte al sangue versato in Libia negli ultimi mesi. Dev'esser stato altrettanto facile ottenere la risoluzione 1973 dell'ONU, vista anche la pessima reputazione che il colonnello libico si è guadagnato nel corso di 40 anni di regime. E' stato tutto così facile, certo. Ma il difficile viene ora: adesso che la Francia ha iniziato a tirare tutte queste bombe made in France sulle teste di quei poveracci, l'orrenda sensazione di un perseguimento di interessi, anch'essi piccoli e probabilmente sopravvalutati, comincia a prendere piede. E, di fronte a questo scenario, le iniziali motivazioni appaiono come un orrendo spot pubblicitario.

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  • Marco40

    22 Marzo 2011 - 09:09

    non ci danno neppure piu' quella possibilita'.

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  • herbavoliox

    22 Marzo 2011 - 09:09

    Non capisco come mai Napolitano è a favore di questa guerra mentre per altre si dimostra contrario e vuole il ritiro delle truppe. Qualcuno mi spiega quali sono le differenze tra una guerra e l'altra? Le persone sono uguali ovunque o la differenza la fa il sottosuolo? Un'italiana che per dirla alla "costituzionale" ripudia la guerra. Tiriamo in ballo questo articolo a comando e solo quando ci fa comodo non è corretto: o si ripudia o non si ripudia!!! Siamo chiari almento in questo. Abbiamo bisogno di punti fermi e di certezze.

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