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Egitto, scontri: 2 morti. Premier: 'Vertice emergenza'

Cairo, torna alta la tensione a piazza Tahrir. Decine di feriti. Mandato d'arresto per il braccio destro di Mubarak

Egitto, scontri: 2 morti. Premier: 'Vertice emergenza'
L'Egitto torna campo di battaglia: due dimostranti sono morti per le ferite riportate durante lo sgombero forzato nella notte di piazza Tahrir, al Cairo, dove centinaia di persone si erano accampate dopo l’oceanica manifestazione di venerdì. Altre tredici persone sono state ricoverate in ospedale, per lesioni da arma da fuoco.  Lo si apprende da fonti mediche. Un mandato d'arresto è stato emesso contro Ibrahim Kamel, braccio destro di Mubarak, per aver fomentato le proteste. Il premier egiziano ad interim, Essam Sharaf, ha convocato "d'urgenza" un vertice con le forze armate, il maresciallo Hussein Tantawi. Lo ha riferito il sito Youm 7, che cita fonti ufficiali. E' probabile che al summit si discuta della situazione nel Paese alla luce delle nuove violenze.

CAOS IN PIAZZA - Non è ancora chiaro chi abbia aperto il fuoco ad altezza d’uomo: l' Esercito egiziano ha affermato che gli agenti della sua polizia si sono limitati a sparare colpi di avvertimento in aria, e comunque con proiettili a salve. La stessa versione è stata confermata anche da alcuni partecipanti al raduno di protesta. Altri invece hanno accusato apertamente i militari di aver esploso i colpi con l’intenzione di uccidere.  Ancora in mattinata in un angolo della vasta spianata, nel cuore della capitale dell’Egitto, era ben visibile al suolo una vasta pozza di sangue.  Nella manifestazione dopo la preghiera del venerdì, la più imponnte dell’ultimo mese, era stata chiesta l’incriminazione dei gerarchi del vecchio regime, a cominciare dall’ex presidente Hosni Mubarak, fuggito a Sharm-el-Sheikh l’11 febbraio. Un autobus per il trasporto delle truppe bruciava su piazza Tahrir, dopo una notte di battaglia tra manifestanti ed esercito. Diverse ambulanze sono arrivate sulla piazza che fu l'epicentro delle proteste che portarono l'ex presidente Hosni Mubarak a lasciare il potere. Piazza Tahrir è stata completamente sigillata dalle forze armate, che si sono servite anche di filo spinato. L'esercito ha poi affermato che la situazione è sotto controllo, mentre altre fonti, non confermate, riferiscono di due o tre manifestanti uccisi.

"SPARI SULLA FOLLA" - I mezzi in fiamme si trovavano sul lato della piazza prossimo al palazzo della Lega araba: da questi si levava una fitta colonna di fumo. Secondo quanto riferito dai manifestanti, inoltre, l'esercito avrebbe cominciato a sparare per disperdere la folla che è rimasta sulla grande piazza simbolo della rivoluzione anche dopo l'inizio del coprifuoco alle 2 del mattino, ora locale, in seguito alla mega manifestazione di venerdì nella quale è stato chiesto un processo rapido per Mubarak e la sua famiglia.

IL FEDELISSIMO DI MUBARAK - II militari egiziani hanno spiccato un mandato d’arresto contro Ibrahim Kamel, braccio destro dell’ex presidente Hosni Mubarak. Kamel è contestato per aver orchestrato le proteste a Piazza Tahrir. Il fedelissimo di Mubarak, tycoon ed ex esponente del Partito nazionale democratico (Pnd), è accusato insieme ad alcuni suoi collaboratori di “instigazione e teppismo”, come si legge in una nota dell’esercito. Ma l’uomo, smentisce ogni suo coinvolgimento. “Non ho nulla a che fare con gli episodi di questa notte - ha detto - Non ho neanche notizia di questo mandato d’arresto”. Kamel è  stato accusato anche di aver organizzato, durante le proteste di gennaio, alcuni attacchi contro i manifestanti, ricorrendo a cavalli e  cammelli lanciati a gran velocità contro la folla. “Sono già stato   interrogato sulla quella vicenda e sono stato rilasciato”, ha detto,   ricordando anche di aver lasciato il Pnd “fin dalle dimissioni di   Mubarak”. Puntando il dito contro Kamel e altri esponenti del Pnd, i   militari parlano nel comunicato di “incitamento alla violenza e al disordine in Piazza Tahrir”.

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Commenti all'articolo

  • raucher

    11 Aprile 2011 - 21:09

    Mi sono sentito dire che la nostra religione è ridicola, degna di un popolo molliccio, porgi l'altra guancia, uno spasso, che risate.Loro sì che hanno una religione combattiva, quindi positiva. La tolleranza è una barzelletta della quale approfittano consapevolmente a man bassa deridendoci.Così come deridono, pur usandoli, gli angioletti della chiesa cattolica che si affannano ad aiutare. Che sia ora di smetterla con le belle parole " tolleranza, buonismo, politicamente corretto, accoglienza, ", ecc? Forse essere politicamente SCORRETTI servirebbe a farci rispettare , almeno a casa nostra.

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  • tigrin della sassetta

    11 Aprile 2011 - 18:06

    ma quelle sulla possibilità di evoluzione positiva degli egiziani sono pie illusioni: gettare agli straccioni qualche moneta, distribuire generosamente molti calcinculo e concedere di quando in quando la speranza di un bel saccheggio è e sarà sempre l’unico sistema di governo compatibile con il cranio islamico in generale ed arabo in particolare. L’Egitto non fa eccezione e finché i fellahim saranno buoni musulmani verranno ineluttabilmente guidati con il criterio appena descritto. Cordialità. Anima cattiva

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  • aldisopra

    09 Aprile 2011 - 13:01

    Sarebbe stato meglio se fosse restato re Faruk,egli Viveva e lasciava Vivere.

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  • vgrossi

    09 Aprile 2011 - 12:12

    Che pensare ad una democrazia occidentale ottenibile in meno che parecchie generazioni nel mondo mussulmano è una gradevole illusione, ammesso che ci si arrivi. La democrazia occidentale deriva, lo si voglia o meno, direttamente dal pensiero greco, dalla polis, ed i greci almeno lo intuivano quando si sono opposti a Serse, erano due mondi senza possibilità di conciliazione. Cosa succederà nel mondo mussulmano è un mistero, anche perchè le soluzioni storiche, il califfato piuttosto che il sultanato sono poco percorribili per via della necessità vitale che poi le popolazioni meno economicamente arretrate hanno di esser a contatto con l' Occidente. In afganistan è facile esser talebani. In Egitto meno: lo si può essere solo pagando un ritorno alla fame atavica che è difficile quando si è provata una prosperità anche minima secondo i nostri metri. L' unica soluzione pragmatica a breve è la mano MOLTO pesante degli eserciti locali.Che, naturalmente, sposta solo la questione di qualche anno.

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