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Rivoluzione Cuba Fidel Castro lascia il partito

Cambiamenti sull'isola socialista. Il lider maximo rifiuta ogni carica nel partito. E Raul apre alle liberalizzazioni

Rivoluzione Cuba Fidel Castro lascia il partito
La rivoluzione a Cuba è finita. Anzi, inizia ora. Dopo 52 anni di potere, Fidel Castro ha detto ufficialmente addio al Partito Comunista Cubano (Pcc), chiedendo di non fare parte del nuovo Comitato centrale. Dal 2008, di fatto, il lider maximo era spettatore nella vita politica del Paese, insieme alla Corea del Nord ultimo baluardo dell'economia socialista: dopo aver lasciato la carica di presidente al fratello Raul per gravi problemi di salute, però, il dittatore aveva mantenuto il prestigio, tutto cubano, del padre nobile della Nazione. Ma adesso, evidentemente, giunto a quasi 85 anni, l'ex braccio destro di Che Guevara s'è stancato di portare il vessillo della revolucciòn. "Credo di aver ricevuto ormai abbastanza onori - ha scritto in un articolo -. Non avevo mai pensato di vivere cosi a lungo". Raul "sapeva che io non avrei accettato alcun incarico nel partito, era stato lui a continuare a chiamarmi primo segretario e Comandante in capo, cariche che io ho delegato quando mi sono ammalato" nel 2006. Con l'addio al partito è anche tempo di bilanci: "Sono stato quasi costretto a diventare primo ministro nei primi mesi del 1959" e "non mi sono mai preoccupato su quanto tempo sarei rimasto" al potere. Di questo, molti cubani se n'erano già accorti senza doverlo leggere.

L'AVANA RESPIRA - Che l'aria a L'Avana stia cambiando si capisce anche dall'apertura, mai tanto palese, di Raul Castro all'economia liberista. Il Congresso del Pcc ha infatti approvato le riforme economiche proposte dal presidente con l'obiettivo di "rinnovare" l'economia socialista del paese. E rinnovare, in una dittatura, significa dare l'ultimo colpo di piccone. I mille delegati hanno approvato all'unanimità il pacchetto che mira ad aumentare la produttività di Cuba e rilanciare l'economia. Si prevede un'accelerazione nell'apertura all'iniziativa privata già avviata negli ultimi anni nello stato comunista: finora 130mila contadini hanno ricevuto appezzamenti di terra e sono state concesse 171mila licenze per l'apertura di piccole imprese. Il governo cubano prevede che per il 2015 1,8 milioni di cubani - su un totale di 5 milioni di forza lavoro - saranno impegnati nel settore privato.

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Commenti all'articolo

  • marth

    19 Aprile 2011 - 20:08

    Ha ha ha! Niente bidonvilles a Cuba, ha ha ha! Dignitosa povertà, ha ha ha! Analfabetismo sconosciuto, ha ha ha! ...Si vede che i due milioni di cubani arrivati in Florida aggrappati a qualunque cosa galeggiasse erano tutti appassionati di sport estremo! Voi comunisti! Siete uno spasso! Avete un talento naturale alla comicità,Ha ha ha!

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  • leonardobalda

    19 Aprile 2011 - 17:05

    Ma almeno sai di cosa parli?! Cuba ha un'estesa alfabetizzazione (in percentuale maggiore anche del nostro paese), un indice di mortalità infatile molto basso, soprattutto se confrontato con gli altri paesi centro e sud americani, non ci sono baraccopoli, questo solo per ricordarti alcune delle cose positive che ha portato la rivoluzione cubana. Poi che siano poveri certo, ma lo sono dignitosamente e soprattutto la povertà è causa diretta dell'embargo statutinense, altro che della politica socialista.

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  • Lillognogna

    19 Aprile 2011 - 16:04

    Questa notizia ci riempie di speranza. Forse un giorno non troppo lontano riusciremo a liberarci di berlusconi!

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  • satanik

    19 Aprile 2011 - 16:04

    Speriamo che lasci anche il nostro....

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