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La Russa in guerra (col vocabolario): sgancerà bombe, però "non ultronee"

Dichiarazione pirotecnica del ministro: "Missili in difesa dei civili". Per lui l'unico bombardiere è Mou... / MAINIERO

La Russa in guerra (col vocabolario): sgancerà bombe, però "non ultronee"
Se anche uno come lui, che di solito parla chiaramente, comincia a litigare con le parole, allora non possono esserci più dubbi: la guerra in Libia, partita male, sta finendo ancora peggio. Dal punto di vista militare e politico. E persino da quello lessicale. Dichiarazione del ministro Ignazio La Russa alle Commissioni Difesa ed Esteri di Camera e Senato: «L’impiego delle nostre forze aeree sarà nel pieno rispetto della Risoluzione 1973 dell’Onu». E fin qui nulla di nuovo: la Risoluzione c’è e detta la linea. L’Italia si attiene e il ministro spiega meglio: «L’impiego delle nostre forze non è ultroneo rispetto all’obiettivo di difesa della popolazione civile libica».
Dal vocabolario: “ultroneo”, cioè spontaneo, volontario, di propria iniziativa. Possibile mai che quest’impiego sia non volontario? Impossibile. Infatti “ultroneo” ha anche un altro significato, in parte improprio, avvertono i dizionari, ma largamente diffuso: cosa estranea o superflua, che va oltre i limiti di quanto è necessario o richiesto.
Abbiamo capito tutto: c’erano una volta le bombe intelligenti, che ogni tanto diventavano cretine e facevano un massacro non voluto. Ora, almeno in Libia, ci sono pure le bombe ultronee, quelle, non sappiano se intelligenti o cretine, colte o incolte, che prima di cadere al suolo chiedono il permesso alla Risoluzione 1973 dell’Onu: scusi tanto, egregia Risoluzione, secondo lei, se esplodo in quel posto lì, sono ultronea o non ultronea? Ottenuto il marchio doc, inultroneità di origine controllata, la bomba cade e fa una strage, che però nessuno al mondo potrà mai considerare una strage. Ovvio, la bomba non era ultronea.
Ricapitolando. In Libia c’è una guerra, distruzioni, morti, feriti e tutto ciò che le guerre solitamente comportano. E sembra, purtroppo, una barzelletta. I nostri aerei sganceranno bombe, che come tutte le bombe, anche quelle lanciate a fin di bene, faranno un gran male a colpevoli e innocenti. E dirlo è vietato. Più passano i giorni e più l’intervento militare si dimostra, com’era facile prevedere, un intervento sbagliato. Siamo nel pantano, infognati in una rivolta che non ci doveva riguardare. E per non ammetterlo entriamo in guerra persino con il vocabolario. Noi, che in certe cose siamo da sempre esperti. E persino gli americani, che fino a ieri spaccavano il mondo in due, buoni e cattivi, bianco e nero, e che ora scoprono tutte le sfumature del grigio, saccheggiando i dizionari e facendo ridere per le loro peripezie semantiche. Cose che capitano quando bisogna far convivere un premio Nobel per la Pace come Obama con ben tre guerre (Iraq, Afghanistan e Libia).
Da notare: alla Casa Bianca non hanno mai parlato apertamente di guerra. Messi alle strette,  hanno spiegato: è un’azione militare limitata nel tempo e negli scopi. Viste le perplessità, hanno spiegato meglio: quello che stiamo facendo è rafforzare una Risoluzione dell’Onu. Ovviamente, ciò comporta anche un’«azione cinetica militare». I Premi Nobel non fanno guerra, non lanciano bombe. Dicono o fanno dire che non vogliono ammazzare Gheddafi, e poi gli bombardano la casa. I premi Nobel non sono i gendarmi del mondo. Loro hanno una strategia sofisticata: «leading from behind», come ha spiegato il New Yorker, cioè guidare da dietro, presumibilmente con un’azione cinetica e forse anche con bombe non ultronee. E chissà perché, con ordigni così buoni e leader così pacifici, in Libia si muore. Deve essere colpa del vocabolario. Quello vecchio, forse scritto da Gheddafi.
P.S. Dobbiamo rettificare: le bombe vere esistono. Ha detto ieri La Russa parlando di calcio, semifinale di andata di Champions League tra Real e Barcellona: «Nelle due partite vince Mou, lui che può bombarda il Barca». Mou è Mourinho, l’unico al mondo che fa la guerra.

di Mattias Mainiero

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Commenti all'articolo

  • roberto19

    roberto19

    29 Aprile 2011 - 14:02

    quanno se dice che la guera è guera ( quella co una sola ere) nun c'è so confini, nemmeno quelli der ... lessico! Aho .... PS: complimenti al caricaturista!

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  • angelo.ally

    29 Aprile 2011 - 07:07

    Finalmente il camerata la russa ha realizzato il suo sogno, finalmente una guerra vera, non piu' i soliti giochi con i soldatini e gli indiani, ora aerei veri con piloti veri con bombe vere e morti veri.... Evviva evviva il la russa ha realizzato il sogno della sua vita !!!!!!!!

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  • beppazzo

    29 Aprile 2011 - 00:12

    Comunque Larussa mettettelo alle pari opportunità e la garfagna alla difesa

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  • Dieguz99

    28 Aprile 2011 - 20:08

    Sono quasi 20 anni che difendete a spada tratta, spesso contro ogni logica le stron… che spara e giustificate il suo comportamento maleducato, offensivo e rissoso. Adesso lo condannate per l’uso del vocabolo ultroneo! - La Russa è avvocato e, da principe del foro qual era (ve lo immaginate?) può permettersi il lusso di usare un termine forense. Se sostituiamo “ultroneo” con uno dei suoi (anche se impropri) significati, “che va oltre”, possiamo vedere che la frase del ministro è chiara e lineare: “L’impiego delle nostre forze non andrà oltre l’obiettivo, che è la difesa della popolazione civile libica”.

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